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Il blitz Usa in Venezuela minaccia gli interessi cinesi, Pechino: “Saranno protetti dalla legge”

L'incontro tra Maduro e l'inviato cinese Qiu Xiaoqi a Caracas poco prima del blitz Usa in Venezuela 

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Da oltre trent’anni la Cina sta acquisendo influenza sull’intera regione, diventando il principale partner commerciale di molti Paesi, soppiantando gli Stati Uniti. Ora però potrebbero esserci possibili battute d'arresto, soprattutto per quanto riguarda i progetti della Via della Seta in America Latina
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PECHINO – Sarà pure il “cortile di casa” degli Stati Uniti, ma la Cina all’America Latina non intende rinunciare. Una presenza - economico-commerciale-tecnologica - che si è intensificata nell’ultimo quarto di secolo proprio per rosicchiare influenza a Washington. Ora però che Donald Trump colpisce il Venezuela, i calcoli di Pechino vengono disturbati: l’attacco americano tocca gli interessi cinesi non solo a Caracas ma rischia di danneggiare quelli in tutto il continente latinoamericano. Le mosse dell’inquilino della Casa Bianca sono, anche, un messaggio per Xi. Sebbene Pechino in questa crisi veda delle opportunità.

Sul Venezuela, dopo la condanna espressa sabato in merito alle azioni statunitensi (“atto egemonico che minaccia la pace e la sicurezza di tutta l’America Latina”), il ministero degli Esteri cinese ha rincarato la dose il giorno successivo e pure oggi: “Invitiamo gli Stati Uniti a garantire la sicurezza personale del presidente Maduro e di sua moglie, a liberarli immedi…

PECHINO – Sarà pure il “cortile di casa” degli Stati Uniti, ma la Cina all’America Latina non intende rinunciare. Una presenza - economico-commerciale-tecnologica - che si è intensificata nell’ultimo quarto di secolo proprio per rosicchiare influenza a Washington. Ora però che Donald Trump colpisce il Venezuela, i calcoli di Pechino vengono disturbati: l’attacco americano tocca gli interessi cinesi non solo a Caracas ma rischia di danneggiare quelli in tutto il continente latinoamericano. Le mosse dell’inquilino della Casa Bianca sono, anche, un messaggio per Xi. Sebbene Pechino in questa crisi veda delle opportunità.

Sul Venezuela, dopo la condanna espressa sabato in merito alle azioni statunitensi (“atto egemonico che minaccia la pace e la sicurezza di tutta l’America Latina”), il ministero degli Esteri cinese ha rincarato la dose il giorno successivo e pure oggi: “Invitiamo gli Stati Uniti a garantire la sicurezza personale del presidente Maduro e di sua moglie, a liberarli immediatamente e a cessare ogni tentativo di rovesciare il governo”, dice, definendo l'operazione Usa “una flagrante violazione del diritto internazionale”. "Gli interessi cinesi in Venezuela saranno protetti dalla legge". L’agenzia di stampa statale Xinhua in un editoriale scrive: “Quando la ‘legge della giungla’ sostituisce le norme internazionali, nessuna nazione sovrana è al sicuro”.

Pur senza menzionare direttamente gli Usa e la situazione in Venezuela, ha parlato anche il leader Xi: "In un mondo afflitto da cambiamenti e caos, gli atti unilaterali e prepotenti stanno minando gravemente l'ordine internazionale", ha affermato durante l'incontro con il premier irlandese Micheal Martin a Pechino. Aggiungendo che "i grandi Paesi dovrebbero dare l'esempio nel rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite".

La Cina è il principale acquirente di petrolio del Venezuela, anche se il greggio venezuelano rappresenta solo circa il 4% delle importazioni totali cinesi. Ben prima dell’attacco Usa Pechino aveva ridotto i prestiti e gli investimenti a Caracas e dunque, sostiene qualche analista, l’esposizione cinese a questo scossone potrebbe essere limitata. Altri, invece, sottolineano possibili battute d'arresto, soprattutto per quanto riguarda i progetti della Via della Seta nell’intera regione sudamericana. “Se il regime cambiasse o il Paese precipitasse nel caos, ciò comprometterebbe la capacità del Venezuela di ripagare i prestiti cinesi”, dice al South China Morning Post Cui Shoujun, professore all'Università Renmin di Pechino.

La Cina ha investito ingenti somme in Venezuela durante gli anni del boom petrolifero degli anni 2000, concedendo oltre 60 miliardi di dollari in prestiti e linee di credito garantiti da forniture di greggio. Ma quando i prezzi del petrolio sono crollati e l'economia venezuelana è entrata in crisi, Pechino ha silenziosamente chiuso i rubinetti, spostando la sua attenzione dai nuovi progetti al recupero dei propri soldi. Pechino condanna le prepotenze Usa, ma non muoverà un dito per difendere Maduro: la Cina si presenta come un partner economico, non di sicurezza.

Dopo la riduzione degli investimenti a Caracas, il peso del Venezuela per la Cina ha perso rilevanza rispetto ad altri partner regionali, come Brasile, Cile, Perù o Messico. Nel breve termine, l’attacco Usa a Caracas “conferisce alla Cina una vittoria propagandistica come difensore del diritto internazionale”, sostiene Ryan Hass, direttore del China Center presso la Brookings Institution di Washington. È proprio questa narrativa contro l’unilateralismo e bullismo statunitense che permette a Pechino di rafforzare la propria immagine tra i Paesi del Sud Globale e che gli può tornare utile in un contesto di rinnovata rivalità con gli Usa per l’influenza in America Latina.

Pur senza menzionare la Cina, nella Strategia di sicurezza nazionale di Trump il riferimento all’avanzata cinese nella regione è chiaro. Pochi giorni dopo Pechino ha presentato un suo documento (il terzo su America Latina e Caraibi, il primo da nove anni a questa parte) in cui presentava la regione come una forza essenziale nella transizione verso un ordine multipolare: un piano che riflette il crescente impegno della Cina in quella parte di mondo.

Pechino da oltre trent’anni sta acquisendo influenza anche se “il rapporto sta rapidamente evolvendo verso un approccio più mirato e strategico”, nota Americas Quarterly. Il commercio bilaterale tra Cina e il blocco latinoamericano e caraibico ha superato i 500 miliardi di dollari nel 2024, un aumento di oltre 40 volte rispetto al 2000. Negli ultimi dieci anni la Cina è diventata il principale partner commerciale di molti Paesi della regione, soppiantando gli Stati Uniti: fonti di materie prime, e anche clienti per la sua produzione industriale da esportare.

In questa questione Usa-Venezuela c’è chi sostiene, infine, che le azioni di Trump in Venezuela incoraggeranno Xi a prendersi Taiwan. Attenzione, però, a tracciare facili analogie: gli Usa hanno appena venduto a Taipei uno dei più imponenti pacchetti di armi per difendersi; Washington sarebbe capace di mobilitare una risposta internazionale se Pechino attaccasse; la politica cinese si muove su agende, strategie e soprattutto tempistiche diverse da quelle occidentali; le recenti purghe nell’esercito cinese mettono in dubbio nell’immediato una prontezza al combattimento.

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