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Eskandari: “Trump usa i manifestanti uccisi in Iran ma poi non interviene”

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L’esule eletta vicesindaca di Francoforte: “Il tycoon dice di sostenerli, ma intanto vengono massacrati. Serve un aiuto dall’esterno”
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BERLINO – Quando era poco più che adolescente, l’iraniana Nargess Eskandari-Gruenberg ha trascorso un anno e mezzo nel famigerato carcere delle torture, Evin. In quell’anno e mezzo di sevizie è nata anche sua figlia, Maryam Zaree. E a distanza di quarant’anni dalla sua fuga in Germania, come tanti esuli, la vicesindaca di Francoforte è annichilita dalle notizie che arrivano dall’Iran. Si tiene continuamente aggiornata e la raggiungiamo al telefono poco prima di un appuntamento con un suo connazionale che vuole denunciare le atroci torture che sta subendo un suo familiare.

Arrivano cifre spaventose sui massacri in Iran, lei che informazioni ha?

«Sono giorni molto difficili, per me è un altalena di emozioni. È incredibile il coraggio di milioni di persone che hanno deciso di nuovo di scendere in piazza. Ma la situazione è terrificante, la repressione è totale, ci sono 12.000 morti, forse di più. E per i cadaveri il regime chiede soldi, migliaia di tuman per restituirli alle famiglie. Co…

BERLINO – Quando era poco più che adolescente, l’iraniana Nargess Eskandari-Gruenberg ha trascorso un anno e mezzo nel famigerato carcere delle torture, Evin. In quell’anno e mezzo di sevizie è nata anche sua figlia, Maryam Zaree. E a distanza di quarant’anni dalla sua fuga in Germania, come tanti esuli, la vicesindaca di Francoforte è annichilita dalle notizie che arrivano dall’Iran. Si tiene continuamente aggiornata e la raggiungiamo al telefono poco prima di un appuntamento con un suo connazionale che vuole denunciare le atroci torture che sta subendo un suo familiare.

Arrivano cifre spaventose sui massacri in Iran, lei che informazioni ha?

«Sono giorni molto difficili, per me è un altalena di emozioni. È incredibile il coraggio di milioni di persone che hanno deciso di nuovo di scendere in piazza. Ma la situazione è terrificante, la repressione è totale, ci sono 12.000 morti, forse di più. E per i cadaveri il regime chiede soldi, migliaia di tuman per restituirli alle famiglie. Contano persino i proiettili con cui li hanno assassinati e costringono le famiglie a pagare anche per quelli. E le famiglie devono firmare una dichiarazione in cui sostengono che i morti erano sostenitori del regime. Ricevo notizie di torture crudeli e medievali. E 20.000 persone sono state arrestate».

E incombono le esecuzioni.

«Al momento sono sospese a causa delle minacce di Trump. E lui gioca: “Vi sosteniamo, forse no”. E nel frattempo le persone vengono brutalmente massacrate. È totalmente cinico».

È vero che le manifestazioni si stanno spegnendo?

«È difficile ottenere informazioni affidabili. D’altra parte posso immaginare quanto siano grandi l’orrore, la paura e il dolore quando almeno 12.000 persone sono state trucidate».

Cos’è diverso rispetto alla rivoluzione Donna, Vita e Libertà?

«Credo che non si possano separare le due cose. La rivoluzione delle donne è stata uno dei presupposti delle attuali rivolte, ha cambiato molte cose. Poi le proteste dei bazaaris hanno dato un ulteriore impulso».

Il regime cadrà stavolta?

«Sono molto incerta. Ci sono milioni di persone in strada ma Trump sta giocando con loro, dice di sostenerle, ma cosa farà davvero? È importante che un regime non imploda solo dall’interno, ma che riceva una spinta dall’esterno».

Dopo migliaia di persone uccise l’Europa appare un po’ afona.

«È molto importante che gli europei inseriscano finalmente i Pasdaran nella lista dei terroristi. Che richiamino i loro ambasciatori e diplomatici. Bisogna smetterla di riconoscere questo regime che sta conducendo una guerra contro il proprio popolo. Ma il nodo è militare».

L’anno scorso Trump ha fallito nel suo tentativo di distruggere gli impianti nucleari con un raid aereo mirato. Come può rovesciare un intero regime con le bombe?

«Non sono un’esperta militare, sono una politica. Ma i leader dovrebbero riunirsi e riflettere su cosa fare. L’hanno fatto per l’Ucraina. Invece sembrano tutti in trance. E poi arriva il cancelliere Merz e dice: “Il governo iraniano dovrebbe proteggere la sua popolazione”. Ho pensato per un momento di aver sentito male. Perché la coalizione dei Volenterosi o il Consiglio Ue non possono riunirsi per discutere l’Iran?».

Il figlio dello Scià, Reza Pahlavi, potrebbe essere una soluzione per un’eventuale transizione?

«Sarebbe una soluzione che accoglierei con favore. Ma ci sono donne e uomini meravigliosi che potrebbero guidare il Paese. I soli a decidere dovranno essere gli iraniani».

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