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Nato, il paradosso dell’iter per l’uscita: gli Usa dovrebbero chiederlo a se stessi

Nato, il paradosso dell’iter per l’uscita: gli Usa dovrebbero chiederlo a se stessi
(reuters)

Trump ha minacciato l’addio dopo la mancata partecipazione degli alleati alla guerra in Iran. La decisione, secondo il protocollo, andrebbe comunicata agli stessi Stati Uniti: il che dice quanto fosse inconcepibile per i fondatori che l’America potesse pensare a un simile passo

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LONDRA – Entrare nella Nato non è semplice: ne sanno qualcosa Finlandia e Svezia, gli ultimi ad aderirvi, che hanno dovuto rinviare l’ingresso per oltre un anno in complessi negoziati con il governo turco, poiché basta il veto di uno Stato membro per impedirlo e la Turchia metteva i bastoni di traverso. Uscire dalla Nato è più semplice. Vari Paesi ci hanno pensato nel corso dei tre quarti di secolo dell’Alleanza Atlantica. Ma nessuno è mai andato fino in fondo. Ora diventa un’ipotesi da considerare, dopo la minaccia di Donald Trump di andarsene, accusando i Paesi europei di non avere partecipato alla guerra contro l’Iran e dunque di non meritare più la protezione dell’America. Paradossalmente Trump dovrebbe comunicare a sé stesso il desiderio di uscire dalla Nato. E teoricamente non potrebbe farlo senza l’autorizzazione del Congresso. Ecco come il North Atlantic Treaty Organization regola una simile possibilità e quali sono i precedenti.

L’articolo 13

Il procedimento formale per uscire dalla Nato è regolato dall’articolo 13 del Trattato, che afferma: “Ogni Paese può cessare di essere membro un anno dopo che la sua notifica di denuncia sia stata depositata presso il governo degli Stati Uniti d’America, che informerà i governi delle altre parti del deposito di tale denuncia”. La decisione va comunicata agli Stati Uniti in quanto membro fondatore dell’Alleanza Atlantica e, si sottintende, quale sua maggiore potenza militare: il che dice quanto fosse inconcepibile per i Paesi fondatori l’idea che l’America potesse uscire dalla Nato. I fondatori non potevano immaginare che un giorno fosse proprio l’America a desiderare di uscirne.

L’unica condizione è che siano trascorsi vent’anni dall’entrata in vigore del Trattato: poiché fu firmato nel 1949, dal 1969 in poi esiste la possibilità di “denunciarlo”, ovvero di prenderne le distanze e lasciare l’Alleanza. In sostanza, oggi qualunque stato membro che vuole uscire dalla Nato deve soltanto comunicarlo agli Usa: un anno dopo è fuori dall’Alleanza. Il paradosso è che, se Trump desse seguito alle proprie parole, dovrebbe comunicare al proprio governo la decisione e nel giro di dodici mesi questa diventerebbe realtà.

Il divieto del Congresso

Nel 2023, durante la presidenza di Joe Biden, il Congresso americano (Camera e Senato) ha approvato una legge denominata National Defense Authorization Act che proibisce al presidente di ritirarsi unilateralmente dalla Nato senza l’approvazione di due terzi del Senato o una delibera specifica del parlamento. La legge fu introdotta proprio in risposta alle dichiarazioni sulla Nato fatte da Trump durante la campagna per la Casa Bianca, che già contenevano critiche all’Alleanza e minacce di lasciarla se fosse stato eletto.

Non è chiaro, tuttavia, se il provvedimento potrebbe impedire legalmente a Trump di ritirarsi dalla Nato: il capo della Casa Bianca avrebbe la possibilità di invocare i poteri speciali che la costituzione gli assegna in materia di politica estera. È probabile che la questione finirebbe davanti alla Corte Suprema. In un sondaggio nel 2019, in occasione del 70esimo anniversario della Nato, il 77 per cento degli americani giudicava una buona cosa che gli Stati Uniti fossero membri dell’Alleanza.

I precedenti

Nel corso del tempo vari partiti, dai Verdi ai Nazionalisti passando per Socialisti e Comunisti, si sono schierati per il ritiro dalla Nato in vari Paesi, dalla Bulgaria al Canada, dall’Islanda all’Olanda, dalla Turchia alla Danimarca, ma i loro governi non hanno mai considerato seriamente di avviare la procedura prevista dall’articolo 13. Nel 1974 la Grecia si è ritirata dal Comando Militare della Nato durante la guerra civile contro la Turchia a Cipro, minacciando successivamente di abbandonare del tutto l’Alleanza, ma non lo ha poi fatto.

Nel 1966, per il deterioramento delle relazioni fra Parigi e Washington in seguito al rifiuto della Francia di integrare le proprie armi nucleari con quelle della Nato e di accettare qualsiasi forma di controllo militare sul proprio esercito, anche l’allora presidente francese Charles De Gaulle abbassò il livello di partecipazione del proprio Paese all’Alleanza, uscendo dal Comando Militare Nato per perseguire opzioni difensive più indipendenti. Ciononostante, De Gaulle affermò che la Francia sarebbe rimasta nell’Alleanza “a meno di cambiamenti fondamentali nelle relazioni fra est e ovest” in Europa. A causa della decisione di De Gaulle, più di 30 basi della Nato in Francia, composte da forze americane, furono evacuate, con il trasferimento di 27 mila militari, e il quartier generale della Nato venne spostato dalla Francia al Belgio. Ma nel 2009 il presidente Nicolas Sarkozy ha annunciato, con il sostegno del parlamento, il rientro della Francia nel Comando Militare della Nato.

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