Malcontento in Russia, anche i propagandisti criticano “divieti insensati” e “mancata trasparenza”
di Rosalba CastellettiUna disamina così lucida dello scollamento tra autorità russe e popolazione da uno come Dmitrij Popov, editorialista politico del tabloid filogovernativo Moskovskij Komsomolets, non se l’aspettava nessuno. Eppure, il commentatore solitamente falco stavolta non ha esitato a puntare il dito contro «i funzionari» per la mancata «comunicazione onesta e trasparente» con i loro cittadini.
Ha messo in fila tutto ciò che ultimamente non va ed è giunto a un’amara conclusione: non c’è più alcuna “unità” tra popolo e governo. Si è spezzata il «24 febbraio 2022»: Popov non lo dice, ma è il giorno in cui è iniziato il conflitto in Ucraina. «O ci considerano bambini, troppo ingenui per spiegarci qualcosa e fidarsi di noi oppure non ci considerano degni delle loro spiegazioni», ipotizza Popov. Che però propende per un’altra teoria: «il sistema è diventato così squilibrato che una mano non capisce più cosa stia facendo l’altra (e ce ne sono molte), quindi nessuno è in grado di spiegare che cosa stia …
Una disamina così lucida dello scollamento tra autorità russe e popolazione da uno come Dmitrij Popov, editorialista politico del tabloid filogovernativo Moskovskij Komsomolets, non se l’aspettava nessuno. Eppure, il commentatore solitamente falco stavolta non ha esitato a puntare il dito contro «i funzionari» per la mancata «comunicazione onesta e trasparente» con i loro cittadini.
Ha messo in fila tutto ciò che ultimamente non va ed è giunto a un’amara conclusione: non c’è più alcuna “unità” tra popolo e governo. Si è spezzata il «24 febbraio 2022»: Popov non lo dice, ma è il giorno in cui è iniziato il conflitto in Ucraina. «O ci considerano bambini, troppo ingenui per spiegarci qualcosa e fidarsi di noi oppure non ci considerano degni delle loro spiegazioni», ipotizza Popov. Che però propende per un’altra teoria: «il sistema è diventato così squilibrato che una mano non capisce più cosa stia facendo l’altra (e ce ne sono molte), quindi nessuno è in grado di spiegare che cosa stia succedendo (o ha paura di assumersene la responsabilità)», scrive. E cita diversi casi esemplari.
Il macello di bestiame
Primo, il misterioso macello di bestiame nella regione di Novosibirsk. A febbraio si è parlato di “un’epidemia di pasteurellosi e rabbia”, poi di una oscura “malattia estremamente pericolosa”. Fatto sta che migliaia di animali sono stati messi in quarantena, sequestrati e macellati in massa. Agli allevatori è stato vietato vendere carne e prodotti caseari lasciandoli senza reddito, senza risarcimenti né spiegazioni. «Perché?», si chiede Popov. «Non c’è una risposta chiara. Sembra che qualcuno stia cercando di insabbiare i propri errori, incurante del fatto che i contadini comuni stiano letteralmente finendo i soldi per vivere. Non è forse evidente che la gente percepisce una discrepanza tra ciò che le viene detto e ciò che effettivamente vive? E senza una comunicazione onesta e trasparente con le autorità, giunge a conclusioni poco lusinghiere», commenta Popov.
Il blocco di Internet mobile e i “divieti senza senso”
Secondo: il blocco di Internet mobile a Mosca che hanno precipitato la capitale nel Medioevo digitale. «Nessuno si degna di dare spiegazioni; ognuno punta il dito contro l’altro».Terzo: «il numero di divieti insensati pro capite alle stelle». Popov cita soltanto l’ultima messa al bando, vale a dire la censura di tutte le canzoni che farebbero propaganda dell’uso di droga o di inesistenti movimenti internazionali satanisti e Lgbt. «La mia playlist mi ha appena proposto una vecchia canzone della band Krematorij con il testo: “Mi ritrovo in un vicolo cieco, in un vicolo cieco (bip), seduto su una sedia a sdraio e fumando (bip)”. So che le parole “tossicodipendente” e “spazzatura” sono state censurate. Non so perché. È propaganda? Nessuno lo sa. Ma vietiamola e non diamo spiegazioni». E in tutti questi divieti Popov vede «una tendenza a fomentare gli animi… in linea con gli opuscoli vietati in Russia su come organizzare le “rivoluzioni colorate”».
L’accondiscendenza di Putin per la Ue
Fin qui solo critiche ai “boiardi” e non allo “Zar”. Ma in conclusione del suo editoriale Popov mette a confronto le azioni del presidente russo Vladimir Putin e la risposta dell’Iran ai raid di Usa e Israele. «All’inizio dell’Operazione militare speciale, a Putin fu chiesto perché vendessimo petrolio e gas a Paesi che rifornivano l’Ucraina di armi che uccidevano i nostri soldati e Putin rispose che ne ricavavamo un profitto», l’Iran invece «ha dimostrato, non con minacce verbali, ma con i fatti, di poter raggiungere le capitali europee». Non scrive altro, lascia che siano i lettori di Moskovskij Komsomolets, uno dei quotidiani russi a più alta tiratura, a trarre le loro dovute conclusioni.
Il precedente del blogger Remeslo
Popov non è il solo a lasciar intendere che la misura sia colma. Anche la propagandista e blogger “Zeta” Anastasia Kashevarova lamenta la mancanza di spiegazioni: «Blocchi, interruzioni, la distruzione insensata dell'imprenditoria, il barbaro massacro del bestiame, ingiustizia sociale e nichilismo giuridico. Si sta innalzando un muro di sfiducia e incomprensione tra il popolo e il governo».
La scorsa settimana era stato il blogger pro-Cremlino Ilja Remeslo a lanciarsi in un’invettiva contro Putin e il conflitto in Ucraina. Così insolita che in molti avevano temuto fosse una trappola finché non si è saputo che due giorni dopo è stato internato nell’Ospedale psichiatrico n. 3 di San Pietroburgo, dove venivano internati i dissidenti durante l’era sovietica. Chi osa criticare il comandante-in-capo non può essere che pazzo. Chissà che fine farà Popov.