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Gerusalemme, il cielo fa paura: frammenti del missile iraniano lambiscono i luoghi santi

(reuters)

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Un vettore iraniano intercettato sparge detriti nella Città Vecchia. I rottami rinvenuti nelle sedi della Chiesa cattolica
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GERUSALEMME – Il custode del collegio Les Freres di La Salle, la scuola francofona del quartiere cristiano della Città Vecchia, ci mostra le foto dei frammenti sul telefonino: quattro, scuri, non più lunghi di 15 centimetri, con i bordi taglienti. «Erano in cortile, se ci fossero stati i bambini sarebbe stata una tragedia», spiega. Padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, che a Gerusalemme hanno sede anch’esse alla Porta Nuova, dice la stessa cosa: «Grazie a Dio le lezioni sono sospese per la guerra. Sono caduti nel campo sportivo». Sono le dieci di mattina e Gerusalemme si scopre spaventata.

Nella notte fra mercoledì e giovedì tutto Israele è stato oggetto di pensatissimi attacchi: 200 solo i missili lanciati da Hezbollah, la maggior parte verso il Nord del Paese e verso Tel Aviv. Ma anche verso la Città Santa: un allarme attorno a mezzanotte e poi un altro alle 8.30 del mattino. Non una novità in questi giorni: ma a cambiare, in entrambe le oc…

GERUSALEMME – Il custode del collegio Les Freres di La Salle, la scuola francofona del quartiere cristiano della Città Vecchia, ci mostra le foto dei frammenti sul telefonino: quattro, scuri, non più lunghi di 15 centimetri, con i bordi taglienti. «Erano in cortile, se ci fossero stati i bambini sarebbe stata una tragedia», spiega. Padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, che a Gerusalemme hanno sede anch’esse alla Porta Nuova, dice la stessa cosa: «Grazie a Dio le lezioni sono sospese per la guerra. Sono caduti nel campo sportivo». Sono le dieci di mattina e Gerusalemme si scopre spaventata.

Nella notte fra mercoledì e giovedì tutto Israele è stato oggetto di pensatissimi attacchi: 200 solo i missili lanciati da Hezbollah, la maggior parte verso il Nord del Paese e verso Tel Aviv. Ma anche verso la Città Santa: un allarme attorno a mezzanotte e poi un altro alle 8.30 del mattino. Non una novità in questi giorni: ma a cambiare, in entrambe le occasioni, è stata l’intensità dello scoppio che ne è seguito sull’area centrale della città. Molto forte, preceduto dal rumore del lancio degli intercettori: il segno che i missili erano stati fermati a breve distanza dalle mura. Il primo è probabilmente caduto in una zona israeliana (secondo le regole della censura in guerra, Israele non diffonde e vieta di diffondere queste informazioni), il secondo (quello della mattina) è andato a finire in territorio palestinese, nel Campo dei pastori di Beit-Sahur, alle porte di Betlemme: il luogo dove, secondo la tradizione cristiana, gli angeli annunciarono ai pastori la nascita di Gesù.

Un pezzo del missile intercettato su Gerusalemme caduto a Beit Sahur, appena a nord di Betlemme 

Appartengono a quest’ultimo i frammenti che sono caduti nel cuore di Gerusalemme, violando una città che finora si è sempre sentita protetta dalla sua stessa Storia: qui ci sono la moschea di Al Aqsa, uno dei luoghi più sacri all’Islam, la Basilica del Santo sepolcro dove, per i cristiani Cristo fu sepolto per poi risorgere, e il Muro del Pianto, che secondo l’ebraismo è ciò che resta del Secondo Tempio.

Ieri questi luoghi non sono bastati a proteggere la città. Tre frammenti del missile iraniano sono caduti dentro le mura, uno a ridosso di esse: quest’ultimo al Mamilla, centro commerciale di lusso vicino alla Porta di Jaffa, uno degli ingressi al quartiere ebraico. Gli altri sulla terrazza del Patriarcato latino di Gerusalemme, che è a poca distanza, e nelle due scuole della Porta Nuova, l’ingresso cristiano alla Città Vecchia.

«Il regime iraniano lancia missili su Gerusalemme, uno ha colpito a poche centinaia di metri dal Muro del Pianto, dalla Moschea di Al-Aqsa e dalla Chiesa del Santo Sepolcro», ha scritto il ministero degli Esteri israeliano su X : in realtà è probabile che i colpi – come quello intercettato il primo giorno a Sultan’s pool, a ridosso delle mura – puntassero alla residenza del presidente della Repubblica e del Primo ministro, poco lontane.

Sui social network il ministero ha diffuso due video: il primo relativo all’intercettazione della notte fra mercoledì e giovedì. Il secondo a quella avvenuta il primo giorno dell’attacco sull’Iran, sostenendo che si trattasse di ieri: un errore che ha generato attacchi e teorie complottiste.

Quale che fosse l’obiettivo dei missili, ieri mattina i vicoli della Città Santa erano più deserti che mai: chiusa la Spianata delle Moschee, sbarrata la porta che fino a due giorni fa permetteva di arrivare al Santo Sepolcro, abbassate – da giorni – le serrande di negozi e botteghe. «La gente ha paura. Gerusalemme era considerata un posto sicuro: ma ora nessuno ne è più certo», ci dice un artigiano che lavora nonostante i divieti, tenendo chiusa la porta.

Lui, come molti abitanti della Città Vecchia (che sono in buona parte palestinesi, finiti sotto il controllo israeliano nel 1967) non crede che l’Iran abbia interesse a toccare i luoghi sacri. «Ma qualcun altro ha interesse a fare credere che sia così», sussurra. Quale che sia la verità, questa notte andrà a dormire da parenti, perché in Città Vecchia non ci sono rifugi e sua moglie è spaventata. «Missili o non missili, siamo prigionieri di un incubo che sembra non voler finire mai», commenta amaro.

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