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Ginevra accoglie ucraini e russi. “Qui oggi si parlerà dei territori”

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I colloqui mediati dagli americani tornano in Svizzera e il Cremlino rafforza la delegazione. Ma Zelensky avverte: “Prima di qualsiasi scambio devono esserci le garanzie di sicurezza”
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GINEVRA – Niente bandiere ospiti sul pont du Mont-Blanc che unisce le due sponde della città svizzera né poliziotti a presidiare le strade acciottolate del centro. In questa piovosa vigilia di colloqui trilaterali per la pace in Ucraina, a Ginevra non c’è nulla del fervore e delle ingenti misure di sicurezza che, cinque anni fa, accompagnarono il vertice tra Vladimir Putin e Joe Biden. Il primo e l’ultimo: soltanto otto mesi dopo la Russia avrebbe mosso i suoi carri armati contro Kiev.

Nessuno pensava che, dopo i due round ad Abu Dhabi, russi ucraini e statunitensi si sarebbero ritrovati qui. Nel 2022 Mosca aveva dichiarato la Svizzera Paese “ostile” perché si era unita alle sanzioni e due anni dopo non aveva affatto gradito che avesse ospitato una Conferenza di pace per l’Ucraina con 91 Paesi, ma senza invitarla. «Una sede comoda per tutti», spiega oggi il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. E in particolare per gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, che prim…

GINEVRA – Niente bandiere ospiti sul pont du Mont-Blanc che unisce le due sponde della città svizzera né poliziotti a presidiare le strade acciottolate del centro. In questa piovosa vigilia di colloqui trilaterali per la pace in Ucraina, a Ginevra non c’è nulla del fervore e delle ingenti misure di sicurezza che, cinque anni fa, accompagnarono il vertice tra Vladimir Putin e Joe Biden. Il primo e l’ultimo: soltanto otto mesi dopo la Russia avrebbe mosso i suoi carri armati contro Kiev.

Nessuno pensava che, dopo i due round ad Abu Dhabi, russi ucraini e statunitensi si sarebbero ritrovati qui. Nel 2022 Mosca aveva dichiarato la Svizzera Paese “ostile” perché si era unita alle sanzioni e due anni dopo non aveva affatto gradito che avesse ospitato una Conferenza di pace per l’Ucraina con 91 Paesi, ma senza invitarla. «Una sede comoda per tutti», spiega oggi il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. E in particolare per gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, che prima si vedranno proprio qui con gli iraniani per discutere di nucleare. C’è però chi ci vede di più. Dopotutto, la Svizzera resta neutrale perché non è membro né Ue né Nato. Lo scorso novembre ha accolto le delegazioni di Usa, Ue e Kiev per discutere del piano di pace statunitense alla base delle trattative. E ha la presidenza annuale di turno dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione europea che supervisionò gli Accordi di Minsk del 2015 tra Mosca e Kiev. «Riflette inoltre la disponibilità al dialogo russa con l’Europa», dice a Repubblica dietro anonimato una fonte moscovita che vede un «segnale positivo» anche nel ritorno di Vladimir Medinskij, già capo negoziatore russo a Istanbul nel 2022 e 2025, ma assente ai precedenti due round di colloqui mediati dagli Usa negli Emirati.

L’anno scorso la squadra ucraina aveva accusato Medinskij di aver trasformato i colloqui in una «farsa» impartendo lezioni di storia e minacciando ultimatum invece di impegnarsi in negoziati sostanziali. Perciò oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky commenta il cambio di guardia «inaspettato» dicendo: «Credo vogliano rimandare la decisione. Ma forse sono un po’ pessimista». «Non è un partner facile. E il fatto che sia nato in Ucraina è un’ulteriore complicazione», ammette la nostra fonte. «Ma si tratta di un innalzamento di livello della delegazione. È il segno che per il Cremlino è arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavolo, compresi i temi più controversi. Certo, il compromesso non verrà trovato in due giorni. Non bisogna aspettarsi svolte. Ma è un passo avanti, non indietro».

Peskov conferma che «l’agenda sarà più estesa» e includerà «una gamma più ampia di questioni relative sia ai territori che alle altre nostre richieste». Da qui la necessità della presenza di Medinskij, non richiesta ad Abu Dhabi dove «la discussione verteva su questioni di sicurezza e militari». Anche se Zelensky mette subito in chiaro: «I nostri amici americani dicono: prima lo scambio di territori, poi le garanzie di sicurezza. Io dico il contrario. Essere pronti al compromesso non significa che cederemo i nostri territori. A quale compromesso siamo pronti? Non a quello che darà a Mosca la possibilità di rimettersi in sesto e tornare a occuparci».

Con Medinskij Mosca manda almeno 15 delegati tra cui Igor Kostjukov, il capo del Gru che ha guidato i due precedenti round, e il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin. Kirill Dmitriev, invece, terrà colloqui separati sulla cooperazione economica con gli Usa. Squadra invariata per gli Stati Uniti e anche per l’Ucraina con a capo Rustem Umerov, il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale. Che twitta la sua foto a bordo di un treno «sulla strada per Ginevra». Raggiungere o lasciare l’Ucraina comporta un lungo viaggio via terra anche per un Vip come lui, perché lo spazio aereo è chiuso a causa del conflitto.

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