✕

PsyOps in Iran, come Trump punta a piegare il regime con la guerra psicologica

(afp)

Ascolta l'audio

L’amministrazione Trump sta valutando operazioni concepite per condizionare la mente di ceti popolari o classi dirigenti con l’uso di strumenti cyber e apparati elettromagnetici per penetrare nelle reti di comunicazione degli ayatollah o identificare simboli e parole chiave che servano a unire tutte le parti della rivolta
4 minuti di lettura

“L’eccellenza suprema consiste nel rompere la resistenza del nemico senza combattere”. Chissà se Donald Trump ha letto Sun Tsu, ma il piano per sostenere la rivolta iraniana che i suoi consiglieri gli hanno sottoposto ieri fa capo a un’antica arte militare: la guerra psicologica. Il concetto è lo stesso teorizzato in Cina quattromila anni fa: “Attaccare il cuore dell’avversario”. Solo che adesso ci sono tecnologie molto più sofisticate, con strumenti cyber e apparati elettromagnetici per penetrare nelle reti di comunicazione degli ayatollah. E anche la conoscenza della mente umana è molto più evoluta, tanto che oggi si parla di “guerra cognitiva”. Le PsyOps sono diventate vere e proprie operazioni speciali, concepite per condizionare la mente di ceti popolari o classi dirigenti.

Superare il blackout di Internet

Applicare questa disciplina all’Iran non è così facile. Anzitutto perché le connessioni Internet sono state bloccate dal regime e quindi non si può fare affidamento sui socia…

“L’eccellenza suprema consiste nel rompere la resistenza del nemico senza combattere”. Chissà se Donald Trump ha letto Sun Tsu, ma il piano per sostenere la rivolta iraniana che i suoi consiglieri gli hanno sottoposto ieri fa capo a un’antica arte militare: la guerra psicologica. Il concetto è lo stesso teorizzato in Cina quattromila anni fa: “Attaccare il cuore dell’avversario”. Solo che adesso ci sono tecnologie molto più sofisticate, con strumenti cyber e apparati elettromagnetici per penetrare nelle reti di comunicazione degli ayatollah. E anche la conoscenza della mente umana è molto più evoluta, tanto che oggi si parla di “guerra cognitiva”. Le PsyOps sono diventate vere e proprie operazioni speciali, concepite per condizionare la mente di ceti popolari o classi dirigenti.

Superare il blackout di Internet

Applicare questa disciplina all’Iran non è così facile. Anzitutto perché le connessioni Internet sono state bloccate dal regime e quindi non si può fare affidamento sui social per diffondere messaggi. Non sembra che sia possibile riavviare la rete infiltrando i server dei fornitori web locali, a meno che gli hacker dell’intelligence americana non dimostrino abilità veramente straordinarie. E distribuire nel Paese terminali Starlink o simili per comunicare tramite satelliti richiede tempo: vanno contrabbandati e distribuiti nelle città, dove i Guardiani della Rivoluzione danno la caccia ai segnali per confiscare le antenne.

I tecnici dovranno quindi cercare altri media. La mossa più prevedibile è l’inserimento nei canali televisivi del regime, oscurandole con appelli alla ribellione o mandando in onda filmati della protesta. In genere, non è un’attività che può essere protratta a lungo ma una serie di interruzioni servirebbero a mostrare la debolezza delle autorità teocratiche. In queste situazioni, però, un risultato molto più ampio si può ottenere attraverso le radio che hanno una diffusione di massa.

La 193rd Special Operations Wing Usa

Per tre decenni il Pentagono ha fatto affidamento su una una squadriglia - 193rd Special Operations Wing della Guardia Nazionale della Pennsylvania – con otto quadrimotori Hercules modificati per diventare emittenti televisive e radiofoniche ad alta quota: volando di notte si impadronivano dell’etere, diffondendo una programmazione alternativa. Sono stati ritirati dal servizio meno di due anni fa, reputando che la missione poteva essere svolta utilizzando satelliti, ripetitori mobili o sabotaggi cyber: una scelta che forse adesso qualche generale rimpiange, perché i velivoli avrebbero potuto dare un contributo restando fuori dallo spazio aereo della Repubblica islamica e amplificare la mobilitazione nelle regioni curde. Si è ipotizzato di sostituire gli Hercules con i droni, che sarebbero potuti entrare nei cieli iraniani con minori rischi e dedicarsi anche a sganciare volantini: una procedura vecchio stile, come Gabriele D’Annunzio nel celebre raid su Vienna, che però concretizza la perdita di controllo da parte del regime.

Gli Stati Uniti sono convinti che la supremazia tecnologica possa permettergli di dominare le telecomunicazioni. Lo spot diffuso due mesi fa dal 4th Psychological Operations Group – l’unità scelta dell’esercito – mostra la storia di queste operazioni, condotte in passato soprattutto con volantini e altoparlanti, per poi rimarcare la nuova realtà: “Siamo dovunque. Qualsiasi oggetto può diventare un’arma psicologica”.

