✕

Epstein, deposizione show della procuratrice Bondi: “Ghislaine Maxwell muoia in cella”

(reuters)

Ascolta l'audio

Nei file il presidente citato più di un milione di volte. Per un americano su due il tycoon vuole insabbiare lo scandalo
2 minuti di lettura

NEW YORK – Si è rifiutata di scusarsi con le vittime del pedofilo Jeffrey Epstein. Ha aggirato le domande sul perché avesse coperto i nomi dei potenti amici del finanziere morto in carcere e pubblicato, invece, quelli delle vittime, inclusi indirizzi e numeri di telefono. Ha insultato i membri democratici della commissione, parlato di «circo», «teatro», risposto in modo irrituale «oh, lasciatemi parlare» e «non mi abbasserò al vostro livello». Nell’attesa audizione davanti alla commissione Giustizia della Camera, la procuratrice generale Pam Bondi, ministra della Giustizia del governo Trump, ha fatto notizia non per ciò che ha dichiarato, ma per quello che ha evitato di dire.

Ha adottato la stessa strategia mostrata a ottobre: non ha risposto alle domande anche quando le chiedevano solo un «sì» o un «no», ma ha sfidato con tono sprezzante i membri dell’opposizione. Ha definito Epstein «un mostro», detto di sperare che la complice, Ghislaine Maxwell, «muoia in prigione», rivelato che «…

NEW YORK – Si è rifiutata di scusarsi con le vittime del pedofilo Jeffrey Epstein. Ha aggirato le domande sul perché avesse coperto i nomi dei potenti amici del finanziere morto in carcere e pubblicato, invece, quelli delle vittime, inclusi indirizzi e numeri di telefono. Ha insultato i membri democratici della commissione, parlato di «circo», «teatro», risposto in modo irrituale «oh, lasciatemi parlare» e «non mi abbasserò al vostro livello». Nell’attesa audizione davanti alla commissione Giustizia della Camera, la procuratrice generale Pam Bondi, ministra della Giustizia del governo Trump, ha fatto notizia non per ciò che ha dichiarato, ma per quello che ha evitato di dire.

Ha adottato la stessa strategia mostrata a ottobre: non ha risposto alle domande anche quando le chiedevano solo un «sì» o un «no», ma ha sfidato con tono sprezzante i membri dell’opposizione. Ha definito Epstein «un mostro», detto di sperare che la complice, Ghislaine Maxwell, «muoia in prigione», rivelato che «sono in corso indagini relative a Epstein» e invitato le vittime a denunciare, ma poi ha alzato un muro, descrivendo Donald Trump come «il miglior presidente della storia americana». A un certo punto la ministra ha risposto in modo surreale citando il boom azionario a Wall Street e al Nasdaq, sostenendo che si dovesse parlare dei «successi del presidente» e non di questo scandalo sessuale.

Alle risate sarcastiche dei democratici, Bondi ha risposto irritata: «Ma cosa ridete?». L’audizione non ha rappresentato un momento di verità, ma di arroganza normalizzata. Alcune vittime, presenti in aula, sono rimaste deluse. Il dipartimento di Giustizia non le ha mai incontrate. Nel frattempo l’Fbi ha ingaggiato l’anno scorso un migliaio di agenti con il compito di oscurare nomi presenti in milioni di file, prima che venissero resi pubblici: ufficialmente dovevano essere quelli delle vittime, ma alla fine sono stati soprattutto quelli di personaggi importanti, incluso Trump. Due di questi sono stati citati in aula dal deputato democratico Ro Khanna: Leslie Wexner, fondatore di Victoria’s Secret, e il sultano Ahmed bin Sulayem. «Perché lei ha oscurato i nomi dei complici?», hanno chiesto inutilmente, a turno, i democratici. Al deputato californiano Ted Lieu, la ministra ha risposto: «La verità è che lei non vuole parlare dei crimini commessi nel suo distretto». A Thomas Massie, unico repubblicano ad aver chiesto trasparenza, Bondi ha dato del «politico fallito».

Ogni scambio ha generato proteste in aula, sovrapporsi di voci e un clima caotico che ha finito per porgere l’assist al presidente della commissione, il trumpiano Jim Jordan — accusato a sua volta in passato di aver coperto casi di abusi sessuali quando era assistente coach di lotta a Ohio State University — che ne ha approfittato per passare la parola a un nuovo deputato ed evitare che Bondi rispondesse.

Intanto il democratico Jamie Raskin, che ha avuto accesso ai documenti non oscurati, ha rivelato che il nome di Trump è citato «più di un milione di volte». Finora risultava presente in cinquemila documenti e per un massimo di 38 mila citazioni e già questi numeri avevano suscitato indignazione in un Paese dove la fiducia degli elettori verso il presidente si è incrinata: secondo Economist/YouGov, un americano su due è convinto che Trump stia cercando di insabbiare lo scandalo e ne sia coinvolto. Bondi, con il suo atteggiamento di sfida, non ha fatto niente per convincere del contrario.

Leggi i commenti