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Machado vede il Papa: “Ci aiuti sui prigionieri”

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La Nobel a sorpresa in Vaticano cerca la sponda della Chiesa prima del viaggio a Washington
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Prima del presidente americano, il Papa statunitense con lunga esperienza d’America Latina. Prima dello studio ovale, il palazzo apostolico. Attesa giovedì alla Casa Bianca da Donald Trump, la leader dell’opposizione venezuelana Marìa Corina Machado ieri è andata a farsi benedire — qualcuno dice consigliare — da Leone XIV in Vaticano: per un fortunato caso proprio nel giorno della liberazione di Alberto Trentini. Un’udienza non scontata, un «onore», come lo ha definito la premio Nobel per la pace, che al Pontefice ha chiesto «di intercedere per tutti i venezuelani rapiti e scomparsi». Riconoscendo allo stesso tempo — così è scritto in un comunicato diramato dai suoi fedelissimi — che la «lotta spirituale» di cui lei si proclama paladina e la «sconfitta del male» come fine ultimo, saranno possibili solo grazie al «sostegno della Chiesa» e alla «pressione senza precedenti del governo degli Stati Uniti»: considerati i due attori-chiave per sciogliere la crisi venezuelana.

La Santa Sede, …

Prima del presidente americano, il Papa statunitense con lunga esperienza d’America Latina. Prima dello studio ovale, il palazzo apostolico. Attesa giovedì alla Casa Bianca da Donald Trump, la leader dell’opposizione venezuelana Marìa Corina Machado ieri è andata a farsi benedire — qualcuno dice consigliare — da Leone XIV in Vaticano: per un fortunato caso proprio nel giorno della liberazione di Alberto Trentini. Un’udienza non scontata, un «onore», come lo ha definito la premio Nobel per la pace, che al Pontefice ha chiesto «di intercedere per tutti i venezuelani rapiti e scomparsi». Riconoscendo allo stesso tempo — così è scritto in un comunicato diramato dai suoi fedelissimi — che la «lotta spirituale» di cui lei si proclama paladina e la «sconfitta del male» come fine ultimo, saranno possibili solo grazie al «sostegno della Chiesa» e alla «pressione senza precedenti del governo degli Stati Uniti»: considerati i due attori-chiave per sciogliere la crisi venezuelana.

La Santa Sede, che gioca la delicata partita venezuelana in coordinamento con i vescovi locali, ha prudentemente reso noto l’udienza solo quando questa era conclusa. E senza una parola di commento. D’altronde, già un mese fa Leone aveva stigmatizzato l’ipotesi di un intervento militare. Se l’udienza non è dunque un endorsement, è però una chiara manifestazione di attenzione all’opposizione, contrappunto alle parole sbrigative con cui Trump aveva liquidato Machado dopo la deposizione di Nicolás Maduro: «È una donna gentile ma le sarà molto complicato essere leader».

Il Papa e i suoi uomini lavorano alla pacificazione. Puntano a «calmare la situazione», come ha già spiegato Prevost, «cercando soprattutto il bene del popolo, perché spesso chi soffre in queste situazioni è la gente comune, non le autorità». D’altronde, il Vaticano sapeva della possibile uscita di scena di Maduro — secondo il Washington Post, il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, ex nunzio a Caracas, aveva addirittura contattato l’ambasciatore statunitense per segnalare la disponibilità della Russia a offrirgli riparo — e per Roma l’aumento della conflittualità non è certo la soluzione. «La Santa Sede si sforza di favorire una de-escalation», ci dice Gianni La Bella, professore di storia contemporanea all’università di Modena e Reggio Emilia e grande esperto di Venezuela, «e cerca anche di favorire un miglioramento dei rapporti di Machado con i vescovi venezuelani». Tanto più che nel recente passato la leader dell’opposizione non ha lesinato critiche all’episcopato proprio sul nodo dei prigionieri politici.

Tema di cui la Nobel avrebbe parlato appunto col pontefice: «Gli è stata espressa la nostra gioia per la liberazione dei vostri connazionali, Trentini appunto e Biagio Pilieri. Anche se per noi la gioia sarà completa solo quando tutti i prigionieri politici saranno liberi» dice a Repubblica Maria Claudia López, capo della coalizione democratica venezuelana in Italia e portavoce di Machado nel nostro Paese, parlandoci al telefono al termine di una giornata descritta come «lunga» e «concitata». Fornisce pochi dettagli sull’udienza che, insiste, era riservata: «È venuta appositamente», e non ha incontrato la comunità venezuelana né altre istituzioni italiane ma, oltre a Leone, il solo cardinale Parolin. «Corina ha chiesto al Papa di pregare affinché si concretizzi l’aspirazione a rientrare in Patria degli 8 milioni di venezuelani, esuli in tutto il mondo». Parla di un incontro «commovente, momento di grande accoglienza, fortemente voluto sia dalla Nobel che da Sua Santità, che ha ascoltato con attenzione gli aggiornamenti sulla situazione». Ma c’è qualcosa che la leader dell’opposizione ha detto al Papa, che ripeterà anche a Trump? «Sì, che bisogna far presto: in questa transizione la velocità è essenziale, il Paese è allo stremo. Avviare e consentire la ricostruzione è sicuramente anche una priorità degli Stati Uniti».

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