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Padre Poquillon sul blocco a Pizzaballa:“Vogliono colpire noi cattolici per le critiche alla guerra”

Il cardinale Pizzaballa (reuters)

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Il direttore della École biblique et archéologique française di Gerusalemme: “È possibile che sia stato un modo per fare pressione sulla chiesa proprio mentre negli Usa alcuni gruppi mettono in discussione il conflitto”
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CITTÀ DEL VATICANO – «Sarebbe come impedire al Papa di accedere a San Giovanni in Laterano». Padre Olivier Poquillon, domenicano, è il direttore della École biblique et archéologique française de Jérusalem. «Impedire al Patriarca latino di accedere alla sua cattedrale e impedire di accedervi al Custode di Terra Santa, che ha ricevuto dal Papa la responsabilità dei luoghi santi per i latini, è una completa rottura con tutte le consuetudini, senza alcuna ragione oggettiva in termini di pericolo».

Gli israeliani hanno parlato di ragione di sicurezza

«Al patriarcato, che si trova a poche decine di metri di distanza, il pericolo è lo stesso».

Cosa è accaduto ieri mattina?

«L’accordo prevedeva che il Patriarca, il Custode e un suo collaboratore potessero accedere al Santo Sepolcro per celebrare la messa, che sarebbe stata trasmessa in televisione. La regola attualmente in vigore a Gerusalemme prevede assembramenti di meno di 50 persone con la possibilità di ripararsi. Questa è la regola per…

CITTÀ DEL VATICANO – «Sarebbe come impedire al Papa di accedere a San Giovanni in Laterano». Padre Olivier Poquillon, domenicano, è il direttore della École biblique et archéologique française de Jérusalem. «Impedire al Patriarca latino di accedere alla sua cattedrale e impedire di accedervi al Custode di Terra Santa, che ha ricevuto dal Papa la responsabilità dei luoghi santi per i latini, è una completa rottura con tutte le consuetudini, senza alcuna ragione oggettiva in termini di pericolo».

Gli israeliani hanno parlato di ragione di sicurezza

«Al patriarcato, che si trova a poche decine di metri di distanza, il pericolo è lo stesso».

Cosa è accaduto ieri mattina?

«L’accordo prevedeva che il Patriarca, il Custode e un suo collaboratore potessero accedere al Santo Sepolcro per celebrare la messa, che sarebbe stata trasmessa in televisione. La regola attualmente in vigore a Gerusalemme prevede assembramenti di meno di 50 persone con la possibilità di ripararsi. Questa è la regola per tutti – ebrei, cristiani, musulmani – e per qualsiasi tipo di attività».

Perché allora il divieto?

«Ci si potrebbe chiedere se questa restrizione a esercitare il diritto alla libertà religiosa non sia stata anche un modo per fare pressione sulla Chiesa cattolica, soprattutto in un momento in cui certi gruppi cattolici negli Stati Uniti stanno mettendo in discussione la legittimità di questo conflitto».

Il divieto al Patriarca e al Custode è inedito?

«Persino durante la Guerra del Golfo, o durante il Covid, abbiamo potuto celebrare. È senza precedenti impedire al vescovo locale di entrare nella sua cattedrale e celebrare un rito, previsto dallo status quo, che è uno dei riti principali del calendario liturgico. È come se si impedisse al Papa di entrare a San Giovanni in Laterano per motivi di sicurezza. Ecco perché le persone lo hanno trovato scandaloso. Le prime reazioni critiche che ho sentito venivano dall’interno della comunità israeliana».

È un caso isolato?

«In questo un momento vediamo correnti politiche addestrarsi in modo molto sistematico nei villaggi cristiani della Cisgiordania, in particolare a Taybeh, che viene attaccato quasi quotidianamente dai coloni, e con il supporto delle forze dell’ordine. I patriarchi si sono espressi all’unanimità al riguardo».

Cosa ha pensato delle reazioni arrivate da tutto il mondo?

«Le reazioni internazionali sono state molto significative, soprattutto perché provengono da Paesi e governi non ostili a Israele. Infine il presidente israeliano Herzog ha chiamato il patriarca per esprimere il suo rammarico e il primo ministro Netanyahu ha definito la cosa ingiustificabile, promettendo che ci sarà un incontro per risolvere la questione. Un albero si giudica dai suoi frutti quindi aspetteremo di vedere i fatti».

Che tipo di Pasqua sarà a Gerusalemme?

«In ogni caso sarà triste. La Pasqua ebraica e la Pasqua cristiana sono molto vicine, ma la situazione è deprimente. Ma la Pasqua si celebra di notte. Per noi cristiani, Gesù porta la luce e Dio ci salva. E qui, oggi, abbiamo davvero bisogno di essere salvati».

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