NEW YORK – «Solo perché indosso la bandiera, non significa che rappresenti tutto quanto accade negli Stati Uniti». Quando un atleta americano sente la necessità di manifestare il disagio per il proprio Paese da un palcoscenico globale come le Olimpiadi, forse sarebbe il caso di iniziare a porsi qualche domanda. Magari l’amministrazione risponderà che Hunter Hess, coraggioso responsabile di questo distinguo in conferenza stampa, è solo un attivista democratico mascherato da atleta di sci freestyle. Le sue parole però smontano sul nascere la difesa del suo vice Vance fatta da Donald Trump, quando lo hanno informato dei fischi beccati alla cerimonia di apertura dei Giochi di Milano-Cortina (e la scena si è ripetuta ieri, all’incontro di hockey tra le nazionali femminili statunitense e finlandese): «Strano. Stava in un paese straniero. Qui piace, non viene fischiato». Non proprio, se persino alcuni atleti della nazionale condividono le riserve degli spettatori di San Siro.
Trump ripete s…
NEW YORK – «Solo perché indosso la bandiera, non significa che rappresenti tutto quanto accade negli Stati Uniti». Quando un atleta americano sente la necessità di manifestare il disagio per il proprio Paese da un palcoscenico globale come le Olimpiadi, forse sarebbe il caso di iniziare a porsi qualche domanda. Magari l’amministrazione risponderà che Hunter Hess, coraggioso responsabile di questo distinguo in conferenza stampa, è solo un attivista democratico mascherato da atleta di sci freestyle. Le sue parole però smontano sul nascere la difesa del suo vice Vance fatta da Donald Trump, quando lo hanno informato dei fischi beccati alla cerimonia di apertura dei Giochi di Milano-Cortina (e la scena si è ripetuta ieri, all’incontro di hockey tra le nazionali femminili statunitense e finlandese): «Strano. Stava in un paese straniero. Qui piace, non viene fischiato». Non proprio, se persino alcuni atleti della nazionale condividono le riserve degli spettatori di San Siro.
Trump ripete spesso che grazie a lui gli Stati Uniti sono diventati il paese più “hot” al mondo, ma il freddo non solo meteorologico di venerdì sera lo ha visibilmente contraddetto. La cosa non è sfuggita anche a giornali conservatori come il Wall Street Journal, che ha titolato così: “Team USA e Vance fischiati in una gelida accoglienza alle Olimpiadi invernali italiane”. Quindi il quotidiano che apparterrà pure a Rupert Murdoch, ma da sempre incarna i valori dei repubblicani, ha spiegato: «L’Italia ha aperto le braccia per accogliere il mondo intero. Beh, quasi tutto il mondo. In un segno inequivocabile di come la visione dell’America in Europa si stia rapidamente offuscando, la delegazione statunitense è entrata allo stadio di San Siro tra un coro di fischi e disapprovazione da parte della folla internazionale di oltre 65.000 persone. Le derisioni sono aumentate quando Vance è apparso sul grande schermo durante l’arrivo del Team Usa. L’unica altra squadra a ricevere un trattamento simile è stata Israele».
Trump ha commentato che il vice è popolare in patria, ma è lui a non essere popolare fra gli stessi atleti che la rappresentano. Chris Lillis, anche lui freestyler, oro a Pechino nel 2022, ha detto di amare gli Stati Uniti e «non vorrei mai rappresentare» nessun altro paese ai Giochi. Però ha ammesso di avere «il cuore spezzato», rispondendo a una domanda su cosa prova per quanto avviene in America: «Molte volte gli atleti sono riluttanti a parlare di opinioni politiche, ma mi sento distrutto da ciò che accade negli Usa. Se state parlando dell’Ice, penso che, come Paese, dovremmo concentrarci sul rispetto dei diritti di tutti e assicurarci di trattare i nostri cittadini bene come chiunque altro, con amore e rispetto». Quindi ha aggiunto: «Spero che quando la gente guarda gli atleti gareggiare alle Olimpiadi, capisca che questa è l’America che stiamo cercando di rappresentare». Hess ha ammesso che competere per il suo Paese «suscita emozioni contrastanti. È un po’ difficile. Succedono parecchie cose che non mi piacciono molto, e penso non piacciano a molte persone. Più che altro sono qui per i miei amici e la mia famiglia, tutte le cose che credo siano buone degli Usa. Solo perché indosso la bandiera, non significa che rappresenti tutto ciò che accade negli Stati Uniti».
Trump dirà che è un anti Maga nemico del popolo, come Bad Bunny o i Green Day, che stasera canteranno nell’intervallo di un Super Bowl di football che si preannuncia particolarmente ostile. Così perderà un’altra occasione per provare a capire l’entità del danno e magari ripararlo. La sua amministrazione non ha mai dato peso al soft power, che però tanto soft non è. Un’accoglienza come quella riservata da Milano a Vance in altri tempi colpiva paesi autocratici o violatori dei diritti umani. Durante la Guerra Fredda una delle armi più affilate degli Usa era quella di essere ammirati. Magari non sempre, visto il Vietnam, ma spesso, mentre l’Urss doveva inviare i carri armati a Praga o Budapest per tenere buoni pure gli alleati più stretti. Oggi gli amici si piegano perché gli Usa sono potenti e ricchi, e Trump è imprevedibile, ma lo fanno col risentimento manifestato dal pubblico internazionale a Milano. Al presidente sta ora il compito di stabilire se per l’America sia un vantaggio di lungo termine.