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Super Bowl, Trump: “Spettacolo terribile, uno schiaffo all’America”

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Il presidente critica lo show dell’intervallo con Bad Bunny. Nbc oscura il “vaffa” urlato dai Green Day durante il pre-partita
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NEW YORK – Un paese diviso fra due tribù che quasi non si parlano, con valori profondamente diversi, incapaci ormai di godersi insieme anche una partita di football. Il prossimo 4 luglio gli Stati Uniti compiranno 250 anni e domenica sera il campionato Nfl ha celebrato la sessantesima edizione del Super Bowl, ma a guardarli da Marte l’impressione era che non ci fosse molto da festeggiare. Oppure sì, perché in fondo alla fine il miracolo dell’America è sempre stato quello di conciliare gli opposti, accogliendoli tutti nel proprio seno, per poi forgiare l’unità dalla differenza, "E pluribus unum". A costi molto elevati, però, che al momento non conosciamo fino in fondo, perché da Minneapolis a Santa Clara l’ultima trasformazione di questo esperimento unico al mondo è ancora in corso, con esiti tutti da vedere.

Chissà quanti avranno capito che Bad Bunny si chiama in realtà Benito Antonio Martínez Ocasio e ha il passaporto degli Stati Uniti. Perché le uniche parole in inglese pronunciate…

NEW YORK – Un paese diviso fra due tribù che quasi non si parlano, con valori profondamente diversi, incapaci ormai di godersi insieme anche una partita di football. Il prossimo 4 luglio gli Stati Uniti compiranno 250 anni e domenica sera il campionato Nfl ha celebrato la sessantesima edizione del Super Bowl, ma a guardarli da Marte l’impressione era che non ci fosse molto da festeggiare. Oppure sì, perché in fondo alla fine il miracolo dell’America è sempre stato quello di conciliare gli opposti, accogliendoli tutti nel proprio seno, per poi forgiare l’unità dalla differenza, "E pluribus unum". A costi molto elevati, però, che al momento non conosciamo fino in fondo, perché da Minneapolis a Santa Clara l’ultima trasformazione di questo esperimento unico al mondo è ancora in corso, con esiti tutti da vedere.

Chissà quanti avranno capito che Bad Bunny si chiama in realtà Benito Antonio Martínez Ocasio e ha il passaporto degli Stati Uniti. Perché le uniche parole in inglese pronunciate cantando nello show dell’intervallo sono state "God bless America", che in fondo sarebbero un buon inizio, se non destassero anche la preoccupazione di essere uno scherzo o una sfida, visto che poi ha elencato i nomi di tutti i paesi che compongono questo continente, dove invece il presidente Trump ha appena annunciato di voler ripristinare la Dottrina Monroe, soprannominata Donroe per legarla al suo nome, come il Kennedy Center di Washington, l’aeroporto della capitale, la stazione di New York e tutti i monumenti che vuole costruire o dedicare al mito di se stesso.

Molti si saranno chiesti se quel bambino a cui il cantante portoricano ha regalato il suo Grammy fosse in realtà Liam Conejo Ramos, il ragazzino di 5 anni arrestato dall’Ice a Minneapolis e avviato verso la deportazione insieme al padre.

(reuters)

Altri vorrebbero sapere perché la televisione Nbc, che trasmetteva la finale del campionato di football, abbia deciso di censurare il "vaffa" urlato dai Green Day durante lo spettacolo pre partita, così come aveva censurato i fischi al vice presidente Vance durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina. Ma gli Usa non erano la patria del Primo emendamento, dove la libertà di parola era protetta dalla Costituzione? Non erano il faro di speranza, ammirato ad esempio durante la Guerra Fredda, perché illuminava tutto il mondo con la promozione dei valori universali della democrazia? Paura di guardare in faccia la realtà? Timore di urtare il capo della Casa Bianca, che magari poi avrebbe fatto una causa miliardaria alla Nbc, per metterla in ginocchio come ha fatto con la rivale Cbs?

Non a caso, quello che un tempo veniva definito il leader del mondo libero ha sentito la necessità e ha trovato il tempo di intervenire pure su una partita di football, per chiarire che a suo avviso lo spettacolo dell’intervallo è stato "terribile, tra i più brutti di sempre, uno schiaffo in faccia al nostro paese". E questo mentre i suoi alleati conservatori del gruppo Turning Point, fondato dall’attivista Charlie Kirk ucciso nello Utah, tenevano il loro All-American halftime show alternativo, per confermare anche visivamente che gli Stati Uniti sono spaccati persino sulle canzonette. Che poi tali non sono, almeno a giudicare dallo slogan scelto nell’altro show da Bad Bunny, secondo cui "l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore".

Magari adesso Trump ripeterà le accuse sulle presidenziali rubate del 2020, che portarono all’assalto del Congresso, per lamentarsi della vittoria dei Seattle Seahawks contro i New England Patriots del suo amico Robert Kraft, truccata per definizione, si capisce anche solo leggendo i nomi delle due squadre.

Riprendendosi dallo stupore, l’osservatore da Marte potrebbe cedere alla paura, domandandosi se quello che ha visto sia davvero un paese unito, una comunità, una cultura forgiata dagli stessi valori. Basandosi semplicemente sui fatti, sulle cose che ha visto e sta vedendo in questo tempo complicato, la risposta sarebbe inevitabilmente no. A meno che l’America alla fine non riesca a ripetere il miracolo, ricostruendo in qualche maniera il proprio esperimento, per tornare ad essere la città in cima alla collina sognata dai suoi padri fondatori.

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