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Iran, 12mila morti nelle piazze: “Il peggior massacro di sempre”. E scatta l’ora dei rastrellamenti

Una madre cerca suo figlio in un obitorio di Teheran 

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“Sparavano ad altezza uomo, centinaia di persone colpite agli occhi”. Feriti arrestati negli ospedali e caccia ai funzionari infedeli
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Sono i giorni del terrore, dell’assedio, del sangue sulle strade lavato nottetempo con le pompe d’acqua. Le università sono chiuse, i negozi restano aperti fino al primo pomeriggio, la notte è coprifuoco di fatto. All’obitorio di Kahrizak, a sud di Teheran, continuano ad arrivare corpi. Su uno, avvolto in un sacco nero, c’è scritto: “Nata il 21 marzo del 2009”. Aveva 16 anni Parian, una delle tante vittime di questa strage consumata nelle strade dell’Iran dove una protesta pacifica e di massa contro La Repubblica islamica si è trasformata prima in disordini e poi in una vera mattanza delle forze di sicurezza.

Il sacco con la scritta "n.1.338, Parian, nata nel 2009” 

Sono circa almeno 3mila i morti, tra loro 150 agenti, confermano funzionari del governo citati in maniera anonima dal New York Times, ma ammettono che potrebbero essere molti di più. Iran International, il sito legato all’opposiz…

Sono i giorni del terrore, dell’assedio, del sangue sulle strade lavato nottetempo con le pompe d’acqua. Le università sono chiuse, i negozi restano aperti fino al primo pomeriggio, la notte è coprifuoco di fatto. All’obitorio di Kahrizak, a sud di Teheran, continuano ad arrivare corpi. Su uno, avvolto in un sacco nero, c’è scritto: “Nata il 21 marzo del 2009”. Aveva 16 anni Parian, una delle tante vittime di questa strage consumata nelle strade dell’Iran dove una protesta pacifica e di massa contro La Repubblica islamica si è trasformata prima in disordini e poi in una vera mattanza delle forze di sicurezza.

Il sacco con la scritta "n.1.338, Parian, nata nel 2009” 

Sono circa almeno 3mila i morti, tra loro 150 agenti, confermano funzionari del governo citati in maniera anonima dal New York Times, ma ammettono che potrebbero essere molti di più. Iran International, il sito legato all’opposizione monarchica, con base a Londra, porta il bilancio a una cifra raggelante: 12mila. La stima dell’intelligence israeliana è di almeno 5mila. Se anche solo le fonti del New York Times venissero confermate, si tratterebbe del più grande massacro della storia recente dell’Iran.

Una strage soprattutto di giovani scesi in piazza con la rabbia di chi pensa di non avere più nulla da perdere, ma in fondo spera: in un Paese più ricco, più libero, più democratico. Hanno affrontato un apparato «armato per la guerra», scrive l’ong Hengaw, e deciso a non fare prigionieri. L’Alto Commissario delle Nazioni, Volker Turk, si dice «inorridito» e si rivolge alle autorità iraniane che invece promettono un’ondata di esecuzioni per i manifestanti arrestati con l’accusa di terrorismo o “guerra contro Dio”: «È inaccettabile etichettarli come “terroristi” per giustificare la violenza contro di loro».

I resoconti e le immagini che arrivano grazie a Starlink e a una parziale riattivazione delle linee telefoniche, solo per le chiamate in uscita, mentre continua il blackout di internet, sono scioccanti. Pile di corpi negli obitori, centinaia di feriti negli ospedali. Minacce a chiunque provi a informare il mondo fuori. La ong Abdorrahman Boroumand racconta di una famiglia che ha preferito seppellire in segreto la figlia per timore che le autorità ne sequestrassero il corpo o li minacciassero. La televisione nazionale, trasmettendo da Kahrizak, è costretta a chiarire che i servizi mortuari sono gratuiti perché anche sui morti c’è il pizzo, con alcuni familiari costretti a pagare per avere indietro i corpi.

Testimoni oculari raccontano al New York Times di aver visto cecchini sparare sulla folla nei quartieri di Sattarkhan e Pasvaran a Teheran e di «un agente di sicurezza nel quartiere di Aghdasieh che sparava indiscriminatamente sulla folla dall’auto. Le forze di sicurezza hanno usato mitragliatrici». Teheran, a differenza delle province, riesce a far sentire la sua voce perché c’è ancora chi ha Starlink nonostante le retate degli agenti o perché è scappato verso il confine, dove internet funziona.

Medici e infermieri negli ospedali denunciano che decine di persone sono state colpite agli occhi. La premio Nobel Ebadi conferma che solo nella notte di venerdì «sono stati eseguiti almeno 600 drenaggi oculari all’ospedale Farabi», un centro oftalmico di Teheran, e almeno altri 300 all’ospedale Khodadost di Shiraz. All’ospedale Sina i manifestanti feriti sono stati portati via dagli agenti subito dopo l’intervento chirurgico. La vendetta dell’apparato si abbatte anche sui commercianti, i primi a scendere in piazza. Mohammad Saedinia, fondatore del famoso marchio Saedinia, è stato arrestato e tutti locali della sua catena di caffè resteranno chiusi per aver solidarizzato con le proteste. Anche nel bazaar di Teheran, alcuni commercianti sono stati arrestati per lo sciopero, altri costretti ad aprire negozi vuoti. Il Teheran Times rivela che «alti funzionari venuti meno al loro dovere di rispondere alle necessità della popolazione» verranno processati: segno, forse, che qualcuno, dentro il sistema, si è opposto alla carneficina.

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