E ora tocca a Cuba. Dopo tante minacce, ieri Donald Trump è passato per la prima volta ai fatti contro il regime di L’Avana, nel tentativo di isolarlo ancora di più e di strangolarne l’economia, in una manovra che ricorda i primi passi dell’escalation che ha portato alla destituzione di Nicolás Maduro in Venezuela.
Il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo che dichiara lo stato di emergenza nazionale e istituisce una procedura per imporre dazi doganali sui beni provenienti dai Paesi che vendono o forniscono petrolio all’isola. Le motivazioni ufficiali elencate dal presidente sono il sostegno a nemici degli Stati Uniti come la Cina, la Russia, l’Iran, Hamas e Hezbollah, la violazione dei diritti umani e la destabilizzazione della regione “attraverso migrazioni e violenza”. “Cuba è una nazione fallita e trattano molto male la gente – ha commentato Trump – Abbiamo molti cubano-americani che sono stati trattati davvero molto male, e probabilmente vorrebbero tornare. E no, no…
E ora tocca a Cuba. Dopo tante minacce, ieri Donald Trump è passato per la prima volta ai fatti contro il regime di L’Avana, nel tentativo di isolarlo ancora di più e di strangolarne l’economia, in una manovra che ricorda i primi passi dell’escalation che ha portato alla destituzione di Nicolás Maduro in Venezuela.
Il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo che dichiara lo stato di emergenza nazionale e istituisce una procedura per imporre dazi doganali sui beni provenienti dai Paesi che vendono o forniscono petrolio all’isola. Le motivazioni ufficiali elencate dal presidente sono il sostegno a nemici degli Stati Uniti come la Cina, la Russia, l’Iran, Hamas e Hezbollah, la violazione dei diritti umani e la destabilizzazione della regione “attraverso migrazioni e violenza”. “Cuba è una nazione fallita e trattano molto male la gente – ha commentato Trump – Abbiamo molti cubano-americani che sono stati trattati davvero molto male, e probabilmente vorrebbero tornare. E no, non ci sto provando… ma sembra che sia qualcosa che non potrà sopravvivere. Credo che Cuba non potrà sopravvivere”.
La mossa è stata accolta con sdegno dal regime. “Denunciamo davanti al mondo questo atto brutale di aggressione contro Cuba e il suo popolo, sottoposto da oltre 65 anni al blocco economico più lungo e crudele mai applicato a un’intera nazione, che ora si promette di sottoporre a condizioni di vita estreme”, ha denunciato su X il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez. “Questa nuova misura dimostra la natura fascista, criminale e genocida di una cricca che ha dirottato gli interessi del popolo americano per un tornaconto puramente personale”, ha scritto, sempre sul social di Elon Musk, il presidente Miguel Díaz-Canel: “Con un pretesto mendace e infondato, propagandato da coloro che fanno politica e si arricchiscono a spese della sofferenza del nostro popolo, il presidente Trump intende soffocare l’economia cubana imponendo tariffe ai paesi che commerciano petrolio con Cuba in modo sovrano”.
A prendere le difese dell’isola è stata anzitutto la Cina, che ha detto di sostenere “con fermezza Cuba nella salvaguardia della sua sovranità e sicurezza nazionale e si oppone alle interferenze esterne”. “Ci opponiamo in modo risoluto a qualsiasi azione e pratica disumana che privi il popolo cubano del suo diritto alla sussistenza e allo sviluppo”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun.
Solidarietà anche dal governo ad interim del Venezuela guidato da Delcy Rodríguez e dalla presidente del Messico Claudia Sheinbaum, che teme “una crisi umanitaria di grande portata”. Il suo Paese rischia i nuovi dazi Usa perché fornisce appunto petrolio a L’Avana. E per questo ora Sheinbaum ha detto che sta cercando alternative per aiutarli.
L’isola comunista, sotto embargo americano dal 1962, è da tempo allo stremo. Gli Usa hanno minacciato il blocco navale e lo stesso segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato due giorni fa che gli Stati Uniti vorrebbero vedere un cambio di regime: “Ma ciò non significa che lo cambieremo noi”.