LONDRA - Per decenni, durante la guerra fredda, Vienna era il nido delle spie. Lo è di nuovo, ma le spie sono cambiate: invece che in carne ed ossa, ora sono antenne satellitari. Piantate sul tetto dell'ambasciata russa e di altri edifici di proprietà di Mosca nella capitale austriaca, sono cresciute a grappoli negli ultimi anni. Indiscrezioni raccolte dal Financial Times e un'indagine di NomenNescio ("non conosco il nome" in latino), un gruppo di ingegneri elettronici e informatici impegnati a monitorare l'attività spionistica del Cremlino in Austria, rivelano uno dei modi in cui, quando l'Occidente parla, Putin ascolta.
L'attuale complesso di edifici attorno all'ambasciata russa, comprendente uffici, una scuola e una chiesa ortodossa, forma una delle più grandi sedi diplomatiche straniere a Vienna. Lo fece aprire nel 1983 Yurij Andropov, ex capo del Kgb, il servizio di spionaggio sovietico, e brevemente segretario generale del Pcus, ovvero leader supremo dell'Urss, fino alla morte.
Oggi ospita uno staff di 500 persone, un terzo delle quali, secondo il controspionaggio occidentale, sono spie sotto copertura diplomatica. Ma le spie più pericolose, affermano le fonti del quotidiano della City, non sono umane: sono situate sul tetto degli edifici, all'interno e pure all'esterno dell'ambasciata vera e propria. Orientate verso ovest e verso sud, collegate a mezza dozzina di satelliti spia, le antenne sono in grado di intercettare comunicazioni in tutta Europa e fino al Medio Oriente.
Durante la guerra fredda tra Usa e Urss, l'Austria era un confine, una cerniera piena di fratture, tra Occidente e Paesi del blocco comunista dominato da Mosca. Nel 1995, sei anni dopo il crollo del muro di Berlino, l'Austria è entrata nell'Unione Europea, uscendo dal ruolo di neutralità che aveva svolto in precedenza. Ma nemmeno oggi fa parte della Nato. E continua a essere un nido di spie, in particolare "venute dal freddo". A forma di antenne satellitari piantate sui tetti.