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Hodges: “Nessuna svolta Usa, gli europei siano più sicuri di sé e costruiscano la loro difesa”

(afp)

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L’ex comandante delle forze armate americana nel nostro continente fa un bilancio della Conferenza di Monaco alla luce anche dell’intervento del segretario di Stato Rubio
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MONACO DI BAVIERA – L’ex comandante delle forze armate americane in Europa, Ben Hodges, non crede minimamente a una svolta nell’Amministrazione Trump sull’Europa. Sabato il generale ha partecipato a una tavola rotonda della Conferenza sulla sicurezza. A margine lo abbiamo intercettato per un’intervista e Hodges ci ha spiegato perché il discorso del Segretario di Stato Marco Rubio “non cambia nulla”.

Generale, cosa ne pensa del discorso di Rubio? E’ cambiato qualcosa nella postura degli americani verso l’Europa?

“Guardi, Rubio non ha neanche menzionato l’Ucraina. Nella sostanza non cambia nulla. Tanto che Donald Trump continua a terrorizzare Volodymyr Zelensky”.

A un certo punto il segretario di Stato ha detto che gli europei…

MONACO DI BAVIERA – L’ex comandante delle forze armate americane in Europa, Ben Hodges, non crede minimamente a una svolta nell’Amministrazione Trump sull’Europa. Sabato il generale ha partecipato a una tavola rotonda della Conferenza sulla sicurezza. A margine lo abbiamo intercettato per un’intervista e Hodges ci ha spiegato perché il discorso del Segretario di Stato Marco Rubio “non cambia nulla”.

Generale, cosa ne pensa del discorso di Rubio? E’ cambiato qualcosa nella postura degli americani verso l’Europa?

“Guardi, Rubio non ha neanche menzionato l’Ucraina. Nella sostanza non cambia nulla. Tanto che Donald Trump continua a terrorizzare Volodymyr Zelensky”.

A un certo punto il segretario di Stato ha detto che gli europei hanno versato sangue insieme agli americani a Kandahar; è sembrato quasi scusarsi per le incredibili bugie di Donald Trump sui soldati europei “in seconda linea” in Afghanistan.

“Quelle dichiarazioni di Trump sono state una totale vergogna, orribili. Trump non si scuserà mai, quindi lo ha fatto Rubio”.

Rubio è considerato una colomba dell’Amministrazione Trump, insomma quanto valgono le sue parole apparentemente più distensive alla Conferenza di Monaco?

“Non valgono molto. Come sa, l’Amministrazione americana agisce in tutt’altro modo”.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron sono sembrati molto determinati nel dire che l’ordine mondiale è morto e che respingono la retorica Maga contro i valori europei.

“Devo dire che soprattutto Merz mi ha fatto impressione. Ha dichiarato il divorzio dagli americani. E ha detto - finalmente - che gli europei devono essere più sicuri di se stessi e determinati a costruirsi la loro difesa. Ovvio che l’Europa ha bisogno degli Stati Uniti. Ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa. E hanno bisogno delle loro basi militari in Europa”.

Cosa pensa della discussione sull’europeizzazione dello scudo nucleare francese?

“Anzitutto mi lasci dire che è un colossale fallimento americano se gli alleati tradizionali cominciano a cercare alternative alla deterrenza nucleare statunitense. Voglio dire, niente di buono può emergere da questa dinamica. Ed è chiaro che la Russia gongola perché ancora una volta i suoi nemici si spaccano. La soluzione, ovviamente, è che gli europei devono cominciare a spiegare agli americani che questo è un loro palese fallimento e che la Russia minaccia anche centinaia di migliaia di americani che vivono in Europa e miriadi di aziende che fanno affari in Europa. Poi dobbiamo guardare al lato pratico. La Francia può costruire un deterrenza vera se è tale da colpire San Pietroburgo, Mosca ed essere una minaccia realistica”.

Questa discussione secondo lei è un sintomo che gli europei non credono più all’Articolo 5?

“No, non penso. Però gli americani dovrebbero rassicurare gli europei di più sul fatto che l’articolo 5 è intoccabile. E poi c’è il problema di fondo. Quest’Amministrazione capisce solo gli affari, non gliene importa nulla dei valori, ogni negoziato è una transazione. Ma questo non è certo un sentimento condiviso dalla stragrande maggioranza degli americani”.

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