Nel gotha di spie della nuova nobiltà a cui Vladimir Putin ha affidato la rinascita dell’impero russo, lui era il Cavaliere Nero. Un uomo che nella dissoluzione sovietica si è fatto strada con il pugnale. Letteralmente. Prima negli “Spetsnaz”, i paracadutisti incursori; poi nei “Pipistrelli”, gli 007 che eliminano ovunque gli avversari, concretizzando la promessa di ammazzare “i terroristi pure sul cesso” che ha trasformato il giovane e sconosciuto Putin nel nuovo Zar. In quarant’anni di carriera tutta nell’ombra, il generale Vladimir Alekseyev di nemici se n’è fatti tanti, all’estero ma anche in patria. E per questo l’agguato che l’ha ridotto in condizioni disperate nel cuore di Mosca offre poche certezze e molti interrogativi.
L’attentato il giorno dopo il negoziato
Ovviamente, sorprende la tempistica: Alekseyev è il vicedirettore del servizio segreto militare, il Gru, che al Cremlino ha un peso straordinario. Il numero uno, Igor Kostjukov, è stato nominato a capo della delegazion…
Nel gotha di spie della nuova nobiltà a cui Vladimir Putin ha affidato la rinascita dell’impero russo, lui era il Cavaliere Nero. Un uomo che nella dissoluzione sovietica si è fatto strada con il pugnale. Letteralmente. Prima negli “Spetsnaz”, i paracadutisti incursori; poi nei “Pipistrelli”, gli 007 che eliminano ovunque gli avversari, concretizzando la promessa di ammazzare “i terroristi pure sul cesso” che ha trasformato il giovane e sconosciuto Putin nel nuovo Zar. In quarant’anni di carriera tutta nell’ombra, il generale Vladimir Alekseyev di nemici se n’è fatti tanti, all’estero ma anche in patria. E per questo l’agguato che l’ha ridotto in condizioni disperate nel cuore di Mosca offre poche certezze e molti interrogativi.
L’attentato il giorno dopo il negoziato
Ovviamente, sorprende la tempistica: Alekseyev è il vicedirettore del servizio segreto militare, il Gru, che al Cremlino ha un peso straordinario. Il numero uno, Igor Kostjukov, è stato nominato a capo della delegazione nei negoziati in corso con Ucraina e Stati Uniti ad Abu Dhabi. Facile ipotizzare una manovra di Kiev, come ha esplicitato il ministro degli Esteri Lavrov, per far deragliare la trattativa di pace. Ma il partito della guerra a oltranza è attivo pure nelle mura del Cremlino e tra i suoi sostenitori ci sono parecchi “falchi” che hanno conti in sospeso con Alekseyev.
C’è chi fa notare due cose. Primo. Finora gli ucraini hanno sempre usato bombe per attentare alla vita di generali e scienziati nelle città russe mentre questa volta è stato un killer solitario a scaricare la pistola sul bersaglio. Uno stile più consono con i “lavori bagnati”, il nome in gergo delle esecuzioni degli 007 russi. Anche se la ricostruzione della testata “Kommersant” – l’unica disponibile – non pare indicare l’opera di un professionista: il sicario, vestito come un corriere tipo Deliveroo, gli ha sparato due volte sulle scale di casa, ferendolo a un piede e al braccio. L’ufficiale ha cercato di disarmarlo e nella colluttazione sarebbe partito un colpo sul petto, quello che ha causato i danni più gravi.
Il secondo punto invece guarda a Kiev. Zelensky un mese fa ha rimosso brutalmente Vasily Malyuk, detto il “Mastino”: il capo dell’apparato spionistico Sbu che aveva organizzato tutte le azioni coperte in Russia. Il successore non è stato ancora scelto e quindi la responsabilità di un’azione così eclatante ricadrebbe sul presidente. Che invece finora ha evitato di sporcarsi le mani in questi raid omicidi.
Le missioni di Alekseyev
Sarà difficile avere una verità. Come è complesso ricostruire la lista delle missioni condotte da Alekseyev. Nato nel 1961 in Ucraina, non lontano dal confine bielorusso, dicono che sin da bambino sognasse di indossare la divisa. Non supera le selezioni dell’Accademia ma durante la leva nelle truppe d’assalto in Afghanistan si impone per coraggio e senso tattico, virtù che gli aprono le porte della scuola ufficiali dei parà. Quando l’Urss si frantuma e la Russia subisce la minaccia dai separatisti islamici, gli viene chiesto di combatterli con i suoi incursori: nel Caucaso, in Cecenia o nelle metropoli, alle lame dei tagliagole jihadisti i sicari del Gru rispondono con i loro pugnali. Tutto nell’ombra, occhio per occhio, violenza per violenza. Una missione fondamentale per Putin, che consacra la sua presidenza e porta nel 2011 il cinquantenne Alekseyev alla vicedirezione del Gur.
