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Trump: “Governeremo in Venezuela fino a che sarà necessario, ci riprendiamo i pozzi”

(afp)

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Il presidente con Rubio ed Hegseth: “Poi parleremo anche di Cuba”. Stoccata a Putin: “Sono deluso, sta uccidendo troppe persone”
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NEW YORK – La faccia era quella di Donald Trump, ma le parole pronunciate dopo l’arresto di Nicolas Maduro potevano essere uscite dalla bocca di Bush figlio, all’apice dell’euforia neocon finita come sappiamo in Iraq e Afghanistan: «Governeremo il Venezuela fino a quando sarà necessario». E poi le mani sul petrolio, con una sfacciataggine che nemmeno il presidente più interventista del secolo in corso si sarebbe sognato, parlando dei pozzi di Bassora. Per non parlare poi della Dottrina Monroe sotto steroidi, l’avvertimento a Cuba «di cui dovremo parlare», o il fastidio per l’amico a corrente alternata Putin, perché «uccide troppa gente» in Ucraina. Persino i sostenitori più accaniti del movimento Maga faticano ormai a riconoscere il capo della Casa Bianca eletto grazie allo slogan “America First”, a meno che non abbia ragione lui ad aver scoperto che gli interessi dell’America si curano riaffermando la sua leadership globale, giusto o sbagliato che sia il modo in cui lo fa.

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NEW YORK – La faccia era quella di Donald Trump, ma le parole pronunciate dopo l’arresto di Nicolas Maduro potevano essere uscite dalla bocca di Bush figlio, all’apice dell’euforia neocon finita come sappiamo in Iraq e Afghanistan: «Governeremo il Venezuela fino a quando sarà necessario». E poi le mani sul petrolio, con una sfacciataggine che nemmeno il presidente più interventista del secolo in corso si sarebbe sognato, parlando dei pozzi di Bassora. Per non parlare poi della Dottrina Monroe sotto steroidi, l’avvertimento a Cuba «di cui dovremo parlare», o il fastidio per l’amico a corrente alternata Putin, perché «uccide troppa gente» in Ucraina. Persino i sostenitori più accaniti del movimento Maga faticano ormai a riconoscere il capo della Casa Bianca eletto grazie allo slogan “America First”, a meno che non abbia ragione lui ad aver scoperto che gli interessi dell’America si curano riaffermando la sua leadership globale, giusto o sbagliato che sia il modo in cui lo fa.

Trump ha prima annunciato l’operazione sui social, come si addice al nostro tempo, e poi l’ha esaltata e spiegata a Mar a Lago, affiancato dal segretario di Stato Rubio e il capo del Pentagono Hegseth. Prima di tutto il buio, creato sopra Caracas per facilitare l’arresto. Poi l’umiliazine dell’avversario, che «aveva cercato di fare un accordo, ma io non ho voluto». E colto di sorpresa nel cuore della notte, ha fallito il rifugio in una camera blindata: «Era tutta d’acciaio, ma non è riuscito a chiuderla perché i nostri ragazzi sono stati veloci». I militari erano pronti a «un secondo attacco più forte, ma non è servito».

Ora «governeremo il Paese fino a quando non ci sarà una transizione sicura e corretta per il popolo venezuelano. Non vogliamo che si ripresenti la stessa situazione che abbiamo avuto per un lungo periodo di anni. Vogliamo pace, libertà e giustizia per il grande popolo del Venezuela». La vicepresidente Delcy Rodriguez, nonostante lei abbia smentito, «è essenzialmente disposta a fare ciò che riteniamo necessario per Make Venezuela great again». I dettagli non sono chiari, ma «ci sarà un gruppo, assicureremo che il governo andrà avanti in maniera corretta». Nel frattempo «ci riprenderemo le nostre infrastrutture petrolifere, miliardi di dollari ci saranno rimborsati e faremo fluire il greggio dove dovrebbe andare». Perché Caracas «ha sequestrato e venduto unilateralmente petrolio americano, beni americani e infrastrutture americane, costandoci miliardi e miliardi di dollari. Uno dei più grandi furti di proprietà americana nella storia del nostro Paese». Lo sfruttamento verrà affidato alle compagnie americane e chissà cosa sarà dell’Eni.

Più difficile invece che Maria Corina Machado sia la prossima presidentessa, perché l’ha urtato prendendosi il Nobel per la pace, oppure per non bruciarla dando l’impressione che sia il pupazzo di Washington. La bocciatura è comunque pesante: «Sarebbe molto difficile per lei essere il leader. E’ una persona carina ma non ha il sostegno o il rispetto del Paese». Quanto a Maduro, come ha spiegato Rubio, «è stato incriminato nel 2020 negli Usa, non è il presidente legittimo del Venezuela».

Trump ha usato la Dottrina Monroe per giustificare l’attacco: «L’America vuole assicurare con la sua strategia di dominare l’emisfero occidentale-settentrionale del mondo e il nostro dominio non sarà più messo in dubbio». Il neo interventismo però non si ferma qui: «Cuba è un paese che sta fallendo e noi vogliamo aiutare la popolazione cubana. E’ qualcosa di cui finiremo per parlare». Allo stesso modo il presidente della Colombia Petro dovrebbe «guardarsi il didietro», mentre «non ho mai parlato di Maduro con Putin, ma sono deluso perché sta uccidendo troppe persone».

Convitato di pietra l’Iran, che potrebbe diventare il prossimo bersaglio. Un interventismo unilaterale magari pensato come avvertimento per il cinese Xi, che però ora potrebbe sentirsi invece giustificato ad imitarlo.

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