Tra Ucraina e Russia è muro contro muro: “Colloqui molto difficili”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiGINEVRA – Il corteo di auto nere si allontana funereo dall’Hotel Intercontinental di Ginevra. Il cielo è grigio e l’umore pure. Il secondo giorno di colloqui trilaterali tra russi ucraini e statunitensi è durato appena due ore. «Sono stati negoziati professionali, ma difficili», osserva il caponegoziatore e consigliere presidenziale russo Vladimir Medinskij. Che, dopo essere stato criticato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky per la sua tendenza a «filosofare sulle radici storiche» del conflitto, si toglie qualche sassolino: «Le lezioni di storia? Ci siamo fermati al Battesimo della Rus’». Una battuta, certo. Ma anche una frecciatina. Perché quando il principe Vladimir I si convertì al cristianesimo ortodosso, Kiev era la capitale della Rus’e dunque una città russa.
Nessuna voglia di scherzare ha, invece, il caponegoziatore e segretario del Consiglio di sicurezza ucraino Rustem Umerov. Ma prova a essere più costruttivo parlando di trattative «intense e sostanziali» e di «di…
GINEVRA – Il corteo di auto nere si allontana funereo dall’Hotel Intercontinental di Ginevra. Il cielo è grigio e l’umore pure. Il secondo giorno di colloqui trilaterali tra russi ucraini e statunitensi è durato appena due ore. «Sono stati negoziati professionali, ma difficili», osserva il caponegoziatore e consigliere presidenziale russo Vladimir Medinskij. Che, dopo essere stato criticato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky per la sua tendenza a «filosofare sulle radici storiche» del conflitto, si toglie qualche sassolino: «Le lezioni di storia? Ci siamo fermati al Battesimo della Rus’». Una battuta, certo. Ma anche una frecciatina. Perché quando il principe Vladimir I si convertì al cristianesimo ortodosso, Kiev era la capitale della Rus’e dunque una città russa.
Nessuna voglia di scherzare ha, invece, il caponegoziatore e segretario del Consiglio di sicurezza ucraino Rustem Umerov. Ma prova a essere più costruttivo parlando di trattative «intense e sostanziali» e di «diverse questioni chiarite». Zelensky invece ammette senza giri di parole che «i negoziati non sono stati facili». Colpa della Russia che, a suo dire, starebbe «cercando di prolungare i negoziati che potrebbero già essere giunti alla fase finale». Sì, Medinskij ci avrebbe messo del suo punzecchiando gli inviati di Kiev che parlavano in ucraino. «Parlate in russo, non capisco le lingue inventate», avrebbe detto. Ma la verità è che, se un’intesa di massima sarebbe stata raggiunta sulle questioni tecnico-militari, le posizioni sui controversi nodi politici restano inconciliabili.
A detta di Zelensky, i militari avrebbero «concordato praticamente quasi tutto» per l’attuazione e il monitoraggio di un potenziale cessate il fuoco. E gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a utilizzare intelligence e alte tecnologie per garantire il rispetto di qualsiasi tregua. Per Mosca, però, tale cessate il fuoco potrebbe esserci solo come conseguenza e non come precondizione di un accordo. I russi non sono «idioti», non accetteranno di «mettere tutto in pausa» e «stare a guardare il regime di Kiev che si arma», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova.
Secondo il presidente ucraino, «le posizioni divergono», invece, su alcuni «temi sensibili», a partire a partire dai territori e dalla gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente in mano russa. Sulla questione territoriale, l’Ucraina sarebbe disposta a un compromesso: la creazione di una zona demilitarizzata, auspicata da Mosca, nella regione orientale di Donetsk a patto che le truppe ucraine e russe si ritirino a pari distanza e che ci siano solide garanzie di sicurezza dai suoi alleati occidentali. Muro contro muro.
A indicare lo stallo oggi invece di Steve Witkoff e Jared Kushner, c’erano altri negoziatori statunitensi di grado inferiore. Mentre nulla si sa dell’incontro che Medinskij ha avuto a conclusione dei lavori, per circa due ore, con Umerov e David Arakhamia. «Forse lì si sono svolti i veri negoziati principali senza ufficialità? Forse qualche ucraino ha iniziato a prendere le distanze da Zelensky?», specula il politologo Sergej Markov. Di certo, lo prende di mira l’ex comandante delle forze armate ucraine oggi ambasciatore a Londra Valerij Zaluzhnyj che, intervistato da Ap, lo accusa del fallimento della controffensiva del 2023.
Ad appena una decina di minuti a piedi dall’Hotel Intercontinental, si tiene invece il 18° Summit per i diritti umani e la democrazia. Tra gli ospiti anche Marina Ovsjannikova, la giornalista costretta all’esilio dopo che nel marzo 2022 fece irruzione durante il tg della sera col cartello “Stop the War”. E che ricorda gli oltre mille prigionieri politici dietro le sbarre in Russia, tra cui un quindicenne: «Per favore, liberateli».