Hess a Trump: “La bellezza dell’America è la libertà di parlare delle cose che non vanno”
dal nostro inviato Matteo MacorLIVIGNO – Nel nostro Paese ci sono tante cose che non vanno, ma quello che lo rende incredibile è che abbiamo il diritto e la libertà di poterlo sottolineare». Risponde con spigolata da freestyle, l’uomo su cui negli ultimi due giorni si è riversata tutta la violenza verbale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Hunter Hess, 27 anni, è lo sciatore dell’Oregon che dalle Olimpiadi di Milano-Cortina ha dichiarato di sentirsi a disagio a «rappresentare il mio Paese in un momento in cui accadono tante cose brutte, è un po’ dura», – il riferimento, chiaro, alla condotta dell’Ice degli ultimi mesi – e per questo definito da Trump un loser, un perdente, «non degno del tifo degli americani». E dopo 24 ore di rigoroso silenzio, sceglie poche parole per ribadire il concetto. «La cosa più bella delle Olimpiadi e dello sport è che nascono per riunire le persone, – il messaggio che richiama più o meno involontariamente quello mandato nel travolgente half time del Superbowl, dall’altra par…
LIVIGNO – Nel nostro Paese ci sono tante cose che non vanno, ma quello che lo rende incredibile è che abbiamo il diritto e la libertà di poterlo sottolineare». Risponde con spigolata da freestyle, l’uomo su cui negli ultimi due giorni si è riversata tutta la violenza verbale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Hunter Hess, 27 anni, è lo sciatore dell’Oregon che dalle Olimpiadi di Milano-Cortina ha dichiarato di sentirsi a disagio a «rappresentare il mio Paese in un momento in cui accadono tante cose brutte, è un po’ dura», – il riferimento, chiaro, alla condotta dell’Ice degli ultimi mesi – e per questo definito da Trump un loser, un perdente, «non degno del tifo degli americani». E dopo 24 ore di rigoroso silenzio, sceglie poche parole per ribadire il concetto. «La cosa più bella delle Olimpiadi e dello sport è che nascono per riunire le persone, – il messaggio che richiama più o meno involontariamente quello mandato nel travolgente half time del Superbowl, dall’altra parte del mondo – e quando così tanti americani si sentono divisi vuol dire ne abbiamo bisogno più che mai».
Investito da una fama planetaria improvvisa, passato dall’essere uno tra i tanti sciatori freestyle del team Usa in spedizione sui monti di casa nostra al nuovo (l’ennesimo) simbolo dell’allergia al dissenso dell’America trumpiana, Hess ai Giochi gareggerà il prossimo 17 febbraio, a Livigno. «Non vedo l’ora di scendere in pista per il team Usa, io amo il mio Paese», dice. Anche se da quando è arrivata la fatwa presidenziale, di fatto, la federazione americana l’ha tenuto a debita distanza dal resto del mondo. «Non si allena a Livigno ma altrove», precisa lo staff della sua nazionale a chi lo cerca. Blindatissimo, ma sempre della stessa idea nonostante tutto: «Nella nostra America ci sono così tante cose così grandiose, ma allo stesso tempo tante altre che potrebbero andare molto meglio».
A parlare anche per lui, del resto, nel frattempo si sono schierati in massa moltissimi altri atleti impegnati ai Giochi. Sui social il collega anglo-americano Gus Kenworthy, che dopo le sue prese di posizione contro l’Ice ieri ha denunciato di essere finito nel mirino di minacce di morte e campagne di insulto organizzate. Direttamente da Livigno la stella cinese del freestyle Eileen Gu («I Giochi sono l’ultimo spazio sicuro nel mondo, non riusciranno a dividerci anche qui») e le ragazze della squadra statunitense di snowboard, tre su quattro di seconda generazione. «Chi lo dice che gli atleti dovrebbero chiudere gli occhi su quello che succede intorno a loro? – la riflessione dell’oro olimpico Chloe Kim, americana di genitori coreani – Gli Stati Uniti sono un grande Paese perché fatto di diversità, inclusione, compassione». Il tutto con la colonna sonora dell’esibizione-manifesto di Bad Bunny al Superbowl, già virale negli smartphone del Villaggio olimpico come nello stadio di Santa Clara. «Togheter, we are America».