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Teheran, nuove proteste nelle università

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Venerdì i negoziati Iran-Usa, ma la tensione sale: nel Golfo la portaerei Lincoln abbatte un drone “aggressivo”
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Venerdì iraniani e americani dovrebbero incontrarsi, ma la strada del negoziato resta in salita, anche se Donald Trump afferma: «Stiamo già negoziando». Il contesto è mutato rispetto a precedenti round negoziali. Gli europei sono fuori dai giochi: il formato P5+1 che costruì l’accordo sul nucleare del 2015 si è dissolto. Al potere a Teheran non ci sono i moderati ma un parlamento, una magistratura e una leadership ultraconservatrici. Il tabù della guerra con Israele e l’America è stato infranto a giugno, i siti nucleari sono stati colpiti. Gli americani hanno dispiegato caccia, portaerei e missili nel Golfo persico. In Iran c’è stato un massacro di manifestanti l’8 e il 9 gennaio.

Il dato nuovo è che i mediatori questa volta sono le potenze regionali – Turchia, Qatar, Egitto, Arabia Saudita – il che potrebbe dare maggiore solidità a un eventuale accordo, ma per ora non sembra esserci la fiducia necessaria. Ieri infatti gli iraniani hanno chiesto di cambiare la sede degli incontri con…

Venerdì iraniani e americani dovrebbero incontrarsi, ma la strada del negoziato resta in salita, anche se Donald Trump afferma: «Stiamo già negoziando». Il contesto è mutato rispetto a precedenti round negoziali. Gli europei sono fuori dai giochi: il formato P5+1 che costruì l’accordo sul nucleare del 2015 si è dissolto. Al potere a Teheran non ci sono i moderati ma un parlamento, una magistratura e una leadership ultraconservatrici. Il tabù della guerra con Israele e l’America è stato infranto a giugno, i siti nucleari sono stati colpiti. Gli americani hanno dispiegato caccia, portaerei e missili nel Golfo persico. In Iran c’è stato un massacro di manifestanti l’8 e il 9 gennaio.

Il dato nuovo è che i mediatori questa volta sono le potenze regionali – Turchia, Qatar, Egitto, Arabia Saudita – il che potrebbe dare maggiore solidità a un eventuale accordo, ma per ora non sembra esserci la fiducia necessaria. Ieri infatti gli iraniani hanno chiesto di cambiare la sede degli incontri con Witkoff e Kushner dalla Turchia all’Oman, e di tornare a un formato bilaterale, Usa-Iran, senza altri mediatori presenti. Teheran vuole anche limitare le discussioni al dossier nucleare, ribadendo che di missili e alleanze regionali non si discute perché fanno parte della difesa nazionale. Il tentativo di cambiare sede e agenda avviene in un contesto di tensione crescente con gli Usa. Ieri l’esercito americano ha abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato «aggressivamente» alla portaerei Lincoln. Non è chiaro se si sia trattato di una manovra azzardata, di un errore o di una provocazione.

La tensione resta alta anche all’interno dell’Iran. Da quattro giorni gli studenti di Medicina della prestigiosa università Sharif di Teheran organizzano sit-in e boicottano esami e lezioni per protestare contro i massacri di gennaio e l’arresto di medici e studenti; lo stesso nel campus di Tabriz. E anche il mondo della cultura si ribella. L’attrice Elnaz Shakerdoust ha dichiarato che non reciterà più in Iran «dove c’è odore di sangue ovunque, per un crimine storico così orribile».

Le calciatrici Zahra Alizadeh e Kosar Kamali, l’atleta Mahla Mahroughi, i cestisti Amini e Behnam Yakhchali si sono ritirati dalle squadre nazionali in solidarietà con i manifestanti. Durante una conferenza stampa, la giornalista Parisa Hashemi ha pubblicamente criticato il governo, cosa inedita per la censura in Iran: «In qualsiasi altro Paese, i funzionari responsabili del massacro della popolazione si sarebbero suicidati per la vergogna».

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