✕

Trump: “Guerra praticamente finita. Ho sentito Putin, vuole aiutarci”

Ascolta l'audio

Il presidente Usa: “Siamo molto più avanti rispetto al periodo di 4-5 settimane previsto”. Dopo il colloquio con il capo del Cremlino: “Pronti a rinunciare a qualche sanzione”
2 minuti di lettura

NEW YORK – Donald Trump dice che «la guerra con l’Iran è praticamente conclusa», «non questa settimana, ma presto», mentre il segretario di Stato Rubio indica la distruzione del suo programma missilistico come l’obiettivo che consentirebbe di proclamare la vittoria e fermarsi. Poi però il presidente minaccia di prendere il controllo dello Stretto di Hormuz e non esclude la possibilità di eliminare la nuova guida suprema Mojtaba Khamenei, come aveva fatto col padre. Magari sono contraddizioni strategiche, usate apposta per confondere il nemico, oppure sono i primi segnali che il costo economico e politico dell’intervento inizia a pesare, ponendo il problema di trovare una via d’uscita da vendere come successo, anche se il modello venezuelano fatica a imporsi a Teheran e il cambio di regime dal cielo non si sta materializzando. La ricerca di una soluzione potrebbe essere confermata dalla lunga telefonata avuta col collega russo Vladimir Putin.

Ieri mattina il capo della Casa Bianca…

NEW YORK – Donald Trump dice che «la guerra con l’Iran è praticamente conclusa», «non questa settimana, ma presto», mentre il segretario di Stato Rubio indica la distruzione del suo programma missilistico come l’obiettivo che consentirebbe di proclamare la vittoria e fermarsi. Poi però il presidente minaccia di prendere il controllo dello Stretto di Hormuz e non esclude la possibilità di eliminare la nuova guida suprema Mojtaba Khamenei, come aveva fatto col padre. Magari sono contraddizioni strategiche, usate apposta per confondere il nemico, oppure sono i primi segnali che il costo economico e politico dell’intervento inizia a pesare, ponendo il problema di trovare una via d’uscita da vendere come successo, anche se il modello venezuelano fatica a imporsi a Teheran e il cambio di regime dal cielo non si sta materializzando. La ricerca di una soluzione potrebbe essere confermata dalla lunga telefonata avuta col collega russo Vladimir Putin.

Ieri mattina il capo della Casa Bianca ha continuato la serie di interviste telefoniche con cui sta comunicando da quando è iniziato l’intervento. Alla Cbs ha detto: «Penso che la guerra con l’Iran sia praticamente conclusa. Finirà presto. Gli Stati Uniti sono molto più avanti rispetto al periodo di 4-5 settimane previsto». Il presidente ha aggiunto che gli iraniani «non hanno una marina, non hanno comunicazioni, non hanno un’aeronautica. Hanno sparato con tutto quello che avevano a disposizione, ed è meglio che non provino a fare nulla, altrimenti sarà la fine di quel Paese». Questa potrebbe essere la logica per iniziare a costruire la narrazione sulla fine vittoriosa della guerra, anche senza il cambio di regime o la soluzione venezuelana, sommata all’obiettivo ridimensionato da Rubio alla distruzione dei missili e la capacità di fabbricarli. Poi però Trump ha detto che sta «considerando di prendere il controllo dello stretto di Hormuz», per garantire la riapertura delle rotte delle petroliere, che richiederebbe di schierare truppe in mare e probabilmente anche a terra. Quanto alla nuova guida suprema Mojtaba Khamenei ha detto che «non ho alcun messaggio per lui», ma secondo il Wall Street Journal sta considerando di eliminarlo come il padre, se non esaudirà le sue richieste sulla falsariga di quanto Delcy Rodriguez ha fatto in Venezuela. Parlando con il New York Post però ha detto che «non abbiamo preso una decisione e non siamo minimamente vicini» all’ordine di schierare truppe sul terreno, magari anche solo per un raid finalizzato a recuperare le scorte di uranio arricchito iraniano che potrebbero essere usate per costruire la bomba atomica.

Nelle stesse ore Trump ha trovato il tempo per un colloquio telefonico con Putin, che ha definito «molto positivo: vuole aiutarci». Il leader russo ha «posto l’accento sull’Iran e sui negoziati sull’Ucraina», mentre Trump ha «nuovamente espresso l’interesse per un cessate il fuoco rapido e una soluzione a lungo termine» per Kiev, prospettando anche la possibilità di un allentamento delle sanzioni contro Mosca «a causa delle turbolenze sul petrolio».

Poco dopo, parlando ai parlamentari repubblicani riuniti in Florida nel suo resort Doral, Trump ha detto che in Iran «abbiamo fatto una piccola escursione, perché sentivamo di doverla fare per sbarazzarci di qualche male. Penso vedrete che sarà un’escursione a brevissimo termine». Il presidente ha detto che «i terroristi non ci sono più, o stanno contando i minuti che mancano alla loro scomparsa. Ora nessuno ha idea di chi guiderà il Paese, ma non ci fermeremo fino a quando il nemico sarà totalmente sconfitto».

In conferenza stampa, il capo della Casa Bianca ha parlato al passato, ripetendo che «ci avrebbero attaccato, noi e Israele, e se avessero avuto l’atomica l’avrebbero usata». I giornalisti gli hanno chiesto quale è la condizione per finire la guerra e lui ha risposto: «Non devono più essere in grado di rimettersi a costruire la bomba atomica il giorno dopo». «Ora - ha aggiunto - serve un leader che lavori per la pace, così le operazioni militari potranno terminare a breve».

Leggi i commenti