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Addio ad Al Hol. In Siria si svuota il campo di detenzione per le famiglie dei miliziani dell’Isis

Addio ad Al Hol. In Siria si svuota il campo di detenzione per le famiglie dei miliziani dell’Isis
(afp)

Gestito per sette anni dalle forze curde, è stato consegnato all’esercito regolare di Al-Sharaa, che ha deciso di evacuarlo. Intanto migliaia di combattenti dello Stato islamico vengono trasferiti in Iraq

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Gli ultimi del campo di al-Hol se ne vanno. Martedì le autorità siriane hanno cominciato a trasferire gli abitanti rimasti per portarli nel sito di Akhtarin, a nord di Aleppo. Nelle settimane scorse un numero imprecisato di familiari di jihadisti stranieri, probabilmente migliaia, è scappato quando il controllo è passato dalle autorità militari curde a quelle di Damasco. Curdi e governativi si sono accusati a vicenda di aver lasciato incustodito per ore il più grande campo di detenzione di mogli e figli dei miliziani dell’Isis. I fuggitivi, ora, non si sa dove siano.

“Al-Hol sarà interamente evacuato entro una settimana: non resterà nessuno”, riferisce all’Afp Fadi al-Qassem, responsabile ad interim della prigione-tendopoli. “Abbiamo constatato che mancavano le condizioni essenziali per abitarvi e abbiamo quindi deciso d’urgenza di spostare la popolazione”.

Negli ultimi sette anni, e fino al 20 gennaio scorso, il campo è stato gestito dalle Forze democratiche siriane (Sdf), che poi si sono ritirate quando l’esercito regolare del presidente Ahmad al-Sharaa è avanzato per prendere il controllo dell’est del Paese. Ad al-Hol c’erano circa 24 mila persone, per lo più mogli e figli dei jihadisti, 6.300 erano straniere. Il cosiddetto “Annexe”, la sezione ad alta sicurezza ormai svuotata, contava famiglie di 42 nazionalità — la maggior parte originaria della Russia, del Caucaso e dell’Asia centrale — che i Paesi di provenienza si rifiutano di rimpatriare.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha constatato la “diminuzione significativa dei residenti del campo” nelle ultime settimane. “È importante che il governo possa identificare i cittadini stranieri partiti, per avviare processi adeguati di rimpatrio”, osserva Céline Schmitt, portavoce dell’Unhcr.

Dopo la presa di controllo, da parte delle forze governative, di vaste porzioni del nord e del nord-est della Siria e il ritiro dei curdi, gli Stati Uniti hanno trasferito più di 5.700 jihadisti di 61 nazionalità nel vicino Iraq. Tra loro, secondo i numeri ufficiali, 3.543 siriani, 467 iracheni e 710 cittadini di altri Paesi arabi, oltre a più di 980 altri stranieri, in particolare europei (provenienti da Germania, Paesi Bassi, Francia, Belgio, tra gli altri), ma anche americani e australiani.

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