Con Trump deriva autoritaria nel mondo, Italia bocciata sui migranti: allarme di Human Rights Watch
di Natasha CaragnanoI violenti raid dell’Ice negli Stati Uniti, gli accordi dell’Italia con la Libia e Albania sui migranti, l’impotenza della comunità internazionale davanti ai crimini di guerra in Ucraina e a Gaza, la criminalizzazione delle proteste pro-Palestina nel Regno Unito. Solo alcuni degli eventi che hanno segnato l’ultimo anno e che, secondo il World Report 2026 di Human Rights Watch, mostrano un sistema globale dei diritti umani sempre più vicino al collasso. Tanto che il 71 per cento della popolazione mondiale vive oggi sotto regimi autoritari. Russia e Cina sono meno libere di vent’anni fa, ma segnali di deriva autoritaria emergono anche nelle democrazie consolidate, a partire dagli Stati Uniti dell’era Trump.
Il sistema dei diritti umani in pericolo
Pur con profonde differenze ideologiche, Stati Uniti, Cina e Russia condividono oggi un elemento chiave: leader che mostrano un aperto disprezzo per le norme e le istituzioni capaci di limitare il potere. Da un anno, scrive Hrw, l’amministrazi…
I violenti raid dell’Ice negli Stati Uniti, gli accordi dell’Italia con la Libia e Albania sui migranti, l’impotenza della comunità internazionale davanti ai crimini di guerra in Ucraina e a Gaza, la criminalizzazione delle proteste pro-Palestina nel Regno Unito. Solo alcuni degli eventi che hanno segnato l’ultimo anno e che, secondo il World Report 2026 di Human Rights Watch, mostrano un sistema globale dei diritti umani sempre più vicino al collasso. Tanto che il 71 per cento della popolazione mondiale vive oggi sotto regimi autoritari. Russia e Cina sono meno libere di vent’anni fa, ma segnali di deriva autoritaria emergono anche nelle democrazie consolidate, a partire dagli Stati Uniti dell’era Trump.
Il sistema dei diritti umani in pericolo
Pur con profonde differenze ideologiche, Stati Uniti, Cina e Russia condividono oggi un elemento chiave: leader che mostrano un aperto disprezzo per le norme e le istituzioni capaci di limitare il potere. Da un anno, scrive Hrw, l’amministrazione Trump non solo contribuisce all’erosione dell’ordine internazionale, ma finisce per agevolare Pechino e Mosca, incoraggiando autocrati e indebolendo alleati democratici.
Trump ha rivendicato di non aver bisogno del diritto internazionale come vincolo, ma solo della propria “moralità”. Gli Stati Uniti si sono ritirati dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu e dall’Organizzazione mondiale della sanità, e intendono abbandonare decine di programmi e organizzazioni internazionali, inclusi forum chiave sul clima. Sono stati smantellati anche i programmi di aiuto che garantivano assistenza a bambini, anziani, donne, persone Lgbtq+ e difensori dei diritti umani, mentre Washington ha sospeso gran parte dei contributi dovuti alle Nazioni Unite.
La forza fa il diritto
“Nel nuovo disordine mondiale di Trump, la forza fa il diritto e le atrocità non sono un limite negoziale”, si legge nel rapporto. Ne è esempio l’accoglienza riservata al presidente russo Vladimir Putin ad Anchorage, a fronte di un approccio sempre più ostile verso l’Ucraina: Trump ha umiliato pubblicamente Volodymyr Zelensky, spinto per concessioni territoriali e ipotizzato un’amnistia totale per i crimini di guerra. In parallelo, ha continuato a garantire un sostegno quasi incondizionato a Israele, arrivando a proporre la trasformazione di Gaza in una “Riviera del Medio Oriente” senza palestinesi, un piano che equivarrebbe a una pulizia etnica.
L’impunità come regola
L’indebolimento delle istituzioni multilaterali da parte degli Stati Uniti ha colpito duramente anche i meccanismi di prevenzione e repressione dei crimini internazionali. Gaza è il caso emblematico di mandati, indagini e richiami al diritto umanitario ignorati o delegittimati. Il rapporto documenta uccisioni di massa di civili, sfollamenti forzati, carestia, attacchi a ospedali e scuole, detenzioni arbitrarie e violenze dei coloni, a fronte di una risposta internazionale frammentata e insufficiente.
In Russia, mentre prosegue la guerra illegittima contro l’Ucraina, il Cremlino ha intensificato la repressione interna: messa al bando di Human Rights Watch, censura di Internet, blocco dei social media e persecuzione sistematica del dissenso, anche all’estero. Un modello che combina aggressione esterna e annientamento delle libertà interne.
Europa e Italia
“Con gli Stati Uniti impegnati a indebolire il sistema globale dei diritti umani, chi si leverà in sua difesa? L’Unione europea, il Canada e l’Australia sembrano trattenersi per timore di antagonizzare Stati Uniti e Cina”, scrive nel suo rapporto Hrw. In molti Paesi europei, partiti illiberali hanno spostato il dibattito pubblico, normalizzando limitazioni ai diritti di migranti, minoranze, donne e comunità Lgbtq+. Nel Regno Unito, il bando del gruppo Palestine Action come organizzazione terroristica e la retorica anti-immigrazione hanno alimentato l’estrema destra e l’odio contro i migranti. I partiti politici tradizionali europei hanno reagito alla perdita di consenso a favore dell’estrema destra cercando di emularne politiche e retorica, invece di contrastarne i messaggi d’odio, contribuendo così a normalizzarli.
Anche l’Italia ha adottato un approccio sempre più repressivo su migrazione e sicurezza. La cooperazione con Libia e Albania per l’esternalizzazione delle frontiere ha prodotto detenzioni arbitrarie, ostacoli all’asilo e violazioni dei diritti fondamentali, sollevando rilievi critici da parte di tribunali nazionali ed europei.
Il governo italiano, scrive Hrw, ha reagito con durezza alla raccomandazione formulata a maggio dalla Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) di condurre uno studio indipendente sulla profilazione razziale da parte della polizia. L’Ecri aveva già segnalato nell’ottobre 2024 il problema, che colpisce in particolare le comunità rom e le persone di origine africana. I dati governativi hanno rivelato che nei primi sette mesi del 2025 il 42% delle persone fermate dalla polizia nelle cosiddette “zone rosse” urbane e il 76% di quelle successivamente sottoposte a misure coercitive erano straniere (a fronte di una popolazione straniera pari al 9% del totale in Italia).
Un sistema sotto attacco, ma non sconfitto
Nonostante tutto, le mobilitazioni popolari restano una forza di cambiamento. Milioni di persone sono scese in piazza negli Stati Uniti contro l’autoritarismo e i raid anti-migranti, mentre le proteste guidate dalle nuove generazioni contro corruzione e disuguaglianze si moltiplicano dall’Asia all’Africa. Ma il rapporto avverte: senza istituzioni solide, libertà di espressione e partecipazione democratica, queste conquiste restano fragili.
Per colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti, Human Rights Watch invoca la creazione di una nuova alleanza globale di democrazie a difesa dei diritti umani e dell’ordine basato sulle regole. Un’alleanza che potrebbe unire Unione europea, Canada, Regno Unito, Giappone, Brasile, Sudafrica, Corea del Sud e Australia, diventando un peso politico ed economico capace di difendere i meccanismi internazionali, a patto di una forte spinta della società civile e degli elettori.