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Meloni da Tokyo: “La presenza in Groenlandia si può valutare con la Nato. Italia nel board per Gaza? Disponibili”

Meloni da Tokyo: “La presenza in Groenlandia si può valutare con la Nato. Italia nel board per Gaza? Disponibili”
(agf)

Nel suo punto stampa all'ambasciata d'Italia in Giappone, la premier ha parlato anche di Iran: “Dobbiamo lavorare per una de-escalation”

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TOKYO - Poche ore fa, Guido Crosetto ha ironizzato sulla presenza francese in Groenlandia nell’ambito della esercitazione “Arctic Endurance”, per adesso limitata a quindici uomini. L’orizzonte, però, è una presenza europea nel territorio controllato dalla Danimarca, anche per evitare che Donald Trump possa mettere in pratica le sue minacce. A quel punto, Roma dovrà decidere se partecipare.

Ed è proprio per anticipare quel momento che la presidente del Consiglio apre - anche se con molte cautele - a una futura eventuale presenza italiana. Con un paletto, però: che si realizzi nell’ambito di una missione della Nato. “Ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio - sostiene Meloni, parlando nell’ambasciata italiana di Tokyo al termine della sua missione in Giappone - che però sta nell’ambito del dialogo all’interno dell’Alleanza Atlantica. Va considerato territorio di responsabilità della Nato. La questione che gli americani pongono è una questione seria e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia sicuramente necessario e da fare all’interno dell’Alleanza. È l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza”.

Non è un passaggio banale, anche se mai esplicitato fino in fondo. E serve anche a evitare di entrare in contrapposizione con Washington (“penso sia molto difficile un intervento militare, conosciamo i metodi assertivi di Trump, ma penso che ci sarà una soluzione politica”). La presidente del Consiglio, per questo, sostiene che anche l’opzione di militari europei è legittima - “ed è un errore leggerla in modo divisivo” - e che sarebbe preferibile costruire un rafforzamento in ambito Nato, così da evitare agli occidentali di muoversi “in ordine sparso”. Insomma, nessun muro contro muro con "gli alleati americani” e pronti a ragionare di impegno dei membri dell’alleanza in quel teatro. E degli europei, “capaci di assumersi una responsabilità”.

Il nome di Meloni, o comunque la presenza italiana, non è al momento ufficiale nel board di Gaza appena annunciato da Trump. La premier lascia però intendere che Roma dovrebbe esserci, e che probabilmente ci sarà: “Abbiamo dato la disponibilità ad avere un ruolo di primo piano. È stato ufficializzato il board di livello esecutivo, manca quello politico. Attendiamo le decisioni definitive”. Il filo è sempre Trump, ovviamente.

E dunque domandano alla presidente del Consiglio dell’ipotesi di un attacco americano all’Iran e Meloni si mostra cauta, sulla scia della linea europea: "Penso che noi dobbiamo lavorare per una de-escalation e per tornare alle negoziazioni - risponde - è quello che l’Italia continua a fare”. Poi però aggiunge: "Voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano e delle persone che legittimamente manifestano per i propri diritti, per un futuro migliore. Non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita: quindi condanniamo la repressione e le uccisioni da parte del regime iraniano e chiediamo all’Iran di garantire l’incolumità dei cittadini che vogliono manifestare”.

L’ultimo passaggio è sul caso dell’autorità per la privacy. La leader non si espone e si limita a dire: “Dimissioni del collegio del Garante della privacy? Sull'inchiesta non ho elementi, mi rimetto alla magistratura della quale mi fido”.

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