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Sulla Turchia un missile di Teheran: ma Erdogan frena la Nato

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Un sottomarino Usa ha colpito l’imbarcazione iraniana: 87 morti. L’intero Iraq al buio, Washington: “Americani via dal Paese”
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GERUSALEMME – Il rumore delle sirene non fa in tempo a spegnersi che parte quello della musica. La gente esce dai rifugi e si trova di fronte gruppi di ragazzi in maschera, che ballano e bevono per le strade: è Purim, la festa dei colori, e per le strade di Gerusalemme si balla come se non ci fosse un domani. Perché domani, forse non ci sarà.

La follia della città più santa del Medio oriente ieri era lo specchio perfetto di una regione che nelle ultime ore ha fatto parecchi passi avanti verso il baratro. Ieri per la prima volta la Nato è stata tirata direttamente dentro al conflitto, quando un missile balistico di Teheran lanciato verso lo spazio aereo turco è stato abbattuto dai suoi sistemi di difesa, dopo aver sorvolato la Siria e l’Iraq. Le autorità hanno fatto sapere che l’obiettivo non sarebbe stata la Turchia, bensì Cipro, ma il precedente – pericolosissimo – è creato: se questa volta Ankara non ha invocato l’articolo 5 del trattato Nato - che obbliga gli alleati a interve…

GERUSALEMME – Il rumore delle sirene non fa in tempo a spegnersi che parte quello della musica. La gente esce dai rifugi e si trova di fronte gruppi di ragazzi in maschera, che ballano e bevono per le strade: è Purim, la festa dei colori, e per le strade di Gerusalemme si balla come se non ci fosse un domani. Perché domani, forse non ci sarà.

La follia della città più santa del Medio oriente ieri era lo specchio perfetto di una regione che nelle ultime ore ha fatto parecchi passi avanti verso il baratro. Ieri per la prima volta la Nato è stata tirata direttamente dentro al conflitto, quando un missile balistico di Teheran lanciato verso lo spazio aereo turco è stato abbattuto dai suoi sistemi di difesa, dopo aver sorvolato la Siria e l’Iraq. Le autorità hanno fatto sapere che l’obiettivo non sarebbe stata la Turchia, bensì Cipro, ma il precedente – pericolosissimo – è creato: se questa volta Ankara non ha invocato l’articolo 5 del trattato Nato - che obbliga gli alleati a intervenire in difesa di un membro sotto attacco – cosa succederà se l’episodio dovesse ripetersi?

E c’è stata un’altra prima volta: a largo delle coste dello Sri Lanka, un sottomarino militare ha colpito e affondato la nave da guerra iraniana Iris Dana, uccidendo almeno 87 delle 140 persone a bordo. Si tratta del primo affondamento da parte di un sottomarino dalla Seconda guerra mondiale. Due episodi drammatici che confermano l’allargamento del conflitto ben oltre i confini dei tre Paesi inizialmente interessati. E il rischio di ulteriori scivolamenti fuori da ogni controllo.

Ieri l’intero Iraq si è ritrovato al buio: le autorità non hanno dato spiegazioni tecniche. Potrebbe essere stata colpita la centrale di Erbil che smista l’energia in tutto il Paese. Gli americani hanno invitato i loro cittadini a lasciare l’Iraq.

Resta ad altissimo rischio anche la zona del Golfo: da Ras Tanura, la più grande raffineria del più grande Paese produttore di petrolio della regione, l’Arabia Saudita dove è stato abbattuto un drone e l’impianto è stato chiuso per motivi precauzionali. A Hormuz: bloccato da cinque giorni, lo Stretto è sempre più un collo di bottiglia che minaccia l’economia mondiale, con centinaia di navi che sono bloccate all’esterno e otto che sono state in diversa maniera colpite in questi giorni. E poi ci sono i Paesi direttamente interessati dal conflitto. Per tutto il giorno ieri su Israele sono caduti missili: dall’Iran, così come dal Libano. Pericolosamente vicini anche ad aree finora considerate sicure, come il centro di Gerusalemme.

Per tutto il giorno Israele ha risposto bombardando: sia il Libano, dove con l’ordine di evacuazione per tutta la zona al Sud del Litani sembra di essere tornati indietro di decenni, a quando l’Idf controllava tutta la regione meridionale del Paese. Sia l’Iran, con un focus particolare rivolto su Teheran e sulle principali caserme dei basiji, il corpo scelto della polizia, quello da sempre incaricato della repressione dei moti di piazza e di ogni forma di dissenso.

Lo scopo è chiaro, e gli analisti non lo nascondono: fare piazza pulita del controllo interno per facilitare la strada a una nuova, eventuale, rivolta di piazza contro il regime. Se a questo si aggiunge il dialogo aperto con le minoranze, baluchi e curdi in testa, ecco la strategia per il futuro.

Come finirà? Il sito americano Axios parla di una richiesta di dialogo arrivata direttamente da Teheran a Washington, ma le autorità iraniane smentiscono. Preoccupato, Benjamin Netanyahu avrebbe già contattato Trump sul tema: tutti sanno qui che questa guerra andrà avanti fino a quando ci sarà l’appoggio americano. Una settimana? Due? Un mese? Un anno? Ai ragazzi di Gerusalemme, che cantano e ballano attaccati alle bottiglie, non interessa. Intorno a loro – dal Nord al Sud - c’è solo guerra, non importa chi l’abbia provocata e perché: meglio bere per dimenticare.

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