Il secondo capitolo della sua vita in apparenza si svolge soprattutto all’estero. Viene accusato delle operazioni cyber più clamorose negli Stati Uniti, come l’hackeraggio delle mail di Hillary Clinton, per manipolare le elezioni del 2016 che hanno insediato Donald Trump alla Casa Bianca. A Kiev sostengono che quattro anni dopo si sia mosso con minore efficacia per sabotare l’elezione di Joe Biden, seminando false prove sul coinvolgimento negli affari sporchi del figlio Hunter. In Europa viene indicato come il regista degli avvelenamenti con il gas novichok, a partire dal tentativo di uccidere il “traditore” Sergei Skripal in Gran Bretagna nel 2018: tante azioni condotte da un team speciale per eliminare personaggi scomodi in tutto il Continente. In Siria gestisce l’intelligence per la spedizione russa che affronta l’Isis al fianco di Assad: una partita che gli permette di creare rapporti personali con figure chiave dei Guardiani della Rivoluzione, di hezbollah, delle milizie irachene sciite e di altre confraternite guerriere antiamericane come gli Houthi.
Quale sia stato il suo ruolo concreto nel conflitto ucraino è un argomento controverso. C’è chi reputa che dopo il fallimento dell’invasione, Putin abbia tolto agli eredi del Kgb – per l’esattezza, al quinto direttorato del Fsb - la gestione dello spionaggio a Kiev e domandato personalmente ad Alekseyev, fedele e scrupoloso, di farsene carico. Ma è una ricostruzione che alcuni analisti non condividono, ritenendo che il “Cavaliere Nero” fosse ancora focalizzato sulle attività strategiche in Europa, Medio Oriente e Africa, inclusa l’importazione di tecnologie sotto embargo per mantenere la produzione bellica.
La sfida contro Prigozhin
Di sicuro il generale è stato in prima fila nella sfida contro Evgenij Prigozhin, che nell’estate 2023 ha segnato il massimo momento di crisi per il Cremlino. Tutti i mercenari ingaggiati dalla Wagner lo conoscevano di fama e i loro capi avevano combattuto al suo fianco: i blogger militari anche oggi ne parlano come “un leader che non resta chiuso in ufficio ma è sempre in mezzo ai suoi uomini”. Si rivolge direttamente a loro con un video quando Prigozhin il 23 giugno marcia su Mosca con la sua centuria: “Non potete dare una coltellata alla schiena alla nazione e al suo presidente”.
Poche ore dopo va a Rostov sul Don e – assieme all’altro veterano Yunus-bek Yevkurov – affronta Prigozhin faccia a faccia davanti alle telecamere. Di quel colloquio, a Mosca si ricorda un passaggio molto preciso. Al capo mercenario che dichiara di volere prendere il ministro della Difesa Shoigu e il capo delle forze armate Gerasimov, bollati come responsabili delle disfatte in Ucraina, risponde: “Te li puoi prendere”. Shoigu oggi è il segretario del Consiglio di sicurezza, Gerasimov è rimasto al suo posto nonostante abbia superato l’età della pensione. E si giura che non abbiano dimenticato quelle parole. Così come molti dei mercenari ritengono che sia stato proprio Alekseyev a far sparire due mesi dopo l’uomo che aveva sfidato Putin.
In quel dialogo Prigozhin e Alekseyev parlano la stessa lingua, quella di chi è partito dal nulla e ha sempre lottato per farsi strada. Il generale indossa una divisa verde anonima, che lascia vedere la maglia bianca a righe azzurre degli Spetnaz: è la tenuta dei “piccoli uomini verdi”, i commandos del Gru che hanno occupato la Crimea senza sparare un colpo e sono diventati gli idoli della nuova Russia. Un corpo che proprio lui avrebbe creato e forgiato. Dopo la fine di Prigozhin, sarà lui - sempre assieme a Yunus-bek Yevkurov - a rimettere ordine nelle schiere mercenarie e concepire il nuovo Africa Corp che sta impadronendosi dei governi e delle risorse del continente. Un altro scacchiere dove il generale aggredito ieri si è fatto tanti avversari, a partire dai francesi infuriati ultimamente per lo scippo dell’uranio nigerino.
I commenti dei blogger militari russi più seguiti – come “I due maggiori“ e “Rybar” che su Telegram hanno due milioni e mezzo di lettori – restituiscono il ritratto della sua popolarità: “Tra le unità subordinate gode di un’autorità indiscussa e meritata. Non abbiamo dubbi che il nemico stia deliberatamente eliminando i nostri comandanti efficaci. E per qualche motivo non hanno una protezione, vivono in semplici appartamenti. Invece, per uno come Timur Ivanov (ndr il viceministro della Difesa arrestato per corruzione), il nemico non avrebbe nemmeno pianificato un attentato... Queste persone stanno danneggiando la Russia stessa”.
In effetti stupisce che il generale non avesse una scorta. E che non ci fosse neppure una guardia davanti alla sua casa. Dall’estate 2022 tante figure eccellenti sono state abbattute dai misteriosi bombaroli, capaci di colpire fin troppo indisturbati nella capitale russa.