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L’Iran convoca l’ambasciatrice italiana dopo la polemica sui Pasdaran

Paola Amadei, ambasciatrice italiana in Iran 

 

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Tajani ha annunciato di voler proporre domani al consiglio Affari Esteri l’inserimento dei Guardiani della rivoluzione nella blacklist delle organizzazioni terroristiche
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Nemmeno un anno fa, Roma era la piazza della mediazione: americani e iraniani si incontravano in via della Camilluccia e Steve Witkoff stringeva rapporti personali con Abbas Araghchi che durano ancora oggi, nonostante i venti di guerra. Il fallimento di quei negoziati e il vasto massacro di manifestanti iraniani nei giorni dell’8 e 9 gennaio hanno cambiato le cose. La presidenza Trump coltiva l’idea di infliggere un colpo letale alla repubblica islamica manu militari e l’Italia è capofila europea di un duro scontro diplomatico con Teheran. Oggi gli iraniani hanno convocato l’ambasciatrice Paola Amadei per protestare contro quello che definiscono un «approccio sconsiderato» dell’Italia, ovvero la decisione di sostenere al prossimo consiglio Ue dei ministri degli esteri l’iscrizione dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche. Lo ha annunciato il ministro degli esteri Antonio Tajani, e le sue dichiarazioni sono state giudicate «irresponsabili» a Teheran.

La Repubblica i…

Nemmeno un anno fa, Roma era la piazza della mediazione: americani e iraniani si incontravano in via della Camilluccia e Steve Witkoff stringeva rapporti personali con Abbas Araghchi che durano ancora oggi, nonostante i venti di guerra. Il fallimento di quei negoziati e il vasto massacro di manifestanti iraniani nei giorni dell’8 e 9 gennaio hanno cambiato le cose. La presidenza Trump coltiva l’idea di infliggere un colpo letale alla repubblica islamica manu militari e l’Italia è capofila europea di un duro scontro diplomatico con Teheran. Oggi gli iraniani hanno convocato l’ambasciatrice Paola Amadei per protestare contro quello che definiscono un «approccio sconsiderato» dell’Italia, ovvero la decisione di sostenere al prossimo consiglio Ue dei ministri degli esteri l’iscrizione dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche. Lo ha annunciato il ministro degli esteri Antonio Tajani, e le sue dichiarazioni sono state giudicate «irresponsabili» a Teheran.

La Repubblica islamica teme lo scatto in avanti di Roma perché potrebbe sbloccare la situazione in Consiglio e ottenere l’unanimità necessaria a far passare la proposta: la Germania è da tempo favorevole, Francia e Spagna si oppongono ma un ripensamento a Parigi potrebbe convincere anche Madrid. La repressione delle proteste, con migliaia di morti nelle strade, feriti rapiti dagli ospedali, corpi ammassati negli obitori, medici e infermieri costretti al silenzio, «impone una risposta chiara», ha detto Tajani: «Non è colpa nostra se c’è stata una carneficina in Iran e l’opposizione che era in piazza è stata massacrata. Migliaia e migliaia di morti. Questo è inaccettabile».

L’ong Human Right Activists ha identificato 6.126 vittime e sta verificando altre 17mila segnalazioni. Per il governo i morti sono molti di meno, 3.117, di cui 2.400 tra civili e forze di sicurezza, ma da oltre 10 giorni il paese è sottoposto al blackout di internet, le comunicazioni sono controllate, i media stranieri possono inviare informazioni all’esterno solo attraverso canali attentamente monitorati e non c’è modo di fare una verifica indipendente delle vittime. Hrana lavora con fonti sul posto e si è dimostrata affidabile in precedenti casi i manifestazioni e violenze. Amnesty International ha definito la repressione delle piazze «un massacro orchestrato dallo stato»: a dare l’ordine di uccidere sono stati vertici della repubblica islamica, a cominciare da Ali Khamenei, scrive il New York Times citando fonti governative.

L’America di Trump, che aveva promesso di intervenire a difesa dei manifestanti, sta ancora cercando di capire come farlo. Washington ha schierato la portaerei Lincoln e tre cacciatorpediniere nel Golfo, insieme a una serie di batterie Patriot e agli F-35. Ma non è chiaro quale sia l’obiettivo politico. Secondo Middle East Eye, giornale vicino alla galassia dei media qatarini, gli Stati Uniti starebbero valutando attacchi mirati contro alti funzionari della Repubblica Islamica, che potrebbero aver luogo già nei prossimi giorni.

Gli osservatori più attenti sono scettici sulla possibilità che un’operazione del genere possa portare a un cambiamento di sistema politico in Iran. E resta da vedere se un’azione mirata in stile Venezuela produca gli stessi effetti, spingendo la Repubblica islamica a rivedere le sue politiche in senso più dialogante, o se invece non finisca per radicalizzare il sistema. Gli iraniani intanto si preparano alla guerra. Il presidente Pezeshkian ha delegato una serie di poteri ai governatori locali in modo da garantire la fornitura di beni essenziali e la continuità del governo in caso di attacco. In base alle nuove misure, scrivono i media locali, i governatori possono importare «senza valuta estera» usando anche il baratto con i paesi vicini.

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