Navalny, inchiesta contro Mosca: “Ucciso col veleno della rana freccia dell’Ecuador”
di Rosalba CastellettiDove fallì il Novichok, riuscì la rana freccia. L’uomo che visse due volte, che nel 2020 si risvegliò miracolosamente dal coma provocato da un agente nervino, quattro anni dopo fu ucciso dalla epibaditina, una neurotossina letale presente nella pelle di un raro anfibio sudamericano, introvabile in natura in Russia. «E soltanto lo Stato russo aveva i mezzi, il movente e l’opportunità di usare questa tossina mortale per colpire Aleksej Navalny mentre era imprigionato in una colonia penale russa in Siberia e lo riteniamo responsabile della sua morte».
La pesante accusa contro Mosca di cinque governi occidentali arriva per contrappasso proprio dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco dove, il 16 febbraio di due anni fa, Julija Navalnaja si scoprì di colpo vedova ed erede del leader diventato martire della dissidenza russa. Accusa che la Russia respinge come «bufala» e «insinuazione».
Dove fallì il Novichok, riuscì la rana freccia. L’uomo che visse due volte, che nel 2020 si risvegliò miracolosamente dal coma provocato da un agente nervino, quattro anni dopo fu ucciso dalla epibaditina, una neurotossina letale presente nella pelle di un raro anfibio sudamericano, introvabile in natura in Russia. «E soltanto lo Stato russo aveva i mezzi, il movente e l’opportunità di usare questa tossina mortale per colpire Aleksej Navalny mentre era imprigionato in una colonia penale russa in Siberia e lo riteniamo responsabile della sua morte».
La pesante accusa contro Mosca di cinque governi occidentali arriva per contrappasso proprio dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco dove, il 16 febbraio di due anni fa, Julija Navalnaja si scoprì di colpo vedova ed erede del leader diventato martire della dissidenza russa. Accusa che la Russia respinge come «bufala» e «insinuazione».
In una nota congiunta, i ministri degli Esteri di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Paesi Bassi sostengono però che «un lavoro costante e collaborativo» avrebbe confermato «in modo definitivo», attraverso analisi di laboratorio, tracce di epibatidina nei campioni di tessuto prelevati di nascosto dal corpo di Navalny e contrabbandati fuori dalla Russia. Un «processo complicato» che ha richiesto tempo, ha spiegato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che smentirebbe la versione di una morte per cause naturali difesa dalle autorità russe.
Che cos’è l’epibaditina, la tossina delle rane frecce
Rinvenuta nella pelle delle rane freccia ecuadoriane nel 1974 e sintetizzata chimicamente per la prima volta nel 1993, l’epibaditina agisce come gli agenti nervini causando arresto respiratorio, convulsioni, crisi epilettiche, paralisi e infine la morte. «Non è qualcosa che si ordina online», ha detto uno specialista al sito investigativo russo The Insider, confermando che gli effetti corrispondono ai sintomi che furono sperimentati da Navalny. «I sintomi sono da manuale. Il corpo semplicemente si spegne».
«Ero certa fin dal primo giorno che mio marito fosse stato avvelenato, ma ora ci sono le prove: Putin ha ucciso Aleksej con un’arma chimica. Sono grata agli Stati europei per il lavoro meticoloso che hanno svolto per oltre due anni e per aver scoperto la verità. Vladimir Putin è un assassino. Deve essere ritenuto responsabile di tutti i suoi crimini», ha commentato Navalnaja che già lo scorso settembre aveva anticipato la scoperta di due laboratori indipendenti. «Due anni fa, sono salita sul palco e ho detto: “Vladimir Putin ha ucciso mio marito”. E oggi quelle parole sono diventate un fatto scientificamente provato».
I due avvelenamenti: dopo il Novichok, la rana freccia
Avvelenato nel 2020 col Novichok, trasferito in Germania in coma per cure, nel gennaio 2021 Navalny aveva scelto di tornare in Russia ed era stato subito arrestato e incarcerato. Nel febbraio 2024 è morto a 47 anni in una colonia penale artica mentre scontava 19 anni per accuse da lui considerate «motivate politicamente». Dopo la sua morte, le autorità si erano rifiutate per diversi giorni di restituire il corpo alla famiglia. Soltanto il primo marzo avevano consentito di celebrare il funerale, a bara aperta, com’è consuetudine in Russia.
Per la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, l’inchiesta è la prova del «progetto barbaro del Cremlino di mettere a tacere la sua voce». Nonché l’ennesima conferma che la Russia non ha distrutto le sue scorte di armi chimiche: una violazione della Convenzione che i cinque Paesi europei denunceranno presso l’Opcw. «Putin è pronto a utilizzare armi biologiche contro il suo stesso popolo per mantenere la presa sul potere», ha detto invece il capo della diplomazia francese Jean-Noel Barrot.
Tutte «insinuazioni volte a distogliere l’attenzione dalle urgenti questioni occidentali», ha replicato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha invece detto di non voler pensare di poter fare la stessa fine di Aleksej Navalny. «La Russia ci attacca con 100 droni e missili. Qual è la differenza tra veleno e missili? Non la vedo».