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Xi al telefono tesse la sua tela: rassicura Putin e Trump e si prepara a incontrarli

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Le chiamate di ieri sono servite a rafforzare l’intesa con il Cremlino e riaprire il dialogo con la Casa Bianca In attesa dei faccia a faccia
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PECHINO – Tempistica interessante. E inusuale per Xi Jinping. Due telefonate nella stessa giornata: prima con Vladimir Putin e poi con Donald Trump. Due telefonate, di peso, a distanza di poche ore una dall’altra ieri. Il leader cinese tesse la propria tela, gioca su due tavoli contemporaneamente, per rafforzare le relazioni con Mosca da una parte e allentare le tensioni con gli Usa dall’altra. Sullo sfondo di crisi geopolitiche dall’Ucraina (mentre ad Abu Dhabi si svolgevano i colloqui tra Kiev, Mosca e Washington) all’Iran, dal trattato New Start a Taiwan, e crisi commerciali, dai dazi al petrolio al gas: crisi nelle quali la Cina è, a vari gradi, coinvolta.

Telefonate che presto si tradurranno, di nuovo, in incontri faccia a faccia proprio qui a Pechino: l’inquilino della Casa Bianca ribadisce ancora una volta che arriverà ad aprile, mentre il Cremlino fa sapere che Xi ha invitato Putin in Cina nella prima metà dell’anno.

Secondo il calendario lunare cinese, ieri era il primo gio…

PECHINO – Tempistica interessante. E inusuale per Xi Jinping. Due telefonate nella stessa giornata: prima con Vladimir Putin e poi con Donald Trump. Due telefonate, di peso, a distanza di poche ore una dall’altra ieri. Il leader cinese tesse la propria tela, gioca su due tavoli contemporaneamente, per rafforzare le relazioni con Mosca da una parte e allentare le tensioni con gli Usa dall’altra. Sullo sfondo di crisi geopolitiche dall’Ucraina (mentre ad Abu Dhabi si svolgevano i colloqui tra Kiev, Mosca e Washington) all’Iran, dal trattato New Start a Taiwan, e crisi commerciali, dai dazi al petrolio al gas: crisi nelle quali la Cina è, a vari gradi, coinvolta.

Telefonate che presto si tradurranno, di nuovo, in incontri faccia a faccia proprio qui a Pechino: l’inquilino della Casa Bianca ribadisce ancora una volta che arriverà ad aprile, mentre il Cremlino fa sapere che Xi ha invitato Putin in Cina nella prima metà dell’anno.

Secondo il calendario lunare cinese, ieri era il primo giorno di primavera. Una giornata che simboleggia un “nuovo inizio”: esattamente quello che Xi ha chiesto a Putin nella loro videochiamata. «Un nuovo progetto per le relazioni tra Cina e Russia». Forse per tranquillizzarlo, dopo la processione di leader occidentali arrivati qui a gennaio, che la partnership di Pechino con Mosca non è in discussione. «I due Paesi dovrebbero rafforzare la cooperazione in vari campi. Le relazioni devono continuare a svilupparsi nella giusta direzione attraverso un coordinamento strategico più profondo, per mantenere la stabilità globale, dato che dall’inizio dell’anno la situazione internazionale è diventata sempre più turbolenta». Turbolenze, dall’Iran al Venezuela, che minacciano gli interessi cinesi e russi. Il russo gli risponde che «entrambi dovrebbero continuare a sostenersi reciprocamente con determinazione nella salvaguardia della sovranità e della sicurezza nazionale e che la Russia è disposta a continuare a coordinarsi con la Cina nelle varie sedi multilaterali».

Cooperazione economica, con Putin che mette l’accento sull’energia, e strategica. I due hanno discusso pure, infatti, delle loro rispettive relazioni con gli Stati Uniti. Il consigliere per gli affari esteri di Putin, Yuri Ushakov, afferma che le opinioni dei due leader sugli Usa «coincidono». Sia sul Board of Peace trumpiano: entrambe non hanno ancora dato una risposta definitiva all’invito ricevuto ma hanno già fatto capire che non ne faranno parte. Sia sul New Start sulle armi nucleari tra Stati Uniti e Russia, che scade oggi. Putin aveva proposto di rispettare i limiti oltre la scadenza finché non si fosse trovata un’altra intesa, Trump lo ha ignorato e anzi vorrebbe che la Cina entrasse a far parte di nuove discussioni. Pechino non ci pensa nemmeno: Usa e Russia hanno molte più testate di noi e quindi noi ne vogliamo restare fuori, il pensiero della diplomazia cinese. Posizione che Putin dice di voler rispettare.

«Facciamo del 2026 un anno in cui la Cina e gli Stati Uniti, in quanto grandi potenze, avanzino verso il rispetto reciproco, la coesistenza pacifica e una cooperazione vantaggiosa», il messaggio invece di Xi, poco dopo aver parlato col russo, a Trump. «Tutto molto positivo», afferma l’americano, il quale dice che i due hanno parlato di commercio, possibili acquisti cinesi di petrolio, gas e soia statunitensi, Iran, Ucraina, Taiwan, e del suo viaggio in terra cinese ad aprile (che Pechino non ha ancora confermato).

Per poter andare d’accordo, però, è indispensabile che gli Stati Uniti «agiscano con cautela» dice Xi quando si tratta di vendere armi all’isola. «La questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni sino-americane. L’isola è territorio cinese. La Cina ha il dovere di difendere la propria sovranità». Xi non vuole una guerra con gli Usa su Taiwan, vuole una soluzione politica della questione: ma ha bisogno di un cambiamento di linguaggio e atteggiamento degli americani, così Taipei si sentirebbe più isolata. Appuntamento ad aprile.

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