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Fukushima, quello che resta a 15 anni dal peggior disastro nucleare dopo Chernobyl

(afp)

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L’11 marzo del 2011 un terremoto di magnitudo 9 e uno tsunami provocarono l’incidente alla centrale giapponese: oltre 22mila le vittime
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PECHINO - Palloni da calcio e da basket, macchine fotografiche, trofei, libri, peluche. Sono ancora 790mila gli oggetti rinvenuti dopo il disastro che colpì il Giappone esattamente 15 anni fa che rimangono conservati nei magazzini di tre diverse prefetture, quelle di Fukushima, Miyagi e Iwate, nella speranza che un giorno i loro proprietari se li vengano a riprendere.

Undici marzo 2011, la triplice catastrofe: terremoto di magnitudo 9 e tsunami provocarono il peggior disastro nucleare al mondo dopo quello di Chernobyl, alla centrale di Fukushima. Una triplice catastrofe che fece oltre 22mila vittime.

Ventinove comuni nelle prefetture più colpite hanno deciso di conservare per tutti questi anni gli oggetti smarriti: già più di 2 milioni sono stati restituiti. C’è chi, però, non ha ancora superato il trauma. “È difficile fissare una scadenza alle emozioni delle persone”, dice alla stampa giapponese Mari Akiyama, responsab…

PECHINO - Palloni da calcio e da basket, macchine fotografiche, trofei, libri, peluche. Sono ancora 790mila gli oggetti rinvenuti dopo il disastro che colpì il Giappone esattamente 15 anni fa che rimangono conservati nei magazzini di tre diverse prefetture, quelle di Fukushima, Miyagi e Iwate, nella speranza che un giorno i loro proprietari se li vengano a riprendere.

Undici marzo 2011, la triplice catastrofe: terremoto di magnitudo 9 e tsunami provocarono il peggior disastro nucleare al mondo dopo quello di Chernobyl, alla centrale di Fukushima. Una triplice catastrofe che fece oltre 22mila vittime.

Ventinove comuni nelle prefetture più colpite hanno deciso di conservare per tutti questi anni gli oggetti smarriti: già più di 2 milioni sono stati restituiti. C’è chi, però, non ha ancora superato il trauma. “È difficile fissare una scadenza alle emozioni delle persone”, dice alla stampa giapponese Mari Akiyama, responsabile del Centro di mitigazione dei disastri dell'Archivio Sanriku a Rikuzentakata. “Un oggetto può significare molto, indipendentemente da cosa sia. Ognuno ha i propri tempi quando si tratta di rivendicare la proprietà di qualcosa”.

Secondo gli ultimi dati, gli sfollati sono ancora 26mila. I morti dopo il disastro 15.901 a cui si aggiungono 3.810 decessi causati da malattie o suicidi per stress, e altre 2.519 persone che alla fine di febbraio di quest’anno risultano ancora disperse.

Come ha scritto l’Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) nei suoi report, “nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi, gestita dalla Tokyo Electric Power Company, il terremoto ha causato danni alle linee di alimentazione elettrica del sito e lo tsunami ha provocato una distruzione sostanziale delle infrastrutture operative e di sicurezza del sito. L'effetto combinato ha portato alla perdita di energia elettrica sia all'interno che all'esterno del sito. Ciò ha comportato la perdita della funzione di raffreddamento nei tre reattori in funzione”.

Il gestore dell’impianto, la Tepco, sta ancora lavorando per smantellare le strutture danneggiate, con l’obiettivo di riuscirci entro il 2051, anche se non mancano le difficoltà. Come scrive l’agenzia di stampa giapponese Kyodo, i piani per il recupero completo dei detriti “sono stati rinviati dall'inizio degli anni '30 al 2037 o oltre. Tepco ha recuperato piccoli campioni di detriti dal reattore n. 2, per un peso totale inferiore a 1 grammo. La società prevede di utilizzare un braccio robotico per il terzo recupero in via sperimentale questo autunno. Si stima che nei reattori da 1 a 3 rimangano 880 tonnellate di detriti”.

Oggi tutto il Giappone si ferma per un attimo a commemorare le vittime di quel disastro. Il governo centrale ha smesso di organizzare cerimonie commemorative a Tokyo nel 2022, ma la premier Sanae Takaichi parteciperà a una cerimonia organizzata dalla prefettura di Fukushima.

Spinto dalla necessità di ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili e raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, il Giappone in questi anni ha finora riattivato 15 reattori nucleari in tutto il Paese. L’ultimo quello della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande al mondo, gestita dalla Tepco, la stessa compagnia che gestiva anche la centrale di Fukushima Daiichi. Per il momento la riattivazione riguarda solo uno dei sette reattori della centrale di Kashiwazaki-Kariwa.

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