NEW YORK – Potrebbe cominciare sequestrando le petroliere iraniane, il presidente Trump, come sta facendo con quelle venezuelane o russe. È il suggerimento che la pagina degli editoriali del Wall Street Journal ha dato al capo della Casa Bianca, mentre gli Usa alzano il livello della minaccia contro gli ayatollah, se risponderanno alle proteste in corso con una repressione violenta. Boicottare l’industria dell’energia non costerebbe molto, a parte i riflessi sui mercati mondiali del greggio, e non richiederebbe un massiccio intervento militare, ma darebbe un colpo potenzialmente fatale al regime islamico. Il New York Times però ha scritto che il Pentagono ha già presentato a Trump una lista dei possibili obiettivi, che includono anche strutture non militari a Teheran. Lui non ha deciso, ma potrebbe farlo ora in ogni momento. Ma l’Iran avverte che un attacco americano potrebbe portare Teheran a reagire contro Israele e le basi militari americane nella regione, definite "obiettivi legit…
NEW YORK – Potrebbe cominciare sequestrando le petroliere iraniane, il presidente Trump, come sta facendo con quelle venezuelane o russe. È il suggerimento che la pagina degli editoriali del Wall Street Journal ha dato al capo della Casa Bianca, mentre gli Usa alzano il livello della minaccia contro gli ayatollah, se risponderanno alle proteste in corso con una repressione violenta. Boicottare l’industria dell’energia non costerebbe molto, a parte i riflessi sui mercati mondiali del greggio, e non richiederebbe un massiccio intervento militare, ma darebbe un colpo potenzialmente fatale al regime islamico. Il New York Times però ha scritto che il Pentagono ha già presentato a Trump una lista dei possibili obiettivi, che includono anche strutture non militari a Teheran. Lui non ha deciso, ma potrebbe farlo ora in ogni momento. Ma l’Iran avverte che un attacco americano potrebbe portare Teheran a reagire contro Israele e le basi militari americane nella regione, definite "obiettivi legittimi".
L’ultimo membro dell’amministrazione a intervenire sul problema, in ordine di tempo, è stato il segretario di Stato Rubio, che a differenza del vice presidente Vance sta emergendo come il braccio interventista del governo. "Gli Stati Uniti - ha scritto su X il capo della diplomazia - sostengono il coraggioso popolo iraniano". Questo messaggio segue quello lanciato venerdì dallo stesso Trump, che durante il suo incontro con i petrolieri sollecitati a investire in Venezuela ha commentato anche l’altro fronte caldo degli ultimi giorni: "L'Iran ha grossi problemi. Mi sembra che il popolo stia prendendo il controllo di alcune città, cosa che nessuno avrebbe ritenuto possibile solo poche settimane fa. Seguiamo la situazione molto da vicino". Quindi ha lanciato il suo secondo avvertimento in pochi giorni agli ayatollah: "Fareste meglio a non cominciare a sparare, perché altrimenti spareremo anche noi".
Il presidente non è sceso nei dettagli, ma ha chiarito così il suo pensiero: "Se inizieranno a uccidere persone come hanno fatto in passato, allora interverremo. Questo non significa che invieremo truppe sul terreno, ma vuol dire che li colpiremo molto, molto duramente, là dove fa male". Il capo della Casa Bianca invece ha detto che al momento non ha intenzione di incontrare Reza Pahlavi, il principe ereditario che ha vissuto per molti anni in esilio negli Stati Uniti e sta diventando un forte sostenitore delle proteste, se non ancora un leader. Trump, come ha fatto per il Venezuela con Maria Corina Machado, ha detto che vuole vedere l’evoluzione della situazione e chi emerge dalle manifestazioni, prima di prendere una posizione in appoggio di Pahlavi.
Ieri sera il presidente è tornato a commentare sui social, lanciando un altro avvertimento: “L’Iran cerca la libertà, forse come mai prima. Gli Usa sono pronti ad aiutare”. L’interrogativo quindi ora riguarda come potrebbe mantenere la sua parola il presidente, punendo il regime se iniziasse a perseguitare i manifestanti.
A giugno Washington aveva colpito duramente il programma nucleare di Teheran, in particolare a Fordow, Natanz e Isfahan, anche se non tutti erano rimasti convinti del giudizio del capo della Casa Bianca secondo cui era stato "obliterato". A dicembre il premier israeliano Netanyahu è stato a Mar a Lago, per cercare di convincere Trump a lanciare una seconda ondata di attacchi, stavolta mirati sulla ricostituzione delle capacità missilistiche della Repubblica islamica. Il presidente non ha escluso nuove operazioni, ma le ha legate alla ripresa delle attività atomiche.
La risposta alla repressione dei manifestanti potrebbe seguire queste linee o puntare a favorire la caduta del regime. Dopo l’arresto di Maduro era girata la voce che le forze speciali americane fossero nella regione mediorientale. Una soluzione più facile ma efficace, secondo il Wall Street Journal, sarebbe il sequestro delle petroliere per paralizzare l’economia. Il New York Times però parla di obiettivi non militari a Teheran, forse proprio per colpire il regime e favorire la sua caduta.