GERUSALEMME – «È un miracolo che non sia morto nessuno», dice il primo ministro Benjamin Netanyahu davanti ai calcinacci di un palazzo sgretolato ad Arad, alle porte del deserto del Negev. Se c’è un effetto evidente, nella guerra scatenata contro l’Iran, è aver demitizzato lo scudo antimissile che protegge il Paese, sì, ma solo fino a un certo punto. Sabato sera quel punto è stato varcato due volte: alle spalle di Bibi ci sono le orbite annerite di 20 palazzi sventrati dalle esplosioni, poco prima di mezzanotte, di un missile a frammentazione: 115 feriti, una decina in modo serio.
Un paio d’ore prima era toccato a Dimona, 25 km a sudovest nel Negev: miracolo anche lì, è venuto giù un palazzo ma non è morto nessuno. Sono entrambe in un raggio di 30 km dal centro di ricerca nucleare di Negev, sede del programma atomico militare che Israele non ammette di avere. Obiettivo delicato, ma i missili non sono stati intercettati. Eppure nel Negev c’è la base di Nevatim, già colpita dagli i…
GERUSALEMME – «È un miracolo che non sia morto nessuno», dice il primo ministro Benjamin Netanyahu davanti ai calcinacci di un palazzo sgretolato ad Arad, alle porte del deserto del Negev. Se c’è un effetto evidente, nella guerra scatenata contro l’Iran, è aver demitizzato lo scudo antimissile che protegge il Paese, sì, ma solo fino a un certo punto. Sabato sera quel punto è stato varcato due volte: alle spalle di Bibi ci sono le orbite annerite di 20 palazzi sventrati dalle esplosioni, poco prima di mezzanotte, di un missile a frammentazione: 115 feriti, una decina in modo serio.
Un paio d’ore prima era toccato a Dimona, 25 km a sudovest nel Negev: miracolo anche lì, è venuto giù un palazzo ma non è morto nessuno. Sono entrambe in un raggio di 30 km dal centro di ricerca nucleare di Negev, sede del programma atomico militare che Israele non ammette di avere. Obiettivo delicato, ma i missili non sono stati intercettati. Eppure nel Negev c’è la base di Nevatim, già colpita dagli iraniani nel 2024; e la base segreta Usa di Mashabim sul monte Har Qeren, con un radar potente proprio per intercettare i missili. Tutto inutile. E ieri sono andati a segno altri missili sfuggiti allo scudo, con sei impatti a Tel Aviv e 15 feriti. L’Iran fa più paura: si è deciso di tagliare drasticamente l’operatività già molto ridotta dell’aeroporto Ben Gourion.
Dopo aver devastato Gaza massacrando più di 70mila persone (stime Onu) in una carneficina che continua anche oggi, scatenare la guerra in Iran e Libano uccidendone tremila in tre settimane si sta rivelando molto pericoloso anche per gli israeliani. Per questo ieri Bibi è riapparso nella cittadina ferita e sorpresa, davanti ai giornalisti di tutto il mondo venuti a vedere la novità della guerra rispedita — in scala minima — in casa di chi l’ha iniziata. Per chiamare il mondo alle armi: «L’intento — dice mostrando le case schiantate — era uccidere i civili. Hanno colpito Gerusalemme, i siti sacri delle tre religioni principali; sparano un missile balistico a 4mila km su Diego Garcia, possono colpire l’Europa già colpita a Cipro. Che altre prove volete che questo regime deve essere fermato? Israele e Usa lavorano insieme, è ora di vedere i leader delle altre nazioni aggiungersi. Alcuni iniziano a muoversi in questa direzione, ne servono altri». «Trump ha chiamato la comunità internazionale al confronto con questo regime fanatico — continua il premier israeliano, contro cui c’è un ordine di arresto della Cpi per crimini contro l’umanità — non solo per la sicurezza di Stati Uniti e Israele, ma per quella del mondo: è ora che agiscano».
Dice di voler «distruggere il programma e il potenziale nucleare iraniano», e di voler creare «le condizioni perché ribaltino il regime». Intorno, in questa città di immigrati russi, ebrei aschenaziti e beduini, la gente ha paura che siano i missili iraniani a ribaltare le loro vite. «Un boato fortissimo, mai sentito niente del genere», dice un residente. «Una immensa paura, tremavamo cercando di capire cosa fosse successo», racconta Mutan davanti alla casa danneggiata. in un video che fa il giro del mondo una donna alza la voce con il ministro della Sicurezza nazionale, il super falco Ben Gvir: «Che sei venuto a fare, vattene. Non fai altro che portare morte, nazista giudeo». C’è gente in piazza anche a Tel Aviv, contro «la guerra di Netanyahu»; ma sono pochi, il Paese è ancora con lui o tace: «La guerra è terribile, ma non riesco neppure a immaginare se l’Iran avesse l’atomica. Sosteniamo l’Idf», dice Adam Abu Rabi’a.
Dall’altra parte del Paese, a Nord, un contadino 60enne descriveva così la sua vita a Misgav Am, confine con il Libano: «È una roulette russa». Si chiamava Ofer Moskovitz, è morto nell’esplosione di «un missile di Hezbollah», era stato annunciato. In serata l’Idf ha ammesso di indagare «sulla possibilità che si sia trattato di colpi sparati da noi». Il ministro della Difesa, Katz, dice che su ordine suo e di Netanyahu demoliscono le case nei villaggi libanesi oltre confine «sulla falsariga del modello applicato a Rafah e Beit Hanoun a Gaza» rasa al suolo. Ieri hanno continuato a distruggere i ponti sul Litani, e il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha approvato i piani per il Libano: «La campagna contro Hezbollah è appena iniziata».