Le «Trump United Nations», per usare l’azzeccato nomignolo dato da un diplomatico occidentale al Board of Peace pensato e organizzato dal presidente americano, raccolgono, per adesso, scetticismo e cautela. Non foss’altro perché, a stare all’idea del tycoon, ci si trova di fronte a una mini-Onu guidata a vita da Trump, privatizzata e a numero chiuso, chiamata a gestire la fase due dell’accordo di Gaza e, in futuro, anche le crisi ucraina e venezuelana. E in cui, per assicurasi un posto permanente, gli Stati partecipanti devono investire almeno un miliardo di dollari.
Il presidente americano ha invitato 60 nazioni a farne parte, tra queste India, Pakistan, Giordania e anche l’Italia. L’invito è arrivato anche al presidente russo, Vladimir Putin: "Attualmente stiamo studiando tutti i dettagli di questa proposta, sperando anche di poter contattare la parte americana per chiarire tutte le sfumature", ha fatto sapere il portavoce del Cremlino.
Al netto dell’entusiasmo immediato di Victo…
Le «Trump United Nations», per usare l’azzeccato nomignolo dato da un diplomatico occidentale al Board of Peace pensato e organizzato dal presidente americano, raccolgono, per adesso, scetticismo e cautela. Non foss’altro perché, a stare all’idea del tycoon, ci si trova di fronte a una mini-Onu guidata a vita da Trump, privatizzata e a numero chiuso, chiamata a gestire la fase due dell’accordo di Gaza e, in futuro, anche le crisi ucraina e venezuelana. E in cui, per assicurasi un posto permanente, gli Stati partecipanti devono investire almeno un miliardo di dollari.
Il presidente americano ha invitato 60 nazioni a farne parte, tra queste India, Pakistan, Giordania e anche l’Italia. L’invito è arrivato anche al presidente russo, Vladimir Putin: "Attualmente stiamo studiando tutti i dettagli di questa proposta, sperando anche di poter contattare la parte americana per chiarire tutte le sfumature", ha fatto sapere il portavoce del Cremlino.
Al netto dell’entusiasmo immediato di Victor Orbán (il premier ungherese ha già fatto sapere di accettare la proposta), il resto degli alleati europei è silente o rimane su dichiarazioni vaghe. Giorgia Meloni, ad esempio, dalla Sud Corea dice che il nostro Paese «è pronto a fare la sua parte», senza però indulgere in dettagli e senza specificare se faremo parte del Board of Peace, organismo previsto inizialmente nell’accordo in 20 punti che ha portato alla tregua nella Striscia di Gaza e che poi Trump ha fatto inserire anche nella bozza per la pace in Ucraina. Lo scorso novembre ha ricevuto anche l’autorizzazione delle Nazioni Unite, quelle vere, ma il voto del Consiglio di sicurezza è valido solo per il 2027 e, soprattutto, solo per Gaza.
António Guterres, il segretario dell’Onu, attraverso uno dei suoi portavoce ricorda e sottolinea che «gli Stati membri sono liberi di associarsi ad altri gruppi, le Nazioni Unite continuerano il proprio lavoro come da mandato costitutente». E tuttavia Annalena Baerbock, presidente dell’Assemblea generale al Palazzo di Vetro, pur senza citare il progetto trumpiano sostiene che «si tornerà a tempi molto bui se verrà messo in discussione il fatto che l’Onu è l’unica istituzione con la capacità morale e legale di mettere insieme le nazioni, grandi o piccole che siano».
Il primo ministro canadese Mark Carney approva in linea di principio il Board of Peace, che non prevede la presenza dei palestinesi, ma riferisce di non aver ancora approfondito il suo funzionamento, il metodo di finanziamento e la struttura: «Ci lavoreremo nei prossimi giorni». Netanyahu, invece, ha espresso la contrarietà del suo governo alla composizione dell’organismo che dovrà sovrintendere politicamente la Striscia e il comitato dei tecnocrati palestinesi cui sarà affidata l’amministrazione sul terreno, perché oltre all’ex premier inglese Tony Blair, al Segretario di Stato Marco Rubio, agli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, vi partecipano il ministro degli esteri turco e diplomatici del Qatar. «Non è stato concordato con noi», si affretta a dire, pubblicamente, il primo ministro di Israele.