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Cos’è e chi partecipa al Board of Peace che sarà inaugurato domani da Donald Trump

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La prima riunione è prevista per domattina a Washington. Nato per gestire il negoziato su Gaza e ricostruire la Striscia, si è poi candidato a promuovere la pace in tutto il mondo. Tra le perplessità dell’Onu e le critiche da parte di molti Paesi che si sono chiamati fuori.
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Se ne parla da sei mesi, domani ci sarà la sua prima sessione inaugurale, ma che cosa sia, e che cosa potrà fare in concreto, non è ancora chiaro. Quando fu presentato da Donald Trump, nel settembre scorso, il Board of Peace sembrava un’iniziativa per portare la pace a Gaza e ricostruire la Striscia. In seguito, per ammissione dello stesso presidente americano, è diventato una sorta di organizzazione alternativa alle Nazioni Unite per portare la pace nel mondo intero, magari con l’obiettivo di spodestare l’Onu: che pure in un primo tempo aveva accolto il Board con favore. Per i suoi critici, è un “club di autocrati” o, in una visione leggermente più benevola, un comitato d’affari al servizio dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Iscriversi al club costa caro: 1 miliardo di dollari ogni tre anni, da devolvere all’organizzazione. L’Italia, insieme a un pugno di Paesi europei, ha scelto di farne parte soltanto come “osservatore”. Ecco una scheda su come è nato, chi c’è dentro e chi n…

Se ne parla da sei mesi, domani ci sarà la sua prima sessione inaugurale, ma che cosa sia, e che cosa potrà fare in concreto, non è ancora chiaro. Quando fu presentato da Donald Trump, nel settembre scorso, il Board of Peace sembrava un’iniziativa per portare la pace a Gaza e ricostruire la Striscia. In seguito, per ammissione dello stesso presidente americano, è diventato una sorta di organizzazione alternativa alle Nazioni Unite per portare la pace nel mondo intero, magari con l’obiettivo di spodestare l’Onu: che pure in un primo tempo aveva accolto il Board con favore. Per i suoi critici, è un “club di autocrati” o, in una visione leggermente più benevola, un comitato d’affari al servizio dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Iscriversi al club costa caro: 1 miliardo di dollari ogni tre anni, da devolvere all’organizzazione. L’Italia, insieme a un pugno di Paesi europei, ha scelto di farne parte soltanto come “osservatore”. Ecco una scheda su come è nato, chi c’è dentro e chi no.

Le tappe

La creazione del Board of Peace (Consiglio della Pace) è stata annunciata da Trump nel settembre 2025: inizialmente doveva essere un veicolo internazionale per facilitare le varie fasi del negoziato di pace su Gaza e per poi ricostruire la Striscia palestinese. In novembre una risoluzione dell’Onu ha dato la sua approvazione al processo diplomatico per Gaza e al Board of Peace quale suo veicolo trainante. La costituzione formale è avvenuta, alla presenza del capo della Casa Bianca, in occasione del summit di Davos nel gennaio di quest’anno, ampliandone fortemente lo scopo: Trump lo ha descritto come un organismo internazionale guidato dagli Stati Uniti con l’obiettivo di promuovere la pace in tutto il mondo. “Insieme”, ha detto il presidente, “possiamo mettere fine a decenni di spargimenti di sangue e di odio, creando una pace bella, gloriosa e destinata durare per sempre in Medio Oriente e in tutto il pianeta”.

La prima riunione ufficiale del Board of Peace, prevista per domani a Washington, designata quartier generale dell’organizzazione, si concentra tuttavia su Gaza, con all’ordine del giorno il disarmo di Hamas, primo passo per l’avvio della seconda fase del cessate il fuoco nella Striscia. Per l’Italia vi parteciperà, come “osservatore”, il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

La struttura

Il Board of Peace è presieduto da Donald Trump, praticamente a vita: non ci sono infatti scadenze al suo ruolo, che il tycoon è intenzionato a mantenere anche quando non sarà più presidente. Sempre lui ha la sola autorità di nominare un eventuale successore. Per statuto, soltanto Trump ha il potere di invitare Paesi e leader a diventare membri del Board of Peace, e di creare, modificare o sciogliere entità e strutture del Board, così come di revisionarne le regole.

Un gradino più sotto del Board of Peace c’è l’Executive Board, il Comitato Esecutivo, che si occupa di diplomazia e investimenti, composto da sette individui, tutti nominati da Trump: ne fanno parte Nickolay Madlenov, ex-ministro degli Esteri e della Difesa bulgaro, designato Alto Rappresentante per Gaza, e poi il segretario di Stato Marco Rubio, i negoziatori speciali della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner (genero di Trump), l’ex-premier laburista britannico Tony Blair, il presidente della Banca Mondiale Ayai Banga, il miliardario americano Marc Rowan e il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Robert Gabriel.

Una tendopoli tra le macerie a Gaza City (reuters)

Sotto l’Executive Board c’è il Gaza Executive Board, di cui fanno parte gli stessi membri dell’Executive Board più quattro ministri e plenipotenziari di Turchia, Egitto, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, un uomo d’affari miliardario israeliano e un coordinatore dell’Onu per il Medio Oriente. Il Gaza Executive Board dirige a sua volta il National Committee for the Administration of Gaza (Ncag), un comitato di 15 membri, tutti tecnocrati indipendenti palestinesi, che dovrebbe costituire l’amministrazione civile di Gaza una volta ultimato il disarmo di Hamas e il graduale ritiro dell’esercito israeliano. Tale comitato è diretto, con l’incarico di Commissario Capo, da Ali Shaath, 67enne ex-funzionario dell’Autorità Palestinese (il governo dei Territori Autonomi palestinesi in Cisgiordania dall’inizio del processo di pace degli anni Novanta), al cui interno si occupava di trasporti e pianificazione. Shaath ha un dottorato in ingegneria dall’università di Belfast.

I Paesi membri

I membri iniziali del Board of Peace, in ordine alfabetico, sono: Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Bulgaria, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Kazakhstan, Kosovo, Marocco, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Stati Uniti, Turchia, Ungheria, Uzbekistan. Successivamente si sono aggiunti El Salvador e Israele.

Altri sei Paesi hanno espresso interesse a entrare nel Board of Peace: Albania, Bielorussia, Cambogia, Egitto, Kuwait e Vietnam. E una mezza dozzina di Paesi hanno accettato di farne parte ma solo come “osservatori”: Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Italia, Messico, Romania.

Sono stati invitati da Trump a entrare nel Board, ma non hanno ancora dato una risposta definitiva: l’Unione Europea, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, Filippine, Finlandia, Giappone, India, Olanda, Oman, Portogallo, Russia, Singapore, Svizzera, Thailandia, Ucraina. Il Canada era stato invitato, ma Trump ha ritirato l’invito dopo le implicite critiche rivolte agli Usa dal primo ministro canadese Mark Carney nel suo discorso al summit di Davos.

Infine, un certo numero di Paesi, invitati da Trump a partecipare al Board of Peace, hanno già detto di no: Austria, Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Regno Unito, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Vaticano.

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