✕

Groenlandia, Meloni frena sulla missione: per ora niente soldati a Nuuk

Ascolta l'audio

Ufficialmente manca ancora una decisione ma a Palazzo Chigi prevale la cautela per non sovraccaricare le tensioni con gli Usa. La premier in Giappone e Corea per partenariato strategico
2 minuti di lettura

TOKYO – L’Italia non invierà soldati in Groenlandia. Non in occasione dell’esercitazione “Arctic Endurance”, che si apre nelle prossime ore e impegnerà militari francesi, tedeschi, svedesi, norvegesi. Una presenza, quella di alcune capitali europee, che servirà a valutare se rafforzare l’impegno nel territorio coperto dai ghiacci. Ma soprattutto a inviare un segnale di deterrenza per mettere al riparo Nuuk dall’aggressività di Donald Trump.

Ufficialmente, Giorgia Meloni non si è ancora esposta su questa ipotesi. La presidente del Consiglio è atterrata oggi a Tokyo, nel giorno del suo quarantanovesimo compleanno. Non si espone ma, secondo quanto si apprende, non sembra pronta a dare il via libera a Roma ad aderire a questa fase di impegno militare Ue in Groenlandia, peraltro sollecitato dalla Danimarca.

A muovere Meloni, in questa fase, c’è certamente la cautela. Un sentimento che la guida ogni volta che si trova a doversi posizionare rispetto al presidente degli Stati Uniti. Un conto,…

TOKYO – L’Italia non invierà soldati in Groenlandia. Non in occasione dell’esercitazione “Arctic Endurance”, che si apre nelle prossime ore e impegnerà militari francesi, tedeschi, svedesi, norvegesi. Una presenza, quella di alcune capitali europee, che servirà a valutare se rafforzare l’impegno nel territorio coperto dai ghiacci. Ma soprattutto a inviare un segnale di deterrenza per mettere al riparo Nuuk dall’aggressività di Donald Trump.

Ufficialmente, Giorgia Meloni non si è ancora esposta su questa ipotesi. La presidente del Consiglio è atterrata oggi a Tokyo, nel giorno del suo quarantanovesimo compleanno. Non si espone ma, secondo quanto si apprende, non sembra pronta a dare il via libera a Roma ad aderire a questa fase di impegno militare Ue in Groenlandia, peraltro sollecitato dalla Danimarca.

A muovere Meloni, in questa fase, c’è certamente la cautela. Un sentimento che la guida ogni volta che si trova a doversi posizionare rispetto al presidente degli Stati Uniti. Un conto, è stata la valutazione, è firmare il documento con cui si sostiene l’obiettivo di rafforzare l’impegno dell’Alleanza atlantica in Groenlandia. Altro è spedire militari italiani, nell’ambito di una aperta sfida europea alla Casa Bianca, segnale pubblico per mostrare la volontà di difendere le ragioni della Danimarca.

L’esercitazione è solo un passaggio intermedio, però. Perché la presenza dei principali Paesi europei nell’Artico potrebbe diventare presto definitiva. E Meloni sarà chiamata a decidere se sfilarsi o assicurare una partecipazione italiana. Che, tra l’altro, sembra complicata non solo per ragioni di equilibri con il tycoon: l’isolazionismo leghista rende infatti arduo ipotizzare scenari simili. Di contro, esiste una valutazione che si fa largo ai vertici del governo: le minacce Usa alla Groenlandia, dicono anche recentissimi sondaggi, sono bocciate dal 90% degli italiani (e l’84% pensa che Trump stia rendendo il mondo meno sicuro).

Della vicenda artica, la presidente del Consiglio discuterà poco nel corso della missione in Giappone e Corea. Oggi Meloni sarà ricevuta a Tokyo dalla nuova premier Sanae Takaichi. Con lei ribadirà la necessità di una cooperazione che non deve limitarsi a intese su singole commesse economiche, sia pure importanti: domani la premier vedrà i vertici delle principali aziende giapponesi, ma l’obiettivo, a sentire Palazzo Chigi, è allargare la collaborazione, trasformandola in un partenariato strategico. A partire dalla difesa, sul modello del progetto sui caccia di sesta generazione a cui lavorano insieme Italia, Regno Unito e, appunto, il Giappone.

Lo stesso punta a fare con la Corea del Sud, leader in settori chiave dell’high-tech come i semiconduttori. Giappone e Corea sono tasselli di un approccio che la presidente del consiglio rivendica: consolidare nuove partnership per diversificare i rischi in una fase geopolitica turbolenta. In realtà, pesa molto anche il fattore Trump. Non sembra un caso che Meloni abbia voluto questa missione nell’Indopacifico, regione di massimo interesse per l’amministrazione Usa. E lo stesso vale per le capitali del Golfo. La controindicazione, ovvia, è la relazione meno solida con alcuni big europei. Ma questo equilibrismo guida da tempo la politica di Meloni, spesso in bilico tra le due sponde dell’Atlantico.

Leggi i commenti