✕

La Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese: “Parole oltraggiose su Israele”

La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi avrebbe definito nei giorni scorsi Israele nemico comune dell’umanità. Lega: “Depositata risoluzione per dimissioni immediate”
2 minuti di lettura

Mentre Gaza scompare dalle priorità dell’agenda politica internazionale, le parole sulla Striscia di Francesca Albanese diventano un caso. La Francia ha chiesto le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati per il suo videointervento al festival di Al Jazeera, in Qatar, domenica scorsa. Parlando al forum a cui hanno partecipato personalità da tutto il mondo, compresi uno dei leader di Hamas, Khaled Meshal, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, la relatrice ha denunciato che il «genocidio continua in Palestina», analizzando quelle che ritiene siano le cause e le conseguenze della politica di Israele.

«Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida», ma anche una opportunità «perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globa…

Mentre Gaza scompare dalle priorità dell’agenda politica internazionale, le parole sulla Striscia di Francesca Albanese diventano un caso. La Francia ha chiesto le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati per il suo videointervento al festival di Al Jazeera, in Qatar, domenica scorsa. Parlando al forum a cui hanno partecipato personalità da tutto il mondo, compresi uno dei leader di Hamas, Khaled Meshal, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, la relatrice ha denunciato che il «genocidio continua in Palestina», analizzando quelle che ritiene siano le cause e le conseguenze della politica di Israele.

«Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida», ma anche una opportunità «perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune».

Parole «oltraggiose e riprovevoli», sostiene il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, perché «non prendono di mira il governo israeliano, le cui politiche possono essere criticate, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile».

La Francia è membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l’anno scorso è stato il primo di una serie di Paesi che hanno riconosciuto lo stato di Palestina, suscitando l’ira di Israele. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva lavorato insieme al principe saudita Mohammed Bin Salman alla dichiarazione di New York, in cui diversi Paesi arabi esprimevano il loro sostegno alla soluzione dei due Stati, Israele e Palestina, al disarmo di Hamas e al ritiro di Israele dalla Striscia.

Prima della decisione di Parigi, Albanese aveva chiarito in un tweet il senso del suo discorso, negando di aver indicato in Israele il nemico dell’umanità: «Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile». Non è bastato a placare le polemiche. L’intervento di Barrot è stato netto: le parole di Albanese «si aggiungono a una lunga lista di prese di posizione scandalose, come la giustificazione del 7 ottobre, il peggiore massacro antisemita della nostra storia dai tempi della Shoah, ma anche evocazioni della lobby ebraica o ancora paralleli tra Israele e il terzo Reich».

Il caso sollevato dalla Francia ha provocato reazioni anche in Italia. La Lega ha depositato una risoluzione per chiedere le dimissioni immediate della relatrice. Il vicepresidente della Camera, Rampelli, di Fratelli d’Italia, ha accusato Albanese di avere «un profilo antisemita». Dal Pd ha parlato il deputato Arturo Scotto definendo «singolare» la richiesta di dimissioni «di Francesca Albanese nel giorno in cui Israele decide nei fatti di annettere la Cisgiordania».

Nel luglio del 2025, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni severe alla relatrice Onu che le impediscono di avere un conto in banca, di ottenere una carta di credito o, come spiegò lei stessa, che vietano anche a sua figlia, cittadina americana, di pagarle un caffè. Washington ha sanzionato anche i magistrati e i giudici della Corte penale internazionale che hanno indagato sul governo israeliano ed emesso il mandato di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu ed del defunto capo di Hamas, Yahya Sinwar, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Leggi i commenti