Regno Unito, disfatta dei laburisti nel feudo di Manchester. “Starmer al capolinea”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – «La nostra gente ormai ci odia». Nel Labour è psicodramma. Rabbia, umiliazione, rassegnazione. Incredibile. È passato solo un anno e mezzo dal trionfo elettorale, secondo soltanto a Blair nel 1997. Eppure, il primo ministro britannico Keir Starmer è finito in un impensabile vicolo cieco, un soffocante crepuscolo. Perché la sconfitta di giovedì del partito nell’elezione suppletiva di Gorton & Denton, alla periferia di Manchester, è un macigno.
«Non mollerò mai, finché avrò l’ultimo respiro», giura Sir Keir. Ma Gorton & Denton è una circoscrizione esemplare per capire la tragedia politica di Starmer: roccaforte operaia Labour da quasi un secolo, nel 2024 il partito aveva ottenuto oltre il 50%. Adesso invece, non solo è crollato al 26%, scavalcato dalla destra di Reform UK e Nigel Farage (29%). Ma, soprattutto, trionfano i Verdi del nuovo e carismatico leader 43enne Zack Polanski, con un fantasmagorico 41%, che consegna il seggio di Westminster alla 34enne Hannah Spencer…
LONDRA – «La nostra gente ormai ci odia». Nel Labour è psicodramma. Rabbia, umiliazione, rassegnazione. Incredibile. È passato solo un anno e mezzo dal trionfo elettorale, secondo soltanto a Blair nel 1997. Eppure, il primo ministro britannico Keir Starmer è finito in un impensabile vicolo cieco, un soffocante crepuscolo. Perché la sconfitta di giovedì del partito nell’elezione suppletiva di Gorton & Denton, alla periferia di Manchester, è un macigno.
«Non mollerò mai, finché avrò l’ultimo respiro», giura Sir Keir. Ma Gorton & Denton è una circoscrizione esemplare per capire la tragedia politica di Starmer: roccaforte operaia Labour da quasi un secolo, nel 2024 il partito aveva ottenuto oltre il 50%. Adesso invece, non solo è crollato al 26%, scavalcato dalla destra di Reform UK e Nigel Farage (29%). Ma, soprattutto, trionfano i Verdi del nuovo e carismatico leader 43enne Zack Polanski, con un fantasmagorico 41%, che consegna il seggio di Westminster alla 34enne Hannah Spencer, bionda idraulica che si è scusata «con i clienti cui oggi dovrò cancellare l’appuntamento».
È il clamoroso flop della strategia di Starmer. Non solo Sir Keir aveva affondato il candidato migliore, il sindaco di Manchester Andy Burnham, per paura che lo sfidasse per la leadership, una volta a Westminster. Ma Starmer ha provato a scimmiottare Farage sulla lotta all’immigrazione, togliendo diritti pure agli extra Ue regolari. Così, ha aperto una voragine a sinistra, colmata da Verdi di Polanski, che predicano accoglienza, lotta alle diseguaglianze, redistribuzione delle ricchezze, lotta alle multinazionali, battaglia per Gaza e la Palestina e l’uscita dalla Nato.
Non solo. La parte occidentale della circoscrizione (Gorton) ha oltre il 30% di residenti musulmani, una marea di immigrati dall’Asia, natalità alta ed età media bassa. In quella orientale (Denton) vivono prevalentemente bianchi, working class e over 65. La tempesta perfetta per Starmer. A Gorton il Labour è stato travolto dai Verdi e punito soprattutto dagli elettori musulmani per l’atteggiamento su Gaza e la stretta sui migranti. A Denton invece, i bianchi operai hanno votato in massa per Farage. Il quale ha poi accusato gli elettori maschi musulmani di imporre la preferenza sulla scheda a donne e familiari.
Perché questo Regno è sempre più disunito e settario. Mentre il Labour è stritolato nella morsa di due populismi: quello della sinistra utopica dei Verdi - che invocano confini aperti a tutti i migranti e insieme l’aumento generalizzato del welfare - e quello della destra demagoga e nazionalista di Farage. «Siamo gli unici che non vogliamo dividere il Paese, gli unici contro l’estremismo di destra e quello di sinistra. Resisteremo!», è il grido di Starmer.
Invece, è un urlo alla Munch, disperato. Il poco carismatico premier - a picco nei sondaggi dopo un primo anno di governo balbettante, una sfilza di dietrofront, visione minima e poi lo scandalo Epstein-Mandelson - si è sempre definito «l’ultimo baluardo contro Farage». L’elezione di giovedì ha dimostrato invece che possono esserlo anche i Verdi. Lo sdentato Polanski, ebreo, gay e alfiere della legalizzazione di tutte le droghe incluse cocaina e crack, ha spopolato tra i musulmani, facendo campagna nelle moschee, in arabo e urdu. «Non abbiamo più limiti», esulta lui.
A meno di miracoli politici, Starmer è spacciato. Ieri non è scattata la congiura nel partito, perché mancano solo due mesi alle elezioni locali e amministrative di maggio, inclusi i voti nazionali in Scozia e Galles, in cui si prospetta una catastrofe per il Labour, e dunque il capolinea di Sir Keir. Il countdown è già partito. Mentre il Labour si trascina verso il precipizio.