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Putin: “Con Italia e Ue il dialogo è al minimo ma siamo pronti a ripartire”

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L’attacco del leader del Cremlino. Tajani: “Lo dice perché difendiamo Kiev ma noi non siamo in guerra con il popolo russo”
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Il discorso di Vladimir Putin alla cerimonia di presentazione delle credenziali di 34 nuovi ambasciatori stranieri diventa il pretesto per un giro del mondo virtuale e uno stato dell’arte delle attuali relazioni internazionali russe viste dal Cremlino. Si parte dai «solidi e amichevoli» rapporti con i Paesi dell’America latina per passare dallo «spirito di partenariato e fiducia» con gli Stati del Medio Oriente e del Nordafrica e per finire con le nazioni europee. E qui arrivano le note dolenti.

Il presidente russo osserva che le relazioni russe «con ciascuno dei Paesi europei rappresentati» nella Sala Alessandro del Gran Palazzo del Cremlino «hanno profonde radici storiche», ma che il loro «stato attuale lascia molto a desiderare». Putin nomina i Paesi europei presenti uno per uno: Slovenia, Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Norvegia, Svezia, Austria, Svizzera e, per ultima, l’Italia, rappresentata dall’ambasciatore Stefano Beltrame nominato lo scorso settembre.

«Dialogo e c…

Il discorso di Vladimir Putin alla cerimonia di presentazione delle credenziali di 34 nuovi ambasciatori stranieri diventa il pretesto per un giro del mondo virtuale e uno stato dell’arte delle attuali relazioni internazionali russe viste dal Cremlino. Si parte dai «solidi e amichevoli» rapporti con i Paesi dell’America latina per passare dallo «spirito di partenariato e fiducia» con gli Stati del Medio Oriente e del Nordafrica e per finire con le nazioni europee. E qui arrivano le note dolenti.

Il presidente russo osserva che le relazioni russe «con ciascuno dei Paesi europei rappresentati» nella Sala Alessandro del Gran Palazzo del Cremlino «hanno profonde radici storiche», ma che il loro «stato attuale lascia molto a desiderare». Putin nomina i Paesi europei presenti uno per uno: Slovenia, Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Norvegia, Svezia, Austria, Svizzera e, per ultima, l’Italia, rappresentata dall’ambasciatore Stefano Beltrame nominato lo scorso settembre.

«Dialogo e contatti sono stati ridotti al minimo all’interno degli ambienti ufficiali, imprenditoriali e pubblici. La cooperazione su questioni chiave internazionali e regionali è stata congelata», continua Putin che tuttavia si augura che «col tempo la situazione cambierà» e che presto si tornerà «a una comunicazione normale e costruttiva» a patto però che sia «basata sul rispetto degli interessi nazionali e sulla considerazione delle legittime preoccupazioni per la sicurezza». La Russia, assicura, «è stata e rimane impegnata proprio in questi approcci ed è pronta a ripristinare il livello di relazioni di cui abbiamo bisogno» e «a una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con tutti i Paesi, senza eccezioni».

Putin non commenta la destituzione del suo alleato Nicolás Maduro in Venezuela da parte degli Stati Uniti o le minacce del leader della Casa Bianca Donald Trump contro il partner iraniano o contro la Groenlandia nell’Artico che considera strategico. Si limita a osservare che «la situazione sulla scena internazionale sta peggiorando sempre di più, i conflitti di lunga data si stanno intensificando e stanno emergendo nuovi gravi focolai». Non fa alcuna menzione di Stati Uniti o Trump, soltanto velate allusioni: «Sentiamo un monologo da parte di coloro che, per il diritto della forza, ritengono lecito dettare la propria volontà, fare la predica agli altri e impartire ordini».

È la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova a commentare le rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia. Ma non critica Trump, accusa semmai gli europei di «tentare di esacerbare la situazione» col «falso mito» delle mire russe sul territorio autonomo danese. «Mangino ciò che hanno prodotto senza strozzarsi», dice ricordando il riconoscimento europeo dell’indipendenza del Kosovo. «In che modo le due situazioni sono diverse? In nulla. O pensavano che la loro lealtà verso gli Stati Uniti li avrebbe salvati e tenuti al sicuro?».

Da Roma arriva la replica di Antonio Tajani alle parole di Putin. Le relazioni tra Russia e Italia, commenta il vicepremier e ministro degli Esteri, «lasciano a desiderare perché noi abbiamo detto che la Russia ha invaso l’Ucraina e abbiamo difeso l’Ucraina». Ma Tajani insiste: «Noi non siamo in guerra con la Russia, non lo siamo mai stati, non siamo in guerra con il popolo russo. Abbiamo detto soltanto che il Cremlino ha sbagliato, che l’invasione dell’Ucraina è stato un atto che noi consideriamo assolutamente illegittimo, che punta a conculcare la libertà degli ucraini».

La premier Giorgia Meloni, venerdì, aveva invece dichiarato che era «giunto il momento» per l’Unione Europea di riprendere il dialogo ad alto livello con la Russia rilanciando l’idea avanzata il mese scorso dal presidente francese Emmanuel Macron con l’obiettivo di non lasciare alla sola Washington la mediazione sull’Ucraina. Lunedì, però, la portavoce della Commissione europea Paula Pinho aveva dichiarato di non vedere «alcun segnale di Putin di impegnarsi». «Ovviamente, a un certo punto, ci dovranno essere dei colloqui», ma aveva concluso che «non siamo ancora arrivati a quel punto».

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