Non è soltanto la cavalcata di un uomo venuto dall’ombra verso l’apice del potere. È un gioco di specchi, di speranze disattese, di corteggiamenti e di rifiuti. Nel dramma della storia che non finisce, ma ritorna, ricostruire il quarto di secolo che ha catapultato Vladimir Putin al vertice vuol dire rincorrere ancora una volta quell’eterna altalena di sguardi interrogativi tra Oriente e Occidente.
Si chiama Putin — Anatomia di uno Zar il documentario firmato da Ezio Mauro che andrà in onda stasera su La7. Ma non si limita a tracciare la biografia del leader del Cremlino. Ripercorre un’epoca di reciproci equivoci tra Est e Ovest, «un’epoca sorta dalle macerie del muro di Berlino» e «finita nelle strade ucraine di Kiev con le bombe e i tank». L’ex direttore ed editorialista di Repubblica, già corrispondente da Mosca, le dà un nome: “epoca dell’illusione”.
Quest’era di malintesi e disincanti non inizia nell’agosto del 1999 con la nomina di un pallido burocrate come premier, ma già nel novembre del 1989 con l’apparente sgretolarsi della cortina di ferro. Allora, mentre da un lato del Muro fatto a pezzi l’Occidente si convinceva che «l’Europa fosse oramai convertita alla pace e alla democrazia», dall’altro un giovane agente del Kgb chiamava Mosca dall’ufficio della rezidentura di Dresda per chiedere istruzioni, ma nessuno rispondeva. «Nessun comando. Solo il vuoto. E dentro il vuoto la frustrazione e delusione per la paralisi del potere». Una frustrazione che coverà fino a esplodere.
Il documentario procede a rapide tappe verso il presente, grazie a filmati di repertorio, documenti, interviste. Ma in realtà, come dice Ezio Mauro, «Putin avanza a ritroso nella storia inseguendo l’ombra lunga dell’Unione Sovietica come se la grandezza russa passasse dalla restaurazione di un Impero perduto». Strette di mano e sorrisi si susseguono mentre Putin puntella la sua “democrazia illiberale”, neutralizza i nemici interni o invade i vicini. Ezio Mauro ricorda anche la volta che fu accolto dallo Zar con altri cinque colleghi a Novo-Ogariovo, la dacia del potere, per un’intervista: «Lo abbiamo atteso quattro ore attorno quel tavolo grande e lungo che ancora oggi rappresenta la distanza tra Est e Ovest». Era il 2012, anno del ritorno di Putin al Cremlino per un terzo mandato a dispetto delle proteste. Eppure l’Occidente ha continuato a illudersi. Fino al brusco risveglio nel febbraio del 2022.
Sulla scrivania attorno alla quale Ezio Mauro alterna interviste al Nobel per la pace Jan Rachinskij o all’ex consulente politica Marina Litvinovich, mentre scruta ritagli di vecchi giornali e foto d’epoca, spicca Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov. Apparentemente un intruso. Soltanto sul finire del documentario si scopre che nelle pagine di quel libro c’è una frase — che qui non riveleremo — che sembra rispondere alle domande di tutti coloro che si sono illusi di aver scrutato l’anima di Putin guardandolo negli occhi. È una frase che contiene una speranza. O forse l’ultima illusione.
Oggi in prima serata su La7 Ezio Mauro racconta il leader russo con Putin-Anatomia di uno zar, prodotto da Stand by me di Simona Ercolani, scritto insieme al regista Lorenzo De Alexandris, a Marta Allevato e Cristina Mania, prodotto da Simona Meli e a cura di Riccardo Chiattelli. Tra gli intervistati Jan Rachinskij, direttore di Memorial, Nobel per la pace nel 2022; Marina Litvinovich, ex consulente di Eltsin e Putin e attivista; il politologo Aleksandr Baunov; l’ex ambasciatore Stefanini; lo slavista Adriano Dell’Asta; gli storici Andrea Graziosi e Marcello Flores e le giornaliste Anna Zafesova e Micol Flammini