Per una volta Vladimir Putin era stato colto impreparato. Quando, durante la conferenza stampa di fine anno, gli era stato chiesto se Laurent Vinatier, detenuto in Russia dal 2024, potesse sperare nella libertà, il presidente russo aveva dichiarato di non saperne «nulla», ma aveva promesso che avrebbe indagato. Pochi giorni dopo, il suo portavoce Dmitrij Peskov aveva dichiarato che Mosca aveva fatto «un’offerta ai francesi». Ieri il politologo francese è stato graziato ed è tornato a Parigi in cambio del rilascio del cestista russo Daniil Kasatkin da una prigione in Francia. Uno scambio che fa sperare in una distensione tra Cremlino ed Eliseo dopo che, proprio lo scorso dicembre, Putin ed Emmanuel Macron avevano rilanciato l’ipotesi di un contatto diretto.
Vinatier, 49 anni, ricercatore specializzato nello spazio post-sovietico, lavorava per il Centro per il dialogo umanitario di Ginevra. Nel giugno 2024 era stato arrestato in un ristorante di Mosca per non essersi registrato come «agente straniero» com’era obbligato da una contestata legge russa perché stava raccogliendo «informazioni militari» che avrebbero potuto essere «usate a scapito della sicurezza». Quattro mesi dopo era stato condannato a tre anni di carcere benché in aula si fosse scusato per aver infranto la legge e avesse recitato un verso del poeta Aleksandr Pushkin dichiarando di amare la Russia. Lo scorso agosto era stato incriminato a porte chiuse per un’altra imputazione più grave: spionaggio, reato punibile fino a 20 anni. Lasciando il tribunale, aveva risposto «sì» a un giornalista che gli aveva chiesto se si considerasse un «ostaggio» delle autorità russe.
Il 26enne Kasatkin, cestista della squadra moscovita Mba, era stato arrestato all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi il 21 giugno 2025 su richiesta degli Stati Uniti che sospettavano facesse parte di un gruppo di hacker che aveva colpito 900 aziende. Era trattenuto in custodia cautelare in attesa dell’estradizione: la giustizia francese l’aveva approvata in ottobre, ma il premier non aveva dato l’ordine. Negli Usa rischiava fino a 25 anni di carcere, ma il suo avvocato sosteneva che Kasatkin non avesse «competenze informatiche» e che avesse acquistato «un pc di seconda mano» probabilmente «utilizzato da remoto da questi hacker a sua insaputa».
È stato il servizio di sicurezza Fsb ad annunciare il rilascio e rimpatrio di entrambi. Poco dopo, ha pubblicato un filmato che mostrava Vinatier che veniva informato della grazia concessagli da Putin prima di salire a bordo di un aereo da cui era appena sbarcato Kasatkin rasato. Arrivato a Parigi, Vinatier è stato ricevuto con i genitori dal ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot. «Condivido il sollievo della sua famiglia», ha commentato Macron che lo scorso dicembre aveva dichiarato che sarebbe «tornato utile» che la Ue parlasse con Putin piuttosto che lasciare che gli Usa fossero l’unico mediatore nella risoluzione del conflitto ucraino. Il Cremlino si era subito detto «pronto» a riprendere i colloqui con l’Eliseo. Da allora il silenzio. Fino allo scambio di ieri.