Perché i Verdi e il loro giovane leader Zack Polanski stanno conquistando il Regno Unito
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Come ha fatto un partito guidato da un leader ebreo, gay e per la legalizzazione di tutte le droghe (cocaina e crack incluse), a conquistare l’enorme elettorato musulmano alla periferia di Manchester e a infliggere una sconfitta elettorale e potenzialmente fatale al primo ministro laburista Keir Starmer?
È questo il primo clamoroso paradosso dei Verdi del 43enne e carismatico leader Zack Polanski, che venerdì hanno vinto la prima elezione nel nord inglese della loro storia, a Gorton and Denton, facendo sprofondare il Labour e il leader Keir Starmer in uno psicodramma, con il primo ministro sempre più vicino all'addio. Mentre la nuova parlamentare verde e 34enne Hannah Spencer, bionda idraulica, si è scusata “con i clienti cui oggi dovrò cancellare l’appuntamento”.
Un altro paradosso è che oggi i Verdi nel Regno Unito non parlano neanche troppo di ambiente. O comunque lo fanno comunque meno del passato. La realtà è che i “Greens" di Polanski sono il nuovo partito di sinistra r…
LONDRA - Come ha fatto un partito guidato da un leader ebreo, gay e per la legalizzazione di tutte le droghe (cocaina e crack incluse), a conquistare l’enorme elettorato musulmano alla periferia di Manchester e a infliggere una sconfitta elettorale e potenzialmente fatale al primo ministro laburista Keir Starmer?
È questo il primo clamoroso paradosso dei Verdi del 43enne e carismatico leader Zack Polanski, che venerdì hanno vinto la prima elezione nel nord inglese della loro storia, a Gorton and Denton, facendo sprofondare il Labour e il leader Keir Starmer in uno psicodramma, con il primo ministro sempre più vicino all'addio. Mentre la nuova parlamentare verde e 34enne Hannah Spencer, bionda idraulica, si è scusata “con i clienti cui oggi dovrò cancellare l’appuntamento”.
Un altro paradosso è che oggi i Verdi nel Regno Unito non parlano neanche troppo di ambiente. O comunque lo fanno comunque meno del passato. La realtà è che i “Greens" di Polanski sono il nuovo partito di sinistra radicale oltremanica, hanno rimpiazzato l’ex leader laburista Jeremy Corbyn e soprattutto stanno approfittando della voragine lasciata, sempre a sinistra, da Starmer. Che sta provando a replicare a Nigel Farage e al suo partito Reform UK con una severa stretta all’immigrazione ma che invece sta imbarcando acqua da tutte le parti.
Così, i Verdi hanno avuto una autostrada per stravincere il seggio di Gorto &Denton con il 51%, nella loro prima elezione suppletiva vinta nella Storia. Sotto la guida di Polanski, il partito è uscito dalla sua “bolla” ambientalista, e ha iniziato a parlare sempre di più di lotta alle disuguaglianze, accoglienza per i migranti, welfare, reddito universale e casa per tutti, tassazione pesante dei ricchi e delle multinazionali. Tutti argomenti che, almeno parzialmente, trovano il favore di almeno buona parte dei britannici.
Ma i Verdi britannici sono populisti? Secondo Starmer sì. Anzi, li ha chiaramente bollati come “estremisti di sinistra”, alla pari di quelli di destra “di Farage”: “Vogliono dividere questo Paese sulle linee settarie, a differenza nostra: il Labour è l’unico capace di riunirlo. Per non parlare delle droghe libere che vogliono propinare ai nostri figli”. Di certo il populismo si basa sul consenso diretto delle masse promettendo soluzioni semplici a problemi complessi, e su questo punto i Verdi rientrano nella categoria, vista la mole di promesse irrealizzabili, perlomeno contemporaneamente.
Ma, come con Zohran Mamdani per i democratici newyorkesi, i Verdi hanno avuto la svolta da quando, nel settembre 2025, Polanski è diventato leader. Ebreo, gay, denti rotti e vestiti di seconda mano, Polanski piace sempre di più, soprattutto ai giovani, anche per questa sua apparente scarsa attenzione all’immagine, un po’ come un altro esponente della sinistra radicale inglese, l’ex leader laburista Jeremy Corbyn (che ora ha lanciato una nuova, ma già tormentata formazione politica, Your Party).
Ma Polanski, ex ipnoterapeuta, piace anche perché, oltre all’impegno contro il cambiamento climatico, vuole tassare pesantemente i ricchi, vuole lottare contro le disuguaglianze sempre più siderali in questo Paese, cattura l’elettorato a favore dell’accoglienza dei migranti ed è un grande comunicatore. I suoi video - che lui ammette essere “sostanza con clickbait” - sono sempre virali sui social, e spesso nostalgici di un Regno Unito aperto, più eguale e tollerante che non esiste più, ma sempre pregni di una straordinaria speranza e voglia di “change". Cambiamento.
La lotta ai ricchi e alle disuguaglianze è un tema che porta enorme consenso a Polanski, forse il suo vero punto forte. “Vogliamo una tassa dell’1% sugli asset pari o superiori a 10 milioni di sterline e del 2% su quelli da un miliardo o più”, spiega, “così avremmo 14 miliardi di sterline in più l’anno. I miliardari stanno accumulando la loro ricchezza in maniera inconcepibile, non si accorgerebbero nemmeno di qualche milione sottratto dal fisco”. Il rischio è che i super-ricchi fuggano dal paese per evitare la tassa, con pesanti conseguenze sull’economia di tutto il Paese, ma Polanski non si piega: “Se le persone sono così poco patriottiche, allora che se ne vadano pure.”
Di certo Polanski, che non è nemmeno deputato a Westminster bensì membro dell’assemblea comunale a Londra, disprezza Starmer e il suo Labour, e ha più volte detto che farà di tutto per farlo cadere e cacciarlo da Downing Street: “Le sue sono politiche di destra mascherate da progressismo. Questo è un partito che è stato complice di un genocidio a Gaza, che ha preso di mira persone disabili e migranti. Non considero più il partito laburista parte della sinistra. Starmer ha dimostrato di essere completamente inaffidabile, incompetente e penso che il pubblico non lo sopporti”, ha detto in una recente intervista all'Observer, "quindi non riesco a immaginare alcuno scenario in cui vorrei lavorare con lui”.
Il poco carismatico primo ministro - a picco nei sondaggi dopo un primo anno di governo balbettante, una sfilza di dietrofront, visione minima e poi lo scandalo Epstein-Mandelson - si è sempre definito “l’ultimo baluardo contro Farage”. L’elezione di giovedì ha dimostrato invece che possono esserlo anche i Verdi. Lo sdentato Polanski, ebreo, gay e alfiere della legalizzazione di tutte le droghe incluse cocaina e crack, ha spopolato tra i musulmani, facendo persino campagna nelle moschee, in arabo e urdu. “Non abbiamo più limiti”, esulta lui. Non ha tutti i torti.