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Venezuela, Rodríguez giura e apre al dialogo con gli Usa: “Pronti a lavorare insieme”

(afp)

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La presidente ad interim guida la prima seduta poi si presenta all’Assemblea. Ma su Caracas pesa il potere dei militari e la frammentazione dell’opposizione
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Nell’enorme Salon Bolívar di palazzo Miraflores, 48 ore dopo che il Venezuela era stato attaccato dagli Stati Uniti in un’azione militare che azzera decenni di pace, il gabinetto di governo di Caracas, senza il “líder máximo”, si è riunito. I ritratti dello stesso Bolìvar, di Hugo Chávez e di Nicolás Maduro, osservano dall’alto la presidente ad interim Delcy Rodriguez, fedelissima militante chavista da vent’anni: è un’immagine plastica della sfida immane che aspetta alla leader che dovrà negoziare con Washington.

Poco dopo, di fronte all’Assemblea Nazionale, ha giurato come presidente. A osservarla questa volta era il fratello Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale: «La mia funzione principale nei giorni a venire sarà quella di ricorrere a tutte le procedure, a tutte le piattaforme e a tutte le vie per riportare indietro Nicolás Maduro», ha detto.

Nel suo primo messaggio da presidente ad interim dopo la cattura del caudillo, Rodríguez ha corretto i toni del suo primissim…

Nell’enorme Salon Bolívar di palazzo Miraflores, 48 ore dopo che il Venezuela era stato attaccato dagli Stati Uniti in un’azione militare che azzera decenni di pace, il gabinetto di governo di Caracas, senza il “líder máximo”, si è riunito. I ritratti dello stesso Bolìvar, di Hugo Chávez e di Nicolás Maduro, osservano dall’alto la presidente ad interim Delcy Rodriguez, fedelissima militante chavista da vent’anni: è un’immagine plastica della sfida immane che aspetta alla leader che dovrà negoziare con Washington.

Poco dopo, di fronte all’Assemblea Nazionale, ha giurato come presidente. A osservarla questa volta era il fratello Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale: «La mia funzione principale nei giorni a venire sarà quella di ricorrere a tutte le procedure, a tutte le piattaforme e a tutte le vie per riportare indietro Nicolás Maduro», ha detto.

Nel suo primo messaggio da presidente ad interim dopo la cattura del caudillo, Rodríguez ha corretto i toni del suo primissimo intervento e si è rivolta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump invitandolo a «lavorare insieme». Ha invocato un rapporto rispettoso tra i due Paesi, caratterizzato da «pace e dialogo, non guerra».

Poche ore prima, Trump l’aveva minacciata apertamente: «Se non fa la cosa giusta, ci sarà un nuovo intervento». Incalzato dalle tv nella serata di domenica: «Siamo noi a governare il Paese».

A tre giorni dal colpo di Stato, Il governo di Caracas continua a essere controllato dagli alleati di Maduro, con istituzioni come l’esercito, la Corte Suprema e l’Assemblea Nazionale fedeli alla linea. È di ieri la notizia che 16 petroliere di Caracas hanno sfidato il blocco navale imposto dagli Stati Uniti, attivando la modalità “oscura” di navigazione.

Nell’immediato, il chavismo ha risolto la questione della cattura di Maduro dichiarando l’assenza temporanea del presidente. La misura può restare in vigore per 90 giorni ed essere prorogata per altri 90 se approvata dall’Assemblea Nazionale, prima di attivare l’articolo 244, che prevede nuove elezioni. L’alto comando rivoluzionario è riuscito così a posticipare la sua caduta, in un lasso di tempo in cui gli Stati Uniti sembrano aperti ai negoziati.

Rodríguez si trova ora dunque di fronte a un enorme sfida: deve consolidare il suo governo e allo stesso tempo accontentare l’amministrazione Usa. Il regime può reggere fino a quando le forze dell’ordine e l’esercito appoggiano il negoziato. Detto altrimenti, in questo momento significa che può reggere se il ministro della Difesa Lòpez Padrino e quello degli Interni Diosdado Cabello restano fedeli alla presidente.

In tenuta militare accompagnato da altri 16 soldati López Padrino è apparso in tv e ha riconosciuto che il raid americano ha ucciso «gran parte» della guardia di Maduro. Ha poi respinto l’idea che gli Stati Uniti possano guidare da remoto il Venezuela e ha annunciato la creazione «di un unico blocco di combattimento composto da tutte le forze armate per assicurare l’indipendenza del Paese dalle aggressioni esterne». «Chávez vive, indipendenza e patria socialista. Il sole del Venezuela nasce dall’Essequibo», ha poi concluso, in un messaggio poco conciliante con l’amministrazione Usa.

Il grande silente è al momento Diosdado Cabello, il potente ministro dell’Interno ed eminenza nera della giunta. È lui il responsabile delle persecuzioni politiche e delle carceri piene. È sceso per strada con l’elmetto durante l’operazione, ma da allora non ha più commentato. La popolazione attende le sue parole.

Manca completamente all’appello l’opposizione e non è detto che sia un caso. Assente María Corina Machado. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha rilasciato ieri dichiarazioni che marcano una svolta. «María Corina Machado è fantastica, e la conosco da molto tempo, così come l’intero movimento [di opposizione], ma stiamo affrontando la realtà immediata e lei purtroppo è fuori dal Paese». Lo stesso vale per Edmundo González Urrutía, il candidato riconosciuto come vincitore alle elezioni del 2024 dalla comunità internazionale, che invoca un ruolo nei post sui social, ma si trova lontano dal Venezuela.

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