✕

Chi è Ghalibaf, l’eterno candidato che stavolta può prendersi il potere in Iran

Ascolta l'audio

Il capo del Parlamento, ex sindaco della capitale, è un pragmatico vicino alla nuova Guida e con gli agganci giusti tra i militari
2 minuti di lettura

A Teheran, in quarant’anni, si è conquistato innumerevoli soprannomi: il “poliziotto”, l’“eterno candidato”, “Mr. Corruzione”. L’uomo è camaleontico, profondamente conservatore ma pragmatico quanto basta per non farsi espellere dai tornanti della Storia. L’obiettivo è sempre lo stesso: restare al potere. E con la morte di Ali Larijani, la scommessa, questa volta, potrebbe riuscire a Mohammad Baqer Ghalibaf, 64 anni, originario di Mashhad, la città santa dove nacque anche Ali Khamenei che aveva conosciuto fin da ragazzo, assicurandosene la fiducia e il sostegno.

Lo chiamano l’“eterno candidato” perché ha provato quattro volte a conquistare la presidenza senza mai spuntarla, restando però sempre in sella. Laureato in geografia politica, è presidente del Parlamento (majlis) da due legislature. A differenza di Larijani non è un ideologo né un fine politico, ma un tecnocrate capace di muovere i gangli giusti del sistema, di fare da raccordo tra parlamento, militari e business, i tre m…

A Teheran, in quarant’anni, si è conquistato innumerevoli soprannomi: il “poliziotto”, l’“eterno candidato”, “Mr. Corruzione”. L’uomo è camaleontico, profondamente conservatore ma pragmatico quanto basta per non farsi espellere dai tornanti della Storia. L’obiettivo è sempre lo stesso: restare al potere. E con la morte di Ali Larijani, la scommessa, questa volta, potrebbe riuscire a Mohammad Baqer Ghalibaf, 64 anni, originario di Mashhad, la città santa dove nacque anche Ali Khamenei che aveva conosciuto fin da ragazzo, assicurandosene la fiducia e il sostegno.

Lo chiamano l’“eterno candidato” perché ha provato quattro volte a conquistare la presidenza senza mai spuntarla, restando però sempre in sella. Laureato in geografia politica, è presidente del Parlamento (majlis) da due legislature. A differenza di Larijani non è un ideologo né un fine politico, ma un tecnocrate capace di muovere i gangli giusti del sistema, di fare da raccordo tra parlamento, militari e business, i tre mondi in cui si è formato.

Da ragazzo si unì alla milizia basij, con la guerra Iran-Iraq lucidò le sue credenziali da rivoluzionario entrando nei pasdaran e diventandone uno dei comandanti più giovani, prima come capo del conglomerato Khatam al Anbia, che si occupò della ricostruzione post-bellica, e poi come leader dell’aeronautica dei Guardiani. In quella posizione fu uno dei più intransigenti nel sostenere la repressione delle proteste studentesche del 1999, il primo grande movimento universitario, firmando insieme ad altri comandanti una lettera in cui avvertiva l’allora presidente riformista Khatami di non cedere e usare il pugno duro. Anche quando le proteste ripresero, agli inizi dei Duemila, fu tra i fautori della repressione. È stato anche capo della polizia e dal 2005 al 2017 sindaco di Teheran.

In città ne ricordano le ambizioni faraoniche ma anche una certa capacità nell’amministrazione. Fece ampliare la metropolitana di Teheran, costruire alcune infrastrutture e nuovi parchi. La sua gestione, come la sua carriera nei pasdaran e in politica, è stata attraversata da accuse di corruzione, mai finite in condanne, si dice per i suoi solidi legami negli ambienti che contano. Da sempre vicino a Khamenei padre, è stato uno dei sostenitori della scelta di Khamenei figlio come Guida suprema, a cui si era opposto invece il defunto Larijani. Con la sua scomparsa, Ghalibaf si candida a prenderne il posto, a diventare l’uomo forte a Teheran. Forse non il più influente, ma quello che ha, più di tutti, le connessioni che servono per tenere insieme l’apparato. Da capo del Parlamento controlla il budget per la guerra. Da amico di Mojtaba è ben ancorato all’ufficio della Guida. Da ex comandante ha rapporti d’acciaio con i guardiani della rivoluzione. Da politico ed ex amministratore, conserva i contatti necessari a muovere consenso. Le uccisioni israeliane potrebbero portarlo al vertice del potere.

Leggi i commenti