Le PysOps americane in Iraq e Afghanistan

Giusto. Bisogna però risolvere due problemi: definire i messaggi e l’utenza che si vuole raggiungere. Le Pysops americane in Iraq e in Afghanistan non sono state capaci di conquistare “il cuore e la mente” della popolazione. Perché? “Quelle esperienze – ha scritto il social scientist Christopher Paul in uno studio del think tank Rand - ci mostrano che abbiamo bisogno di credibilità nell’informare, influenzare e persuadere le audience straniere”.

Le campagne di propaganda sono state accolte con diffidenza: l’espressione degli interessi di Washington, che non hanno convinto neppure chi detestava i fondamentalisti. C’è invece l’esigenza di diffondere una narrativa che sia percepita come “sincera, deve essere al di sopra di ogni sospetto”. Calibrare un messaggio alla popolazione che “contribuisca a plasmare azioni e convinzioni - ha spiegato il ricercatore del comportamento Todd Helmus, sempre in uno studio della Rand – non vuol dire solo trovare lo slogan giusto. Bisogna ispirarsi al mantra del marketing: conosci il tuo mercato e potrai soddisfare le loro necessità”.

L’ultima iniziativa statunitense su larga scala è stata contro lo Stato Islamico ma l’operazione “Glowing Symphony” – Sinfonia Luminosa – viene ricordata come un successo a metà: ha messo in difficoltà le centrali del Califfato che inondavano di propaganda il web, senza riuscire però a intaccare la fiducia nella vittoria dei miliziani jihadisti.

La strategia in Iran

Come potrebbe essere scandita un’eventuale “Sinfonia Persiana”? Anzitutto deve demoralizzare i pasdaran, trasmettendo l’impressione che il crollo del governo degli ayatollah sia imminente: infiltrare le comunicazioni interne tra i comandi, isolare quelle dei reparti che scendono in piazza per reprimere i cortei, contattare personalmente gli uomini al vertice. Attività in cui gli israeliani si sono dimostrati molto abili, mentre gli americani non hanno esperienze specifiche.

C’è poi l’esigenza di aggregare le motivazioni della rivolta: trovare un messaggio che leghi i negozianti impoveriti dalla crisi dell’economia ai giovani che chiedono democrazia. Identificare simboli e parole chiave che servano a forgiare un fronte comune. In questo campo un aiuto fondamentale arriverà dall’Intelligenza Artificiale, che può selezionare slogan e immagini contribuendo a generare una narrativa efficace. L’IA linguistica è l’alleato perfetto per la guerra psicologica, limitando il ricorso a esperti e traduttori.

Se gli Usa hanno il vantaggio della tecnologia, gli ayatollah contano su una sapienza millenaria: sono predicatori, sanno come declinare le parole e i gesti per cavalcare i sentimenti popolari. Sono riusciti a costruire macchine di persuasione moderne che hanno favorito l’affermazione degli hetzbollah libanesi e spinto la comunità sciita irachena a combattere contro le truppe statunitensi. Nello scorso giugno, durante l’offensiva aerea israeliana, la teocrazia iraniana si è resa conto che la tempesta stava arrivando e ha costituito un “quartier generale” della guerra psicologica affidato a 40mila studenti delle scuole coraniche. L’11 dicembre la Guida Suprema Ali Khamenei ha benedetto la mobilitazione e illustrato i pilastri della sfida: “Il campo di battaglia principale non sono più i confini ma la mente e la percezione del popolo. Nel confrontarvi con il nemico, non vi deve bastare difendere ciò su cui lui crea dubbi. Il nemico ha molte debolezze: prendetele di mira, attaccatele”.

Il programma è stato chiamato Balagh-e-Mobin che vuole dire “chiara trasmissione del messaggio” perché l’obiettivo è diffondere “il senso della religione in maniera chiara, trasparente e comprensibile”. Gli spin doctor di Khamenei hanno il compito di sostenere “l’efficienza e l’efficacia dell’Islam nel gestire la società”, bersagliando “i difetti dell’Occidente dalla teologia allo stile di vita depravato, dai governi corrotti all’inquinamento fino alla distruzione delle relazioni sociali”. Le marce organizzate ieri dal governo in molte città fanno parte di questa manovra, pianificata da tempo. Insomma, si sta preparando uno scontro di narrative.

Una battaglia psicologica è già in corso: l’inganno per distrarre le forze di Teheran. La Casa Bianca continua a far credere che un intervento militare sia possibile nel giro di ore, obbligando i militari iraniani a tenere alta la guardia sui confini e tutte le difese aeree in allerta. E’ un’altra strategia antica, in cui gli Stati Uniti vantano un capolavoro: l’Operazione Fortitude, in cui 4500 soldati agli ordini del generale Patton simularono in Inghilterra l’esistenza di un’armata pronta a sbarcare in Francia sulla costa di Calais, lontano dalla Normandia. Convinsero Hitler a tenere da parte tredici divisioni, permettendo all’invasione alleata di prendere terra in sicurezza.

Leggi i commenti