PARIGI – Donald Trump vuole un’Europa vassalla, preferiamo il rispetto ai bulli», martella Emmanuel Macron arrivando a Davos. Il leader francese si presenta indossando gli occhiali da sole a specchio. Un dettaglio, legato all’emorragia sottocongiuntivale da cui è affetto, che accompagna l’ingresso in sala, tra curiosità e sorrisi. Davanti a una platea divertita, comincia con l’ironia. «Viviamo in un periodo di pace, stabilità, prevedibilità», dice con una stoccata contro un Donald Trump che assomiglia a una scheggia impazzita. Poi però Macron cambia registro e si fa duro, accusando il presidente americano di «ambizioni imperiali», di «calpestare il diritto internazionale», di usare «l’inaccettabile leva dei dazi contro la sovranità».
Nella notte, dopo aver già trasformato i dazi in un’arma politica nel contenzioso sulla Groenlandia, l’inquilino della Casa Bianca ha minacciato tariffe del 200 per cento su vini e champagne francesi. L’escalation nasce dal rifiuto di Parigi di entrare n…
PARIGI – Donald Trump vuole un’Europa vassalla, preferiamo il rispetto ai bulli», martella Emmanuel Macron arrivando a Davos. Il leader francese si presenta indossando gli occhiali da sole a specchio. Un dettaglio, legato all’emorragia sottocongiuntivale da cui è affetto, che accompagna l’ingresso in sala, tra curiosità e sorrisi. Davanti a una platea divertita, comincia con l’ironia. «Viviamo in un periodo di pace, stabilità, prevedibilità», dice con una stoccata contro un Donald Trump che assomiglia a una scheggia impazzita. Poi però Macron cambia registro e si fa duro, accusando il presidente americano di «ambizioni imperiali», di «calpestare il diritto internazionale», di usare «l’inaccettabile leva dei dazi contro la sovranità».
Nella notte, dopo aver già trasformato i dazi in un’arma politica nel contenzioso sulla Groenlandia, l’inquilino della Casa Bianca ha minacciato tariffe del 200 per cento su vini e champagne francesi. L’escalation nasce dal rifiuto di Parigi di entrare nel nuovo Board of Peace sponsorizzato dalla Casa Bianca, che dovrebbe essere presentato proprio in Svizzera nelle prossime ore. L’Eliseo ha fatto sapere di non voler aderire a questo organismo, presentato come cabina di regia delle crisi globali, nato dalla tregua su Gaza e poi rapidamente dilatato. A Parigi è visto come una contro-struttura che ambisce a scavalcare il Consiglio di sicurezza dell’Onu, e di cui Trump si sarebbe già proclamato presidente a vita.
La risposta americana arriva in forma di ritorsione immediata e spettacolare contro un comparto strategico per la Francia, con gli Stati Uniti primo mercato dell’export per i produttori d’Oltralpe di vino e champagne (la Francia, oltretutto, era già finita nel mirino della Casa Bianca insieme ad altri Paesi europei dopo la decisione di inviare soldati nell’operazione di presidio in Groenlandia). Ma come se non bastasse, Trump aveva iniziato la giornata prendendo di mira proprio Macron: prima sbeffeggiato perché, ormai verso la fine del mandato, «sarà fuori molto presto», e poi umiliato con la pubblicazione dei messaggi privati in cui chiedeva a Trump - con preoccupazione - cosa intendesse fare in Groenlandia e proponeva di organizzare un vertice dei G7 con con delegazioni di Danimarca e Ucraina, ma anche «la Russia a margine».
L’Eliseo è stato costretto a confermare l’autenticità delle comunicazioni private diffuse da Trump, sottolineando che gli sms dimostrano «che il presidente francese, in pubblico come in privato, difende la stessa linea». Ma la proposta di organizzare un G7 in cui potrebbe essere invitata la Russia ha suscitato perplessità tra gli europei: rapidamente smentita a Berlino, si è poi sgonfiata con il secco «No» di Trump alla proposta di recarsi a Parigi.
«Preferiamo il rispetto ai bulli, lo Stato di diritto alla brutalità», è stato il commento di Macron a Davos. «Non perdiamo tempo con idee folli. Non apriamo il vaso di Pandora», aggiunge, denunciando ancora una volta «un nuovo imperialismo» e «un nuovo colonialismo» degli Usa. Il presidente francese ha deplorato la «concorrenza degli Stati Uniti attraverso accordi commerciali che minano i nostri interessi nell’export, chiedono concessioni massime e mirano apertamente a indebolire e subordinare l’Europa». Nella linea dura contro Trump, il leader francese è per una volta sostenuto in patria anche dai sovranisti: il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha criticato apertamente la minaccia di dazi contro la Francia.
In serata Macron ha lasciato Davos, che aspetta ora il ciclone rappresentato dal presidente americano. Domani il capo dell’Eliseo sarà a Bruxelles, dove vuole portare in Consiglio europeo la carta del meccanismo anti-coercizione, il “bazooka” della Commissione, che può arrivare a restringere l’accesso delle imprese americane al mercato e agli appalti europei. Una proposta su cui il leader francese è al momento isolato; ma lo scenario potrebbe cambiare di fronte alla «brutalità» di Trump contro gli europei.