Iran, il governo diffonde il bilancio delle vittime: 3.117. I numeri delle ong sono diversi
di Gabriella ColarussoPer la prima volta dalla fine delle proteste in Iran i media di stato forniscono un bilancio ufficiale delle vittime, citando come fonti la fondazione per i martiri e i veterani, le agenzie di sicurezza e l’organizzazione di medicina legale: 3.117 morti, 2.427 sono civili e forze di sicurezza. Non è chiaro chi siano le altre persone incluse nel conteggio.
Il numero non coincide con quello delle ong indipendenti che da giorni lavorano per accertare ogni singola segnalazione che ricevono. In particolare, la Human Rights Activists News Agency, che riferisce di 4.560 vittime identificate, e di altre 9mila segnalazioni al vaglio. Repubblica non è in grado di verificare i dati del governo né quelli diffusi dalle ong perché non ha accesso diretto alle informazioni, ma HRAN si è dimostrata affidabile negli anni scorsi in occasione di altri movimenti repressi con la violenza, basandosi su una rete di attivisti all'interno del Paese.
Secondo l'Ong con sede ad Oslo, Iran Human Rights, i cui d…
Per la prima volta dalla fine delle proteste in Iran i media di stato forniscono un bilancio ufficiale delle vittime, citando come fonti la fondazione per i martiri e i veterani, le agenzie di sicurezza e l’organizzazione di medicina legale: 3.117 morti, 2.427 sono civili e forze di sicurezza. Non è chiaro chi siano le altre persone incluse nel conteggio.
Il numero non coincide con quello delle ong indipendenti che da giorni lavorano per accertare ogni singola segnalazione che ricevono. In particolare, la Human Rights Activists News Agency, che riferisce di 4.560 vittime identificate, e di altre 9mila segnalazioni al vaglio. Repubblica non è in grado di verificare i dati del governo né quelli diffusi dalle ong perché non ha accesso diretto alle informazioni, ma HRAN si è dimostrata affidabile negli anni scorsi in occasione di altri movimenti repressi con la violenza, basandosi su una rete di attivisti all'interno del Paese.
Secondo l'Ong con sede ad Oslo, Iran Human Rights, i cui dati vengono citati anche dalle Nazioni Unite, i morti sono almeno 3.428, ma il bilancio potrebbe salire.
Si tratta in ogni caso del più grave massacro della storia recente della Repubblica islamica. Per fare un paragone: durante l’opposizione allo scià, dal 1963 al gennaio 1979, morirono 3.164 persone (dati della fondazione dei martiri), la maggioranza nel 1978, racconta lo storico iraniano Ali Ansari. L’ammissione del governo, che ha sempre attribuito le violenze ad agitatori armati sobillati da America e Israele, non allevia il dolore delle famiglie, tante costrette a pagare per ricevere i corpi dei loro cari o a sostenere falsamente che fossero membri delle forze di sicurezza, scrive Iranwire, sito legato all’opposizione.
Le autorità hanno dato il via a una caccia ai manifestanti casa per casa. Ihr riferisce che gli arresti sono almeno 20mila e il comandante della polizia iraniana Ahmadreza Radan ha confermato che il numero cresce: affronteremo i partecipanti alle proteste "fino all'ultimo", ha avvertito. La polizia ha dato tre giorni di tempo ai manifestanti per presentarsi e ammettere le loro colpe. Il capo della magistratura, il falco Gholamhossein Ejei, ribadisce che non tollererà ritardi o negligenze nella punizione dei "rivoltosi e degli elementi dietro le rivolte", il che fa temere agli attivisti un’ondata di condanne serve fino alla pena di morte.
Il giro di vite colpisce anche il mondo dell’arte, mentre il paese resta isolato con la rete internet bloccata. Almeno 10 tra attori e registi sono stati arrestati per aver sostenuto i manifestanti. La Casa del Cinema di Teheran ha diffuso un comunicato in cui ricorda le vittime e respinge le accuse: “Piangiamo l'uccisione del regista Javad Ganji, 29 anni, e della giovane animatrice e pittrice Sahba Rashtian. Almeno altri 15 atleti e attori sono tra coloro che sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari per aver sostenuto le proteste, tra cui i famosi ex calciatori della nazionale Ali Daei e Voria Ghafeuri. La magistratura ha dichiarato che subiranno la confisca dei beni "per compensare parte dei danni arrecati alle proprietà pubbliche durante le proteste"”.