KIEV – Passi avanti, ma la pace resta lontana: «Servono compromessi di tutti, compresi gli americani», dice il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annunciando a Vilnius che «il documento sulle garanzie di sicurezza è pronto al 100%: stiamo aspettando che i partner ci confermino la loro disponibilità, la data e il luogo in cui lo firmeremo». Secondo Kiev dipende soprattutto da questo, dalle garanzie di sicurezza, la fine del conflitto con la Russia. Ma non è un passo scontato.
L’accordo non dovrà solo essere accettato da Mosca, deve essere ratificato dal Congresso degli Stati Uniti e dalla Verkhovna Rada. E la via della pace dovrà passare anche altre forche caudine: c’è un capitolo europeo, nelle attese di Kiev. «La seconda garanzia per l’Ucraina — spiega Zelensky — sono le garanzie di sicurezza europee, la “coalizione dei volenterosi” e, soprattutto, l’adesione all’Unione europea. Significa avere garanzie di sicurezza economica e vogliamo avvenga nel 2027: l’Ucraina sarà pronta. Vogliamo che nel nostro accordo per porre fine alla guerra sia inserita una data specifica, e tutte le parti aderiscano; compreso l’aggressore, se arriverà il momento». Sono paletti ancora distanti dalla realtà politica, con l’Europa divisa e titubante su un percorso accelerato di adesione per Kiev. Un’Europa che dopo la strigliata di Zelensky si prende anche quella di Peskov, il portavoce di Putin: Mosca «non discuterà mai nulla con il capo della diplomazia Ue, Kaja Kallas — dice — e neppure gli Stati Uniti lo faranno: bisogna solo aspettare che si dimetta». I «funzionari incompetenti incapaci di guardare al futuro» sono «un degrado» di cui «l’intero sistema delle relazioni internazionali sta soffrendo».
Affiorano contenuti e retroscena del lavoro diplomatico ad Abu Dhabi, dove c’è stato anche un incontro uno a uno, senza mediazione americana, tra le delegazioni dei due Paesi in guerra, in un clima definito «collaborativo». La cornice è molto migliorata, i colori sulla tela meno. Durante i trilaterali «sono stati discussi un piano in 20 punti e questioni problematiche; ce n’erano molte, ora ce ne sono meno», dice Zelensky. Quelle di fondo restano, e pesano sul tavolo: «La Russia - spiega il presidente - fa tutto il possibile per garantirsi che l’Ucraina non si trovi nella parte orientale dello Stato». «Si sono posti questo obiettivo ed è assolutamente chiaro che vogliono raggiungerlo, ma non ce la fanno ancora in prima linea». Al contrario «tutti conoscono la nostra posizione: l’integrità territoriale ucraina deve essere rispettata; combattiamo per ciò che ci appartiene, non su suolo straniero». Posizioni, ammette, «radicalmente diverse. Gli americani stanno cercando un compromesso, comunichiamo in formato trilaterale e sono forse i primi passi per trovarlo. Ma tutti devono essere disposti a scendere a compromessi. Anche la parte americana». Mosca però è ferma alla formula di Anchorage, l’intesa tra Trump e Putin ad agosto che prevedeva la cessione del Donbass.
Nei colloqui ad Abu Dhabi le delegazioni hanno toccato tutti i temi dell’accordo senza pregiudiziali o, peggio, accuse reciproche. Persino sulle questioni delicate come il destino della centrale di Zaporizhya, intorno a cui si combatte dall’invasione rischiando un disastro e arrivando persino a distruggere la diga che ne alimentava il sistema di raffreddamento. I russi, secondo indiscrezioni filtrate ieri e pubblicate da Politico, hanno proposto di dividersi equamente la sua produzione di energia elettrica. Ma l’Ucraina ha un deficit elettrico di circa sette GW al giorno: l’intera centrale nucleare ne fornisce sei.