BERLINO – «Trump è profondamente interessato al tuo successo perché il tuo successo è il nostro successo». Il segretario di Stato americano Marco Rubio è fuggito da Monaco dove non ha trovato il tempo di vedere la capa della diplomazia europea, Kaja Kallas. E ha preferito volare a Bratislava e soprattutto a Budapest per incontrare i due leader più trumpiani, filorussi e antieuropeisti dell’Ue: Robert Fico e Viktor Orbán. Dopo un discorso alla Conferenza di Monaco che, con toni più garbati del vicepresidente JD Vance, ha reiterato la richiesta all’Europa di adeguarsi all’ideologia Maga, Rubio ha promesso ieri persino un sostegno finanziario al più fedele seguace del trumpismo in Europa. «Se avrai delle difficoltà economiche, se affronterai degli ostacoli alla crescita, se ci saranno cose che minacciano la stabilità del tuo Paese, so che il presidente Trump sarà molto interessato» a «garantirti un aiuto».
La sua apparizione accanto all’autocrate magiaro ha avuto insomma lo scopo di mani…
BERLINO – «Trump è profondamente interessato al tuo successo perché il tuo successo è il nostro successo». Il segretario di Stato americano Marco Rubio è fuggito da Monaco dove non ha trovato il tempo di vedere la capa della diplomazia europea, Kaja Kallas. E ha preferito volare a Bratislava e soprattutto a Budapest per incontrare i due leader più trumpiani, filorussi e antieuropeisti dell’Ue: Robert Fico e Viktor Orbán. Dopo un discorso alla Conferenza di Monaco che, con toni più garbati del vicepresidente JD Vance, ha reiterato la richiesta all’Europa di adeguarsi all’ideologia Maga, Rubio ha promesso ieri persino un sostegno finanziario al più fedele seguace del trumpismo in Europa. «Se avrai delle difficoltà economiche, se affronterai degli ostacoli alla crescita, se ci saranno cose che minacciano la stabilità del tuo Paese, so che il presidente Trump sarà molto interessato» a «garantirti un aiuto».
La sua apparizione accanto all’autocrate magiaro ha avuto insomma lo scopo di manifestare il pieno sostegno di Washington alla campagna elettorale di Viktor Orbán. Il premier è in difficoltà: i sondaggi danno da almeno un anno in chiaro vantaggio il suo rivale, Peter Magyar. Si vota il 12 aprile e Trump non vuole perdere un vecchio alleato che ha un filo diretto con Mosca e ha sistematicamente buttato sabbia nell’ingranaggio europeo.
Il presidente americano ha sempre definito Orbán “un grande leader”: i vertici Maga e del partito dell’autocrate, Fidesz, si incontrano da molti anni in occasione di uno dei principali ritrovi dell’estrema destra globale, i Cpac. E sia Rubio sia Orban hanno pronosticato ieri “un’età dell’oro” delle relazioni tra gli Usa e l’Ungheria.
Da Bruxelles è arrivata una reazione gelida all’entusiastico endorsement americano a Orbán: «come sapete qui in Europa abbiamo un approccio diverso. Non è nostro costume sostenere determinati candidati in campagna elettorale». Ma il Financial Times ha rivelato ieri che Ursula von der Leyen ha intenzione di abbassare i toni con Orbán e persino di sbloccare i fondi congelati per le sistematiche lesioni dello stato di diritto dell’Ungheria per scongiurare le ormai tradizionali, violente campagne elettorali anti-Ue del premier ungherese.