“Draft Rubio”, il piano dei Rep per spingere il segretario di Stato Usa alle presidenziali del 2028
di Massimo BasileNEW YORK – I suoi critici lo chiamano “little Marco”, il piccolo Marco o Marcolino, e sui social lo mostrano in meme creati dall’intelligenza artificiale, in cui il segretario di Stato americano cammina indossando mocassini troppo grandi. I suoi sostenitori, invece, si stanno organizzando per lanciarne la candidatura alle presidenziali del 2028, come erede di Donald Trump. In poco più di un anno di presidenza Trump, le carte per la successione si stanno ribaltando. A marzo del 2025, il vicepresidente JD Vance sembrava il candidato designato a succedere al tycoon e a guidare il movimento Maga, mentre Marco Rubio, il moderato segretario di Stato, si era ritagliato un ruolo più istituzionale che lo aveva tenuto nell’ombra.
Quando a Trump chiesero chi fosse il suo erede, il presidente non casualmente indicò prima Vance e poi Rubio. Adesso la situazione sembra cambiata. Mentre il primo resta ancora in buona posizione, emergono dubbi sulla sua personalità: Vance si è volutamente eclissato …
NEW YORK – I suoi critici lo chiamano “little Marco”, il piccolo Marco o Marcolino, e sui social lo mostrano in meme creati dall’intelligenza artificiale, in cui il segretario di Stato americano cammina indossando mocassini troppo grandi. I suoi sostenitori, invece, si stanno organizzando per lanciarne la candidatura alle presidenziali del 2028, come erede di Donald Trump. In poco più di un anno di presidenza Trump, le carte per la successione si stanno ribaltando. A marzo del 2025, il vicepresidente JD Vance sembrava il candidato designato a succedere al tycoon e a guidare il movimento Maga, mentre Marco Rubio, il moderato segretario di Stato, si era ritagliato un ruolo più istituzionale che lo aveva tenuto nell’ombra.
Quando a Trump chiesero chi fosse il suo erede, il presidente non casualmente indicò prima Vance e poi Rubio. Adesso la situazione sembra cambiata. Mentre il primo resta ancora in buona posizione, emergono dubbi sulla sua personalità: Vance si è volutamente eclissato sulla crisi in Medio Oriente, nel tentativo di non legare la propria immagine a quello che si sta rivelando un capitolo complicato per l’amministrazione. Invece Rubio sta entrando in tutti i dossier presidenziali: dal Venezuela a Cuba all’Iran. L’ascesa del capo della diplomazia americana ha attirato non solo l’attenzione di alcuni alleati di Trump, ma dello stesso presidente che, secondo Abc News, in privato ha detto di aver notato quanto Rubio sia “popolare” e “amato”. Persone dello staff hanno evidenziato come Trump si lanci in lodi entusiastiche nei suoi confronti e spesso chiami per lui la standing ovation dei presenti. Rubio appare sempre più spesso al fianco del presidente. Al momento il tycoon non ha dato il sostegno a nessuno dei due, mentre in passato ha dichiarato di volerli vedere correre insieme.
Ma con quale ruolo? Chi dovrebbe correre da numero uno? In privato, secondo Axios, Trump ha chiesto al suo cerchio magico chi dovesse venire prima: “Marco o JD?”. La domanda è stata fatta anche a fine febbraio a un gruppo di donatori nel suo resort di Mar-a-Lago, in Florida. Intanto un gruppo di sostenitori conservatori ha cominciato a discutere come rafforzare la candidatura del segretario di Stato figlio di esuli cubani: è nato sottotraccia un movimento di donatori chiamato “Draft Rubio”, per spingerlo a uscire allo scoperto e candidarsi dopo le elezioni di midterm per il rinnovo del Congresso, in programma a novembre. Il capo della comunicazione di Trump, Steven Cheung, non ha smentito, limitandosi a dire che il presidente “ha creato una squadra di all-star che ha ottenuto successi senza precedenti in poco più di un anno”.
Rubio non sembra, in ogni caso, avere la strada in discesa: l’amministrazione di cui fa parte appare in caduta verticale, la campagna in Medio Oriente ha deluso la base. Inoltre l’episodio delle scarpe di due taglie più grandi indossate per compiacere il presidente che gliele aveva regalate - e immortalate in modo impietoso dai fotografi - non ha aiutato a costruire una dimensione presidenziale per “Little Marco". Un uomo spaventato dal presidente, al punto da non dirgli che le scarpe gli stavano grandi, dovrebbe guidare gli Stati Uniti? L’immagine di un Commander-in-Chief con ai piedi mocassini troppo grandi potrebbe diventare materia per la campagna elettorale del suo sfidante.