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Trump lancia il negoziato: “Vicina l’intesa sul nucleare”. Teheran nega: sono bugie

Trump a Graceland, nella residenza di Elvis Presley con una sua chitarra 

 

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Nonostante le smentite iraniane, diverse fonti confermano i contatti indiretti. Gli Usa: “Piano in 15 punti”. Possibile vertice a Islamabad con Vance
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NEW YORK – Il presidente Trump ha rinviato di cinque giorni l’ultimatum per la riapertura dello Stretto di Hormuz, perché sono in corso «conversazioni molto buone e produttive riguardo una completa e totale risoluzione delle ostilità in Medio Oriente». Teheran però smentisce, dicendo che non sono avvenute comunicazioni dirette e il capo della Casa Bianca sta solo cercando di guadagnare tempo, per calmare i mercati mentre prepara operazioni di terra con i marines in arrivo. La verità si dovrebbe sapere entro la fine della settimana, visto che venerdì le navi Uss Tripoli e Uss New Orleans con a bordo circa 2.200 soldati raggiungeranno la regione.

Sabato sera Trump aveva lanciato il suo ultimatum, dicendo che se la Repubblica islamica non avesse riaperto Hormuz nel giro di 48 ore, gli Usa avrebbero bombardato le infrastrutture elettriche, cominciando con la centrale più grande e lasciando il Paese al buio. Ieri mattina ha cambiato strategia, con un messaggio sui social: «Sono lieto …

NEW YORK – Il presidente Trump ha rinviato di cinque giorni l’ultimatum per la riapertura dello Stretto di Hormuz, perché sono in corso «conversazioni molto buone e produttive riguardo una completa e totale risoluzione delle ostilità in Medio Oriente». Teheran però smentisce, dicendo che non sono avvenute comunicazioni dirette e il capo della Casa Bianca sta solo cercando di guadagnare tempo, per calmare i mercati mentre prepara operazioni di terra con i marines in arrivo. La verità si dovrebbe sapere entro la fine della settimana, visto che venerdì le navi Uss Tripoli e Uss New Orleans con a bordo circa 2.200 soldati raggiungeranno la regione.

Sabato sera Trump aveva lanciato il suo ultimatum, dicendo che se la Repubblica islamica non avesse riaperto Hormuz nel giro di 48 ore, gli Usa avrebbero bombardato le infrastrutture elettriche, cominciando con la centrale più grande e lasciando il Paese al buio. Ieri mattina ha cambiato strategia, con un messaggio sui social: «Sono lieto di riferire che gli Usa e l’Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, conversazioni molto buone e produttive riguardo una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente. In base al tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che continueranno per tutta la settimana, ho ordinato al dipartimento della Guerra di posticipare qualsiasi attacco militare contro centrali elettriche iraniane e infrastrutture energetiche per un periodo di cinque giorni, a condizione che si vada il successo degli incontri e delle discussioni in corso».

Poco dopo, parlando con i giornalisti, ha rivelato che i colloqui sono avvenuti domenica con una persona di alto livello, li conducono gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, e potrebbero portare ad un incontro a breve. Ha spiegato che c’è l’accordo su 15 punti, tra cui la rinuncia dell’Iran a costruire armi atomiche, la consegna degli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle manie di Teheran e la riapertura di Hormuz. Il passaggio nello stretto «lo controllerò io insieme agli ayatollah». Quanto al cambio di regime «di fatto è già avvenuto», perché i suoi capi sono stati eliminati e sostituiti. Il presidente non ha rivelato il nome dell’interlocutore, «per evitare che lo uccidano», ma secondo fonti israeliane sarebbe il leader del Parlamento Mohammed Bagher Ghalibaf, e l’incontro potrebbe avvenire entro la fine della settimana a Islamabad. Fonti dello Stato ebraico dicono che Washington avrebbe indicato il 9 aprile come data per chiudere il conflitto.

Gli iraniani però non hanno confermato e Ghalibaf ha smentito i colloqui: «Notizie false vengono utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi, e per uscire dal pantano in cui si sono intrappolati Usa e Israele». Teheran è convinta che sta vincendo, o comunque sta imponendo un prezzo economico e politico insostenibile per Trump, in vista delle elezioni midterm di novembre. Messaggi però - conferano diverse fonti in giornata - sarebbero stati scambiati attraverso Egitto, Turchia e Pakistan, che potrebbe ospitare il prossimo negoziato a Islamabad con Vance.

La macchina militare intanto continua i preparativi per operazioni a terra, che confermano i sospetti iraniani di un bluff. Venerdì le navi della 31st Marine Expeditionary Unit entreranno nella regione di competenza del Central Command, mentre secondo il New York Times il Pentagono valuta se mobilitare i paracadutisti della 82nd Airborne Division, circa 3.000 soldati in grado di arrivare ovunque nel giro di 18 ore. Queste truppe potrebbero servire ad occupare il terminale petrolifero sull’isola di Kharg, le coste usate dagli iraniani per bloccare la navigazione a Hormuz, o magari cercare di sequestrare l’uranio arricchito. Se così fosse sarebbe solo un bluff, per coprire la nuova escalation mirata ad indebolire il regime fino a rovesciarlo.

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