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Vento gelido e limiti tecnologici: come si combatterebbe una guerra in Groenlandia

(afp)

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Ci vogliono nervi d’acciaio e un fisico temprato agli sforzi eccezionali, che moltiplicano il rischio d’infarto. Mentre le apparecchiature elettroniche si logorano in fretta e ogni comunicazione può svelare la posizione al nemico
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La prima regola per combattere in Groenlandia è sopravvivere al grande freddo. La storia ricorda un’unica battaglia in un ambiente simile a quello artico: la lotta tra giapponesi e americani per due isole delle Aleutine, alle porte dell’Alaska, tra il 1942 e il 1943. Meno della metà delle perdite è stata provocata da proiettili e bombe: le altre vittime sono state causate dal gelo. Una lezione che il Pentagono ha dovuto recuperare un anno fa, quando dopo un quarto di secolo di guerre nel deserto ha pubblicato un manuale per le missioni polari: 267 pagine che spiegano nei dettagli come operare nella situazione più difficile che esista. La temperatura media è venti sotto zero, con punte di meno quaranta. Uomini, macchine e tecnologie devono essere preparate a questo inferno bianco, che rimette tutto in discussione. “E’ l’unico scenario del pianeta dove se entra in campo un reparto senza formazione specifica hai elevate probabilità di perdere tutti i soldati nel giro di qualche ora”, ha …

La prima regola per combattere in Groenlandia è sopravvivere al grande freddo. La storia ricorda un’unica battaglia in un ambiente simile a quello artico: la lotta tra giapponesi e americani per due isole delle Aleutine, alle porte dell’Alaska, tra il 1942 e il 1943. Meno della metà delle perdite è stata provocata da proiettili e bombe: le altre vittime sono state causate dal gelo. Una lezione che il Pentagono ha dovuto recuperare un anno fa, quando dopo un quarto di secolo di guerre nel deserto ha pubblicato un manuale per le missioni polari: 267 pagine che spiegano nei dettagli come operare nella situazione più difficile che esista. La temperatura media è venti sotto zero, con punte di meno quaranta. Uomini, macchine e tecnologie devono essere preparate a questo inferno bianco, che rimette tutto in discussione. “E’ l’unico scenario del pianeta dove se entra in campo un reparto senza formazione specifica hai elevate probabilità di perdere tutti i soldati nel giro di qualche ora”, ha spiegato il capitano Ed Garibay alla rivista Task&Purpose.

Gli Stati Uniti hanno un unico reparto formato appositamente per questi compiti: l’11ma divisione aerotrasportata, ricostituita in Alaska a partire dal 2022. Se Trump volesse concretizzare le minacce sulla Groenlandia dovrebbe mandare il nucleo di questi parà - meno di quattromila - che ha superato i corsi basici di guerra artica. Guarda caso, ieri alcuni reggimenti della divisione sono stati messi in pre-allerta, ufficialmente per dare supporto in Minnesota agli agenti anti-immigrazione dell’Ice. Quasi un gioco di parole: la divisione viene chiamata “Ice Angels”.

Il loro habitat è spettrale. Anche solo toccare a mani nude un’arma o un oggetto metallico può provocare ferite sulla pelle. Il vento poi è tanto potente quanto gelido: “Se uno suda e viene colpito da una delle folate improvvise può trasformarsi in una statua di ghiaccio”, spiega l’ufficiale istruttore Garibay. C’è bisogno di una determinazione straordinaria, che anche i militari americani definiscono con il termine finlandese “sisu”: la capacità di mantenere il controllo in un contesto impossibile, calcolando ogni mossa per superare gli ostacoli posti dal clima. Ci vogliono nervi d’acciaio e un fisico temprato agli sforzi eccezionali, che moltiplicano il rischio d’infarto. Per questo una guerra in Groenlandia e ovunque oltre il circolo polare sarà affidata a numeri limitatissimi di uomini che hanno dimostrato queste caratteristiche e mantenuto l’addestramento: poche centinaia.

I russi chiaramente sono avvantaggiati: reclutano personale tra chi è nato in lande simili e hanno una sapienza antica. Putin da oltre dieci anni ha rilanciato l’espansione artica, costruendo basi e navi, formando unità specializzate. Nella Nato della Guerra Fredda c’erano solo canadesi e norvegesi, a cui in caso di necessità era previsto venissero affiancati gli alpini italiani. La brigata Taurinense ha un’esperienza unica, che è stata sempre aggiornata. Ogni anno assieme ai ranger del Monte Cervino partecipa a un’esercitazione nel nord della Norvegia e dispone di una struttura - il TerraXcube nel Tecnopark di Bolzano - che simula quella realtà. Adesso nei ranghi atlantici si sono aggiunti finlandesi e svedesi, mentre i britannici hanno convertito i Royal Marines a questa sfida.

La prova suprema a cui vengono sottoposti i soldati della Nato è un tuffo nell’acqua glaciale con indosso uniformi ed equipaggiamento. Un test psicologico per imparare a contare solo su se stessi: non ci sono ripari, solo ghiaccio e rocce. Tutte le scorte sono preziose, anche l’acqua. Non si può sprecare benzina per accendere fuochi e fondere il ghiaccio: meglio cercare sorgenti locali. E non c’è speranza di soccorsi: tra una base e l’altra ci sono molte centinaia di chilometri e la logistica è un incubo. Il meteo cambia radicalmente nel giro di minuti, complicando l’attività di aerei ed elicotteri. Tutti devono poter restare totalmente isolati per almeno 72 ore.

Il modello citato nel manuale Usa è la battaglia del Bacino di Choisin durante il conflitto coreano: 30 mila marines furono circondati all’improvviso da un’ondata di 120 mila cinesi. Sono rimasti assediati per un mese e mezzo, con il termometro sempre a meno venti e poco più di cinque ore di luce al giorno. Ma ce l’hanno fatta perché gli ufficiali erano stati formati per combattere nel freddo e tutti avevano divise termiche: gli americani hanno perso il 20 per cento degli uomini; i cinesi il 42 per cento.

Oggi è cambiato poco, perché la tecnologia in Groenlandia mostra limiti profondi. Ci si orienta con bussola, mappa e compasso come un secolo fa o più spesso si trova la strada studiando le stelle. Le apparecchiature elettroniche si logorano in fretta e ogni comunicazione può svelare la posizione al nemico: si resta il più possibile in silenzio radio.

Anche il calore di corpi e veicoli - soprattutto i cingolati di progettazione svedese BV 206 disponibili pure con cabina blindata e vari armamenti - va celato con attenzione per sfuggire ai sensori infrarosso. Il suono poi si propaga più velocemente e a distanze maggiori: ogni rumore va evitato, la lentezza è regola. C’è poi l’arte di nascondere le tracce lasciate da mezzi, slitte e sci: quando si costruisce un avamposto bisogna occultarlo il più a lungo possibile perché non c’è modo di realizzarne in fretta un altro. E spostarsi in mezzo a una tormenta significherebbe morire. Quando nel 1944 una pattuglia di esploratori americani ha individuato una stazione radio tedesca nel Nord della Groenlandia, i fanti del Reich si sono arresi senza sparare: è stato l’unico duello ravvicinato nell’Isola di tutto il conflitto. Per il resto, il solo nemico con cui le forze Usa si sono misurate è stato il clima.

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